Nancy Varian Berberick.
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GLI EROI DI DRAGONLANCE Volume 2.
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LA LEGGENDA DELLA STORMBLADE.
Parte 2.
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Titolo originale: Stormblade.
Traduzione di: Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli.
Armenia Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo diciottesimo.

Il basso soffitto della caverna cominci a innalzarsi dopo che Lavim ebbe percorso pochi passi oltre l'ingresso. L'umidit del fiume traeva riflessi dalle pareti di roccia, impastando in una fanghiglia la polvere sulla liscia superficie di pietra. La fioca luce che filtrava dal nascondiglio delle armi dei ranger contribuiva assai poco a illuminare l'interno di questa nuova cavit e serviva soltanto a proiettare ombre confuse. Poi, Lavim sent alle sue spalle Tyorl e Kelida che s'inoltravano cautamente in quell'oscurit.
Piper, bisbigli Lavim, quando qualcosa che sembrava un ragno con troppe zampe saltell sui suoi stivali. Non potresti mica fare una piccola magia da dove adesso ti trovi, e darmi un po' di luce? Quello pareva proprio un ragno, ma io non ne sono del tutto sicuro, e...
No, non posso. Non perdere tempo a incespicare nel buio e a perderti. Stai con Tyorl.
Oh, non preoccuparti. Io non mi perdo mai. Trovo soltanto nuovi posti dove andare. Io... uhmmm, chiss cosa c' laggi?
Terriccio, Lavim. Adesso, Tyorl e Kelida ti stanno sopravanzando.
Uh-uh. Mille grazie per avermelo detto. Li raggiungo.
Il kender aveva intenzione di farlo... fra un momento. Anche se non poteva vedere molto bene, Lavim aveva pur sempre le sue mani e la sua curiosit. Aveva detto a Tyorl che quelle erano caverne
di banditi, e nel convincere l'elfo che era proprio cos, aveva finito per convincere anche se stesso.
Aggir un cumulo di pietrisco, gir a tentoni intorno a una piccola cavit, usc subito da essa quando non trov niente d'interessante, e s'infil in un'altra. Con un suono simile a un vento incessante fra le cime degli alberi, la parete pi lontana cominci a frusciare.
Piper, guarda! Credo che quella parete laggi si stia muovendo!
Pipistrelli, lo ammon Piper. Esci di l, Lavim!
Pipistrelli? E allora? io non ho paura dei...
Sono loro che hanno paura di te, e quando si metteranno a volare, avvertiranno tutti quelli che si trovano qui in giro che sei qui. Esci!
Lavim sospir. Suppose che Piper avesse ragione. Sgusci fuori da quella cavit, muovendosi in silenzio come soltanto un kender sapeva fare.
Procedendo verso est, seguendo gli odori del fiume, Lavim cambi direzione, soltanto un pochino, per introdursi dentro un angolo coperto di ragnatele.
Piper, che quand'era vivo aveva sempre considerato se stesso
il pi paziente degli uomini, adesso perse la pazienza per la quarta volta in un quarto d'ora.
Lavim, muoviti!
Lavim frug fra i detriti e la polvere di quell'alcova naturale. Tyorl e Kelida gli erano passati accanto un momento prima,-ma era certo che sarebbe riuscito a raggiungerli di
nuovo. Tutto quello che doveva fare era seguire l'odore del fiume e la lieve eco dei loro respiri.
Hai detto che erano banditi delle caverne. Anche se pens, proprio mentre pronunciava queste parole, che Piper poteva essersi sbagliato. Quell'angolo fittamente velato dalle ragnatele non conteneva nulla, salvo una manciata di pietre. Neppure un mucchietto scompaginato di vecchie ossa.
Cosa speravi di trovare... uno scheletro? E sei stato tu a dire che queste erano caverne usate dai banditi, non io.
Lavim esal un greve sospiro. Non era affatto certo che gli piacesse avere qualcuno dentro la sua testa che gli leggeva ogni singolo pensiero. No, Piper, penso proprio che sei stato tu a dire che queste erano...
Dannazione, Lavim!
Non soltanto uno spettro, pens Lavim, acido, ma anche uno
spettro permaloso che, in quanto a lasciargli finire una frase, era deprimente almeno quanto lo erano Tyorl e Stanach.
S, permaloso! Quando comincerai una frase che abbia senso, allora potrai anche...
L'urlo trafisse l'oscurit come un brivido, un'eco spaventosa di disperazione e di dolore. Proprio il tipo d'urlo che uno spettro avrebbe dovuto produrre, pens Lavim. Tutte le speranze che aveva nutrito di riuscire a trovare il tesoro dei banditi svanirono, quando il kender ricord all'improvviso perch si trovava l.
Stanach? bisbigli. Sent, a una certa distanza davanti a lui, il rantolo di Kelida, e una parola mormorata sommessamente da Tyorl.
S, Stanach, Lavim. Rimani qui un momento.
Ma mi avevi detto di raggiungerli, Piper. Ora, come posso capire quello che vuoi che io faccia, se neppure tu...
Rimani qui, e aspetta!
S, ma...
Tira fuori il mio flauto.
Lavim sogghign. S, quella era una cosa che era felicissimo di fare! Anche se gli pareva un po' strano mettersi a suonar musica, proprio adesso che Stanach aveva urgente bisogno del suo aiuto. Affond la mano nella tasca, tir fuori il flauto, e lo port alle labbra.
No! tuon Piper. Non ancora! Mettilo gi e ascolta con molta attenzione.
Riluttante, Lavim abbass il flauto.
Bene, adesso fai esattamente quello che ti dico, Lavim. Gli di sanno se non devo essere mezzo matto, ma se ascolterai, e con molta attenzione, e farai proprio quello che ti dico...
Un secondo urlo, simile a un'orrenda risata, lacer l'aria della caverna.
Adesso, ascolta. Il flauto sa che io sono vicino... no, non cominciare a far domande! Percepisce la mia mente, il mio spirito, anzi, credo sia la parola migliore, eh? Prester la sua magia ai miei bisogni. Tira un profondo respiro... no, pi profondo. S, ecco, cos va bene. Il flauto suoner il ritornello, e il ritornello  la magia, ma tu dovrai fornire l'aria e l'intenzione.
S, pens Lavim (poich non ce la faceva proprio a parlare mentre tratteneva il fiato). E cos' che intendo? Posso evocare dei mostri? Diventer invisibile? Trasformer in fiamme tutte le frecce di Tyorl?
Niente di tutto questo, adesso, Lavim, disse Piper in tono severo. Ecco cosa intenderai, e soltanto questo.
Lavim sent che Piper sorrideva, e poich il mago pareva tanto di buon umore, decise sull'istante di tentare una sua ideuzza.
La galleria dal soffitto basso e dalle pareti strette che collegava la caverna della foresta con quella che si apriva sul fiume conserv l'eco delle urla per parecchi istanti. Tyorl fu colto da un brivido e lanci un'occhiata a Kelida, alle sue spalle. La ragazza si trovava dove lui le aveva detto di restare, in mezzo alla ragnatela di ombre e di tenebra, nel punto in cui la galleria s'incurvava a sinistra, verso la direzione da cui erano venuti. Con gli occhi luminosi nella tenebra, la bocca ridotta a una linea dura e decisa, Kelida strinse il pugnale con mano ferma e salda, cos come le aveva insegnato Lavim.
La galleria puzzava di terra muffosa, e una pozza d'acqua stagnante, maleodorante, era raccolta al centro del pavimento. I detriti e il fango apparivano quasi indisturbati, salvo per una o due impronte. Se i Theiwar avevano esplorato quel corridoio, o la caverna pi oltre, era probabile che fossero stati dissuasi dal proceder oltre dalla parete in apparenza insormontabile che bloccava il fondo della caverna nella foresta. Tyorl si chiese fugacemente come Lavim avesse fatto a scoprire l'ingresso.
Gi, ma un kender sarebbe stato capace di trovare la strada per entrare nella borsa di un taccagno, se avesse voluto. Non c'era motivo perch una parete di solida roccia potesse fermarlo.
Le carcasse mezze marce del pesce arenato sulla spiaggia, che erano state trascinate dentro la galleria da un'alta marea ingrossata dalle piogge durante una tempesta, baluginavano della strana e sinistra luce della putrefazione. Tyorl, con la schiena rivolta alla parete, costeggi l'acqua facendo attenzione a non provocare neppure il pi lieve sciabordio.
Un secondo urlo, un terribile ruggito che giungeva dal profondo di una gola, fece contrarre i muscoli dello stomaco di Tyorl, causandogli un attacco di nausea. L'elfo, sotto la copertura dell'eco, avanz a poco a poco fino a quando non ebbe raggiunto l'ingresso della caverna sul fiume. Lo stretto accesso, ampio appena a sufficienza da permettere a Tyorl di passare di sghembo, era bloccato da un nano ammantato e incappucciato che se ne stava con la schiena rivolta al ranger.
Il nano cambi posizione, si mosse di lato e in avanti, e Tyorl
chiuse gli occhi. Non aveva visto molto, soltanto un braccio e una mano.
Tyorl fremette in preda a una gelida rabbia. Ogni dito della mano era rotto e contorto. La sua mano si strinse intorno all'elsa del pugnale. Il nano incappucciato era a distanza di tiro, e Tyorl si prepar a sorridere, quando avesse udito la lama del suo pugnale conficcarsi fra le costole di quella creatura. Ma, prima che riuscisse a muoversi, la musica di un flauto, resa cupa dal rimbalzare degli echi, aleggi attraverso la galleria. Da un punto alle sue spalle.
No! Per gli di, no! Il kender ha il flauto del mago!
Il Theiwar si gir di scatto. Aveva un occhio solo, pieno di odio e di amore per la morte. Ringhi un'imprecazione quando vide Tyorl. Le sue mani brancicarono l'aria fredda e umida della caverna, e presero improvvisamente il volo a quella magica danza alata. Tyorl ebbe appena il tempo di vedere le mani del Theiwar titubare, come due uccelli trafitti dalle frecce, prima che le sue stesse ginocchia lo tradissero.
In fondo alla galleria Kelida url, ma il suo urlo fu subito lacerato da suoni soffocati e conati di vomito.
La musica, un'arietta allegra e perversa, aleggiava verso l'elfo su correnti che trasportavano gli odori pi immondi che avesse mai sentito. Il fetore dei letamai che nessuno si era mai curato di pulire per moltissimi anni, di uova marce, di ratti morti sotto il pavimento di una taverna, e di vegetazione putrescente che stava diventando una melma densa e unta, riempiva la galleria. Tyorl cadde in ginocchio, impotente a fare qualsiasi cosa se non stringersi le braccia intorno al ventre, e chiudere in una morsa i denti per vincere il travolgente bisogno di vomitare.
Dall'interno della caverna del fiume, e ancor pi lontano, dal suo esterno, giungevano suoni strangolati, e di straziante sofferenza. Una voce, che poteva essere soltanto quella di Lavim, echeggi alle spalle dell'elfo in una risata sorda e tonante. Un paio di piccole mani batterono sulla schiena dell'elfo e lo tirarono per le braccia.
Tyorl! Ha un odore orrendo, vero? Tutti stanno vomitando tutto quello che hanno mangiato durante la scorsa settimana! Non  fantastico? Ehi, Tyorl, alzati! Per favore, Tyorl! Dovresti correre l dentro, soccorrere Stanach e sbarazzarti di quei come si chiamano, mentre stanno tutti... uh, Tyorl?
Kender, Tyorl disse, in un flebile rantolo, giuro su ogni dio che esiste che io ti... Colto da un nuovo, lacerante crampo allo stomaco, si pieg in due e seppe, d'un tratto, che sforzarsi di parlare era stata la cosa sbagliata. Termin le sue sanguinose minacce in mezzo a un caos di gemiti e di strangolamenti. E quando fu nuovamente in grado di sollevare lo sguardo, Lavim se n'era andato.
Lo uccider, si disse, convinto, mentre si puliva la bocca con il dorso della mano. Si alz in piedi barcollando, appoggi la schiena alla parete, e cerc di non respirare... Squarter quel maledetto kender dal collo fino alle budella, e lo uccider...
Una mano, che ancora tremava a causa dell'improvviso e violento attacco di nausea, afferr Tyorl per il braccio. Kelida, stordita e con le ginocchia deboli, si appoggi all'elfo. Rabbrividendo, bisbigli: Stai bene?
S. Tyorl sollev il mento della ragazza. Poi, sorpreso dal proprio gesto, lasci ricadere la mano e la scost con delicatezza da s. E tu?
Lei scroll le spalle e riusc ad esibire un pallido sorriso. Quei perniciosi odori cominciarono ad aleggiare in direzione del fiume, trascinati via con riluttanza da brezze fredde e umide. Tyorl, cos' successo? Cos' questo orribile odore?
Quel dannato kender ha il flauto del mago! Hai visto dov' andato?
Kelida si guard rapidamente intorno, poi scosse la testa. Quelle grida... Il suo volto era bianco. Stanach.
All'interno della caverna del fiume i rumori aspri e amari del vomito e del soffocamento erano cessati. La risata di Lavim si lev, poi s'interruppe con sinistra repentinit. Tyorl entr nella caverna, seguito subito da Kelida.
Il rinfrescante vento della notte stava spazzando via le ultime tracce dell'incantesimo maleodorante di Lavim. Tyorl tir un respiro esitante, e poi un altro. Quella dolorosa nausea lo lasci. Guard la caverna intorno a s, e vide Stanach che giaceva fra le ombre a ridosso del muro. Kelida gli sgusci davanti e corse verso il nano.
I sicari di Realgar giacevano sul pavimento di pietra: non si sarebbero risollevati mai pi. Il cranio di due di loro era frantumato e la pietra che li aveva uccisi giaceva accanto al piede di Tyorl, intrisa di sangue e di materia cerebrale. Il terzo era stato ucciso da un pugnale che gli spuntava tra le costole. Tyorl controll rapidamente l'esterno della caverna e vide un altro nano che giaceva molto pi in l, accanto al fiume, disteso per met nell'acqua e per met fuori.
Lavim, disse Tyorl, con voce divenuta sommessa per lo stupore, li hai uccisi tutti?
Lavim, rannicchiato fra le ombre pi scure della caverna ormai colmata dalla notte, si guard intorno. Vorrei averlo fatto! Uno di loro  scappato. Tyorl, era il mio preferito... o meglio, era quello che volevo uccidere pi di ogni altro. Immagino che avrei dovuto aspettare il tuo arrivo, ma tu sembravi avere qualche temporanea difficolt, cos...
Stanach!
Kelida, con un piccolo sospiro di piet sulle labbra, si lasci cadere sulle ginocchia e appoggi le dita leggere ed esitanti sulla gola di Stanach. Alz lo sguardo su Tyorl, annuendo: aveva trovato un debole battito vitale.
Tyorl si sent stringere lo stomaco alla vista di ci che la debole luce delle stelle gli mostrava. Il sangue e lo sporco incrostavano la barba nera del nano. Il segno di un coltello gli solcava il viso dall'occhio al mento. Ma pi d'ogni altra cosa, fu il rottame a cui era ridotta la mano destra di Stanach a nausearlo.
Se era stato addestrato nell'arte della guerra, Tyorl era stato anche addestrato in altre cose. La mano di un artigiano, gli aveva detto qualcuno, un giorno,  sacra. Senza di essa non vi  nessun ponte fra ci che immagina e ci che alla fine pu creare. Il ponte di Stanach giaceva l accanto, ridotto a un relitto contorto.
Un gemito sommesso e gorgogliante, denso di dolore, sorprese Tyorl. Stanach, con gli occhi neri maculati di azzurro, appiattiti e smorti, guardava Kelida. Quando Stanach parl, la sua voce era soltanto un flebile bisbiglio.
Non... non sento la mia mano.
Un barlume di panico ruppe l'opacit dei suoi occhi. Si spost un po', l dov'era disteso, e cerc di muovere le dita. Quando neppure il suo dito mignolo accenn a reagire, Stanach chiuse di nuovo gli occhi.
 l? Sento il braccio, ma non la mano.
Kelida cerc di parlare, ma non trov parole. Gli accarezz con delicatezza la testa, gli scost dalla fronte i ciuffi di capelli incrostati di sangue. Tyorl, con una stretta al cuore, colse un luccichio di lacrime sulle sue guance.
Con una voce stranamente impastata, Lavim disse: Ehi, giovane Stanach, la tua mano  qui.
Non... non la sento.
Per amore di Stanach, Tyorl riusc a esibire un sorriso truffaldino e si lasci cadere su un ginocchio accanto a lui. Puoi ringraziare qualche divinit di non sentirla, in questo momento, ma la tua mano si trova l, Stanach. L'elfo prov una fitta raggelante al cuore. S, assai meglio per te se non riesci a sentirla, ripet dentro di s. Ad alta voce si limit ad aggiungere: Adesso, riposa tranquillo.
Il respiro fremette nel petto di Stanach. Piper. Hanno ucciso Piper. Vogliono... Stormblade.
Tyorl vide la comprensione incupire gli occhi di Kelida. S, Hauk... lei spera che tu sia ancora vivo. Ragazzo, io spero che tu sia morto. Hanno avuto soltanto poche ore a disposizione con il nano, ma una settimana e anche di pi con te. Dio, spero proprio che tu sia morto!
Kelida abbass la mano su Stormblade che le pendeva dal fianco, e poi l'allontan di scatto, come se le sue dita fossero state bruciate. Sapeva che in quel momento lei sarebbe stata gi morta, se Stanach non fosse riuscito in qualche modo a mantenere il silenzio durante la straziante distruzione della sua mano.
No, mormor. Oh, Stanach, no!
Com' possibile sopportare questo fardello? Sapere che si  vivi soltanto perch altri hanno sofferto e stanno morendo? Tyorl scosse la testa...
Si lacera il proprio mantello per farne delle bende, si raffredda quel fuoco insopportabile con l'acqua della propria borraccia... Osservando le mani delicate di Kelida, ascoltando le sue sommesse parole di conforto mentre ripuliva il volto di Stanach, Tyorl si rese conto di essersi innamorato di Kelida con la stessa certezza con cui lei si era innamorata di Hauk.
No, pens, no. Sono stanco, sono ancora mezzo nauseato, e non so ancora dove mai potremo andare. Sono... s, sono tante cose, ma non sono innamorato di una cameriera, e per giunta di una cameriera umana. No, e non di una donna che ama Hauk.
Tyorl dette di gomito a Lavim e s'incammin lentamente verso l'imboccatura della caverna. Aveva bisogno di aria fresca, per liberare i polmoni e la testa. Il kender si alz e lo segu all'aperto.
Lavim, hai detto che uno di loro  scappato?
Lavim annu. Era troppo veloce, quel lazzarone di nano dei burroni con un occhio solo... Lanci un'occhiata dietro le spalle, vide Kelida e scroll la testa. Una bella fortuna, per lui. Inoltre, avevo fin troppo da fare con gli altri.
S. Devi aver avuto parecchio da fare. Tyorl guard il fiume, pi a valle. E quello?
Uh...  morto anche lui. E se non lo , ci assomiglia molto, comunque.
Lo vedo. Hai avuto molto da fare, per un minuto o due.
Oh, s, davvero impegnato, Tyorl. Non avevo molto tempo, ma ti ho mai raccontato che razza di buon combattente delle caverne io sono, a meno che il nemico non sia in numero troppo soverchiante e le mie mani siano stanche, e abbia perso il pugnale, e...
Dov' il flauto?
Lavim studi il cielo notturno. Uhm, il flauto?
Il flauto del mago. L'elfo tese la mano verso di lui. Dammelo. Ed  inutile che adesso sprechi il tuo fiato per dirmi che non ce l'hai.
Ma, Tyorl, io non... uh, credo di averlo perso l dietro in quella caverna. Lavim affond le mani nelle profonde tasche del suo vecchio pastrano nero, rovist in un paio di borse, e perfino si tast tutto, dall'alto al basso, con occhi perplessi e innocenti per tutto il tempo. Io, uhm, devo averlo perso da qualche parte l dentro. Quell'incantesimo della puzza era pi spaventoso di quanto avessi pensato e, be', a dire la verit, in un certo senso mi ha sorpreso. Tu no? Avevi l'aria molto sorpresa quando ti ho raggiunto. Eri un po' verdastro, Tyorl. Non troppo verde, capisci, ma in un certo senso... s. Intorno ai bordi, per cos dire.
Intorno ai bordi! Tyorl non aveva nessun dubbio di essere stato verde come il pane ammuffito. Adesso non voleva mettersi a discutere di quella faccenda, o anche soltanto pensarci. Sapeva che avrebbe dovuto far saltar fuori, comunque, il flauto, ma quel nano, laggi accanto al fiume, aveva qualcosa che stuzzicava la sua curiosit.
Trovalo, Lavim, e portamelo subito.
Bene, sicuro, certamente, ma non saprei dove cercarlo.
Cercalo nella caverna!
Oh, bene, nella caverna... Quale?
Tyorl non sent il resto della domanda mentre si allontanava a grandi passi dall'imboccatura della caverna. C'era qualcosa di strano nel modo in cui quel nano giaceva disteso sulla sponda; le braccia spalancate e le mani immobili che artigliavano l'aria facevano pensare a Tyorl che non fosse morto a causa della frattura del cranio o per un colpo di pugnale fra le costole, e che non fosse stato affatto ucciso dal kender.
Stanach bramava i crinali spazzati dal vento sopra Thorbardin.
Voleva la pace. I suoi sogni erano pieni dell'interminabile ricerca della sensazione dell'antica pietra contro la sua schiena, l'odore glaciale dell'autunno dorato. Anelava di esser lambito dalla luce senza calore delle stelle, dagli spruzzi dorati della luce di Solinari sulla prima neve, e dal bagliore di Lunitari, che bordava di rosso i dirupi e le vette.
Non trov niente di tutto questo nei suoi sogni febbrili, e neppure nei brevi istanti in cui era sveglio. L'unica cosa che aveva era il dolore.
Il dolore, ecco di che cosa era fatto. Non ossa e carne, non sangue e respiro. Ogni volta che cercava di arrampicarsi fino al cielo, il dolore si drizzava, un demone sogghignante con gli occhi folli di Wulfen, a bloccargli la strada. Non poteva raggiungere la luce dorata del sole, la notte di diamante, il crepuscolo di zaffiro. Era smarrito nel buio, e ascoltava il pianto dell'umidore gi per la nera parete di pietra. Quando gridava, nessuno lo sentiva e non gli veniva portata nessuna luce. Era solo, senza nessuna strada per tornare indietro, senza nessun sentiero che conducesse a Thorbardin sotto la montagna.
Lavim torn alla caverna del fiume. Mentre faceva questo, affond la mano nella tasca e tocc il liscio legno di ciliegio del flauto. Rimase quasi sorpreso nel trovarlo. Lavim non si considerava un mentitore, o anche soltanto un temporeggiatore. Quello che aveva detto a Tyorl, l'aveva completamente creduto. Nel momento in cui l'aveva detto.
Drizz la testa, per ascoltare il commento di Piper. A quanto pareva, quel mago aveva sempre qualcosa da ridire su quello che lui stava pensando.
Ma adesso Piper non aveva niente da dire.
Piper? pens. Piper?
Niente.
Lavim s'inginocchi accanto a Kelida. S'immagin che Piper potesse essere un pochettino seccato per quella sua improvvisazione.
Be', si disse, non pareva che il flauto se la fosse presa.
In apparenza, aveva suonato esattamente la melodia necessaria per produrre quello che Lavim aveva finito per considerare come l'incantesimo della puzza.
Ed era stato proprio un piccolo incantesimo assai carino, pens, a beneficio del mago silenzioso.
Kelida aveva ripulito dal sangue e dallo sporco la faccia di
Stanach, come pure il taglio causato dal pugnale, e aveva coperto il nano con il suo mantello. Con una mano gli stava sollevando con cautela la testa, e con l'altra gli teneva sollevata la borraccia alle labbra. Poich Stanach non inghiottiva, Lavim si sporse in avanti e gli accarezz i lati della gola con le sue vecchie mani nodose. Il nano inghiott una volta, e poi di nuovo, anche se non apr mai gli occhi.
Talvolta questo serve, disse Lavim. Guard Kelida e scosse la testa. Povero Stanach.
La ragazza appariva sciupata ed esausta. Si scost dal viso le ciocche sparse dei capelli rossi con un gesto assente. Noi... dovremmo far qualcosa per le sue dita, Lavim, ma non... ma non... Si arrest, incapace di trovare le parole per esprimere la sua riluttanza a interferire con quella mano gonfia e distrutta.
Come se avesse percepito i suoi sentimenti, Lavim esal un lungo sospiro, e poi un altro. Hai paura di far qualcosa che peggiori le cose?
S, questo, lei bisbigli. E... oh, Lavim, qualunque cosa
io faccia, finir per fargli talmente male!
 un peccato che non abbiamo qui almeno un po' di spirito dei nani. Ho sentito dire che, se hai abbastanza di quella roba in corpo, con tutta probabilit non sentiresti neppure un albero, se dovesse cadrti addosso. Ma non l'abbiamo, perci sar meglio che tu faccia quello che devi fare prima che si svegli. Non credo davvero che voglia starti a guardare mentre gli raddrizzi e gli fasci quelle dita. Lavim scosse la testa. A dire il vero, non credo di volerti stare a guardare neppure io.
Lavim, vuoi aiutarmi?
Era l'ultima cosa al mondo che Lavim avrebbe voluto fare. Il suo stomaco si trasform in un unico ammasso di marmellata quando ci pens.
Kelida, non credo proprio che... insomma, voglio dire, io non sono molto bravo in questo genere di cose, e...
Aiutala, Lavim.
Oh, ma io non credo di...
Tieni la sua mano all'altezza del polso e raddrizza le dita mentre lei le fascia.
Adesso, lo stomaco di Lavim stava reagendo sul serio. I resti dell'incantesimo della puzza, si disse, e scelse di non ricordare che lui, come lanciatore dell'incantesimo, non era stato affatto toccato da quei fetori.
No, Piper, replic in silenzio, non credo di volerlo fare.
La voce di Piper fu gentile ma ferma dentro la sua testa:
Lavim, non potr mai pi servirsi di quella mano. Ma puoi aiutare Kelida ad alleviargli il dolore.
D'accordo, bisbigli Lavim.
Qualcosa stava divorando la mano di Stanach. Gli rosicchi un dito, gli mastic la carne, sput fuori l'osso, e pass al dito successivo. Senza voce, e circondato da voci cavernose che avrebbero dovuto essergli familiari, ma non lo erano, cerc di gridare, ma non ci riusc.
Tre!
(Due o sette...)
Quattro!
(Uno o sei...)
Reorx! Ti prego! Concedimi la grazia, oppure stordiscimi!
Il fuoco correva lungo gli orli del pugnale di Wulfen; l'acciaio della sua lama faceva rimbalzare la paura intorno alle pareti fredde e umide della caverna, nell'identico modo in cui gli echi del dolore e dei pensieri vecchi ed esausti echeggiavano intorno alla mente di Stanach.
Dov' Stormblade?
Frammenti di crepuscolo e una stella di mezzanotte.
Lyt chwaer.
Adesso, ancora uno, Stanach.
Stanach sent un urlo lontano. Debole e molto sottile, fece rabbrividire l'oscurit che lo circondava.
Cinque!
Riposa tranquillo, giovane Stanach, disse il dio, con la voce di un vecchio kender. Riposa tranquillo.
Stanach sospir quando il vento freddo e pulito delle montagne gli asciug il sudore e squarci le voci echeggianti, ossessive, squarciandole come avrebbe fatto col fumo.


Capitolo diciannovesimo.

Tyorl calpest il fango ghiacciato mentre costeggiava il fiume. Il vento che si riverberava sull'acqua soffiava gelido dalle montagne d'oriente. All'elfo parve di percepire l'odore della neve. L'istinto gli diceva che malgrado mancassero ancora molte ore all'alba, e fosse indispensabile, per loro, allontanarsi il pi presto possibile da quel luogo sventurato, quello che adesso era necessario era un fuoco, qualcosa da mangiare e una possibilit per Stanach di recuperare tutte le energie possibili prima che quella notte finisse.
L'istinto l'avrebbe spinto a far alzare in piedi Stanach in qualche modo. Il Theiwar con un occhio solo poteva ancora essere l intorno, in qualche punto imprecisato. Malgrado fosse solo, era quello che i nani chiamavano un derro. Tyorl aveva passato abbastanza tempo ai confini di Thorbardin, da imparare un discreto numero di parole dei nani. Sapeva cosa voleva dire derro! Mezzo pazzo, e in apparenza capace di alimentarsi soltanto di odio. Quel Theiwar era un mago, e per giunta pericoloso.
Tyorl scalci un sassolino nell'acqua e subito si rincrebbe, nell'istante in cui ud il tonfo. Un comportamento infantile come questo pu farci finire uccisi prima dell'alba, pens. Un comportamento infantile come quello... e l'imprevisto cambiamento dei suoi sentimenti nei confronti di Kelida. L, nella galleria, era rimasto indietro per lei, perch era preoccupato per lei. A Lavim avrebbe fatto comodo il suo
aiuto, e, se lui fosse stato l per aiutarlo, adesso il Theiwar non sarebbe stato pi un problema: sarebbe stato morto.
Maledizione! Quella donna non sta attraversando la foresta, nettendo a repentaglio la vita, perch Hauk  importante per te! Ma perch Hauk  importante per lei. Hauk  uscito da Tenny's senza la spada e con il cuore della cameriera. Lo sapeva?
Tyorl scosse la testa. Non credeva davvero che, in quel
momento, Hauk fosse ancora vivo per saperlo. Per il bene del suo amico, sperava che non lo fosse.
L'elfo digrign i denti, imprecando, e si precipit avanti di corsa. Il Theiwar morto giaceva subito prima della curva del fiume.
Una freccia sporgeva dal petto del nano. Quattro sottili sirice azzurre contrassegnavano l'asta, un pollice sopra della cocca. Tyorl conosceva assai bene quel segno, e ancora meglio l'aletta grigia e le piume di gallo nero. Finn!
Lanci rapide occhiate tutt'intorno. Il fiume, mai silenzioso, correva mormorando alla sua sinistra. Le ombre nere e gli alberi ancora pi neri della foresta coronavano l'altura alla sua destra. Tyorl estrasse la freccia dal petto del nano, e si drizz, lanciando
il keee-yeeer! acuto del falco rosso, e facendolo echeggiare contro il compatto muro d'alberi della foresta. C'era soltanto una risposta a quel grido, il canto stridulo del tordo che si levava alto nel cielo. Tyorl l'ud quasi subito, e rise a voce alta per il puro sollievo.
Finn, alto e sottile, si profil sulla cresta dell'altura, fra due alberi. Tyorl non vide il suo sorriso, ma lo sent nella sua domanda.
Dove sei stato, elfo?
Ti stavo cercando, signore, e speravo appunto che tu mi trovassi. Tir un calcio al corpo che giaceva accanto ai suoi piedi. Hai visto un altro di questi qui intorno?
Soltanto questo. Ha alzato troppo in fretta quell'arco, quando mi ha visto. Non mi ha dato il tempo di chiedergli se ce n'erano altri.
Finn lasci l'altura e discese di corsa il pendio. Altre due ombre, buie come la notte, lasciarono la foresta e lo seguirono. Lehr sopravanz il signore dei ranger, e Kembal, suo fratello si tenne alle sue spalle.
Lehr, con gli occhi scuri che brillavano della luce di un sorriso, i capelli neri e ispidi scarmigliati dal vento gelido, batt la mano sulla spalla di Tyorl in segno di saluto. Dov' Hauk? Mi deve
tre pezzi d'oro, o dodici d'acciaio, da una settimana e anche pi. Ho pensato che vi foste messi a strascicare i piedi per non tornare, perch lui non era riuscito a guadagnarseli in citt.
Tyorl scosse la testa, la vivacit scomparve da quella riunione. Non  qui, Lehr. Indic con un gesto la caverna sul fiume, alle sue spalle. Kem, c' bisogno di te, l dentro. Vacci con le mani sullo zaino. Troverai un kender che sostiene di aver ucciso quattro nani.
Tyorl lanci un'occhiata alla freccia che stringeva ancora in pugno. So che ne ha uccisi tre. Tre o quattro, prosegu. Ma adesso  probabile che si sia annoiato di sentirsi orgoglioso di se stesso, e si stia guardando intorno alla ricerca di qualche guaio in cui cacciarsi.
Lehr scoppi a ridere, ma suo fratello si limit ad annuire in silenzio e si diresse a grandi passi verso la caverna.
Vai con lui, Lehr, gli disse Finn, con calma. Quando furono soli, il comandante dei ranger accett la freccia che Tyorl gli restituiva, e controll l'aletta. La trov ancora buona, e torn ad infilare la freccia nella faretra. Sono contento di rivederti Tyorl.
L'elfo guard di nuovo in direzione della foresta. Ed io lo sono altrettanto di rivedere te, signore. Gli altri sono con te?
No, li ho lasciati sei miglia a nord di qui. Ieri Lehr ha incrociato la vostra pista. Saremmo venuti a cercarvi anche prima, ma pare che Verminaard stia accelerando la guerra al confine. Abbiamo avuto parecchio da fare durante questi tre giorni. Finn ebbe un sorriso glaciale. A razziare i convogli dei rifornimenti.
Abbiamo avuto perdite?
No, malgrado Kem si sia quasi rovesciato come un guanto per il fetore che arrivava da questo posto poco fa. Da dove 
saltato fuori? Se mi dirai che veniva dall'Abisso,  probabile che ti creda.
Tyorl sospir, rendendosi conto d'un tratto di quanto fosse stanco, e di quanto fosse strana la vicenda che avrebbe raccontato.  una storia molto lunga.
Non ne dubito. Finn gli lanci un'occhiata tagliente, poi i suoi occhi si addolcirono un po'. Tyorl, non abbiamo visto nessun segno che Hauk sia con te.  morto?
Non lo so. Credo sia a Thorbardin.
Finn per il momento non replic, si limit a guardare
attraverso il fiume, in direzione dei pendii delle colline che s'innalzavano a oriente. Thorbardin era a quasi cento miglia di distanza.
Ha scelto uno strano posto, morto o vivo che sia, non  vero?
Uno strano posto? Oh, s, pens Tyorl. Maledettamente strano.
Adesso sono pronto ad ascoltare il tuo rapporto.
S, signore, ma potresti non crederci.
Finn si allontan di un passo dal Theiwar defunto e si lasci cadere sui calcagni. Racconta.
Tyorl si sedette accanto a lui. Osserv il vento scivolare sulla superficie dell'acqua, tremolando attraverso i capelli e la barba castani del nano, e pens, come non aveva pi fatto sin dalla prima notte a Qualinesti, che Takhisis, la Regina Oscura, si stava muovendo su Krynn. Regina dei Draghi, la chiamavano a Istar e Ergoth. E lo era. La gente che abitava vicino alla Muraglia di ghiaccio la conosceva come il Corruttore. E Takhisis era anche questo. A Thorbardin i nani
l'avevano soprannominata Tamex, il Metallo falso.
Si  dimostrata falsa quel che basta, con te, disse in silenzio al Theiwar. Speriamo che si riveli altrettanto falsa con il tuo padrone!
Con calma, Tyorl raccont la storia della Spada da Re e della Rivoluzione, dei ranger e della cameriera, dell'inseguimento e della fuga.
Nel cielo alto, tempestato di stelle, le due lune appena sorte, la rossa e la bianca, fondevano la loro luce in una sgargiante effusione purpurea. Darknight era una lancia nera sullo sfondo della luna rossa. Ember, con Verminaard in sella sulla parte alta delle sue ampie spalle dai muscoli poderosi, si stagliava come una gigantesca ombra distorta contro il disco di Solinari.
Con gli occhi incappucciati, sia per proteggersi dal freddo rigido di quelle altezze, sia per difendersi dal bagliore delle lune, Darknight appiatt le ampie ali contro la schiena, sfrecciando in basso sotto il drago rosso. Librandosi di nuovo in alto, il drago nero rote e torn al fianco di Ember, esplodendo in una risata ruggente e fragorosa nel vedere lo sdegno del drago rosso per le sue grottesche evoluzioni.
A Darknight la cosa non importava assolutamente. Le umide pareti delle Tane Profonde non lo imprigionavano pi, ed era incapace di qualunque altra cosa se non di una gioia che esplodeva esuberante e feroce.
A dieci miglia da Thorbardin, sul bordo sud-occidentale dei Pianori della Morte, Darknight aveva sentito Ember planare sopra
le foreste orientali. Aveva acquistato velocit con le poderose spinte delle proprie ali e aveva raggiunto il Gran Signore e la sua cavalcatura sopra le Colline del Sangue. Darknight aveva sbattuto le proprie ali per salutare disinvoltamente Ember, e aveva fornito al Gran Signore una veloce descrizione mentale della situazione a Thorbardin.
Il rapporto che legava Verminaard e i draghi di Takhisis era tale, sia empatico che telepatico, che il Gran Signore non soltanto ebbe la completa percezione dei piani di Realgar, ma anche una chiara valutazione di Darknight e delle loro possibilit di successo.
S, portagli questa Spada da Re, Darknight. Aiutalo a dare la prima pennellata alla sua rivoluzione. La soddisfazione di Verminaard attravers la mente di Darknight come un incresparsi di onde sul ghiaccio nero. Poi darai a me questa Stormblade quando mi consegnerai la sua testa. Saranno entrambe ottimi ornamenti.
Ember allung il lungo collo, e alla vivida luce di una goccia di fiamma vomitata dal suo stomaco attraverso le strette mascelle, Darknight pot scorgere le loro ombre, piccole ma nitide, che scivolavano sopra le pendici delle colline antistanti i Monti Kharolis. Il drago nero appiatt di nuovo le ali contro il dorso e si tuff in basso sopra le ondulate colline grigiastre. Creatura della notte, dalla vista acuta e capace di vedere molto lontano, riusc a scorgere quello che Ember stava cercando molto prima del drago rosso, e trasmise direttamente al Gran signore l'immagine di un gruppo di ranger.
Capt, parecchie miglia pi a sud dei ranger, la mente scura che era la mente dell'Araldo Grigio. Darknight si lasci sfuggire un ruggito tonante, si gir e poi si tuff.
Il drago punt in basso come una freccia verso la sottile linea d'argento di un fiume, a ovest delle colline. Mancavano ancora parecchie ore all'alba e Darknight si aspettava di far ritorno all'antica Thorbardin prima del levar del sole. E prima che il sole fosse tramontato di nuovo, il grido di trionfo di Realgar avrebbe echeggiato attraverso i regni dei nani.
Le lune cavalcavano basse nel cielo, calando verso la foresta e l'orizzonte occidentale. Tyorl, osservando la loro strana luce purpurea toccare le cime degli alberi, pens alla reazione di Finn alla sua storia. Tyorl sapeva che il comandante dei ranger non pensava che Hauk fosse ancora vivo. L'elfo non era stato capace di convincere Finn di questo.
Se la speranza della ragazza pu tenere qualcuno in vita, allora Hauk  vivo. Ma gli occhi di Finn avevano detto a Tyorl che, lui, gi piangeva Hauk come morto. Vuoi andare a Thorbardin, non  vero?
S, signore, certo.
Finn non aveva replicato per lunghi istanti, si era limitato a far passare lo sguardo da Stormblade, ancora nel fodero appeso al fianco di Kelida, alla mano distrutta di Stanach, mentre Kem disfaceva la fasciatura improvvisata e si complimentava con voce grave con la ragazza per il lavoro fatto.
Tyorl attizz il piccolo fuoco. Lavim, senza bisogno che qualcuno glielo dicesse, aveva trovato sterpi e legna, accendendo con essi il fuoco fuori della caverna, lontano dall'ingresso. Il kender non aveva ancora ritrovato il flauto di Piper.
Perso... pens Tyorl. Si  perso nelle tue tasche, folletto! Goditi le tue peregrinazioni notturne, Lavim. Per tutti gli di, quando tornerai, ti legher stretto e frugher in tutte le tue tasche grandi e piccole, nessuna esclusa!
Tyorl si gir d'un tratto al sommesso trepestio d'uno stivale sulla pietra, e allo sfregarsi di un mantello contro il cuoio da caccia.
Kelida, con gli occhi incupiti dalle ombre della fatica, si era fermata esitante dietro di lui.
Ti disturbo?
Tyorl scosse la testa. No. Lehr ci ha procurato un po' di pesce per la cena. Hai fame?
No. Sono soltanto stanca. La ragazza si sedette accanto a lui con la schiena appoggiata alla parete esterna della caverna.
Come sta Stanach?
Dorme. Dorme sul serio, adesso. Kem gli ha fatto bere un infuso di erbe e di polveri. Dice che lo aiuter a ritrovare le forze.
Le ritrover. Kem  un eccellente guerriero e un guaritore ancora migliore.  seduto con lui adesso?
Kelida annu. Il suo sguardo and sull'altra riva del fiume, mentre ascoltava l'antica canzone del suo eterno viaggio. Hai passato un mucchio di tempo su questi confini, non  vero?
Qualche anno.
Quando stavo pulendo la mano di Stanach, fasciandogliela, ha detto qualcosa. Una lingua che non capivo.
Nanesco, probabilmente.
Forse. Ha detto: "Leet Kware".
Lyt chwaer, eh? Sorellina. Be', soffriva e forse era un po' fuori di s. Non  strano che invochi i parenti. Tyorl scosse la testa.  cos, Stanach ha una sorella pi giovane, eh? Ha detto che Kyan Red-axe era suo cugino, ma, per qualche ragione, non ho mai pensato che avesse parenti pi stretti, o che fosse legato a qualcos'altro, al di fuori di quella sua disgraziata Spada da Re.
Il fiume sospirava e sciabordava contro le sponde. Tyorl lanci un ramo nel piccolo fal. Sorrise a Kelida e indic con un gesto il giovane tarchiato che montava la guardia andando su e gi lungo il lato del fiume con lunghi passi irrequieti. Lui qualche volta mi ricorda Hauk. Finn ci chiama la Compagnia dell'Incubo. Noi chiamiamo Lehr "l'incubo di Finn".
Perch?
Perch  impulsivo, irrequieto, e gli piace troppo un buon combattimento.
Il vento si stava facendo sempre pi freddo e spazzava l'acqua con la voce d'una lamentatrice funebre. Kelida si rannicchi dentro il proprio mantello verde. Ma non sono queste delle buone caratteristiche per un ranger?
Tyorl rispose alla sua domanda con un'altra: Non vedi nessuna differenza fra lui e Hauk?
Non conosco Hauk, salvo per quell'unica sera in cui l'ho visto da Tenny's. Ma allora, io...
Tyorl fiss il fuoco. Cosa?
Non so, Tyorl. Ho pensato che poteva essere qualcosa... qualcuno che mi sarebbe potuto piacere.
Piacere, si chiese Tyorl, o amare?
Il vento aveva cambiato direzione. Adesso soffiava da nord-est, dritto lungo il percorso del fiume. Lehr interruppe i suoi passi irrequieti, e si ferm, immobile sul ciglio dell'acqua.
 un tipo simpatico, il nostro Hauk.
Ma anche a lui piace combattere?
Tyorl scosse la testa. No, niente affatto. Nella maggior parte dei casi sa conservare il suo sangue freddo.  un uomo in gamba per coprirti le spalle ma, come l'incubo di Finn, laggi,  giovane. Immagino sia per questo che Lehr mi ricorda lui.
Adesso Kelida ricord quella che le pareva una notte di tanto tempo fa a Lungo Crinale, la notte in cui Hauk le aveva dato la Stormblade. Ricordava Tyorl com'era stato quella notte, tollerante e divertito dal modo stravagante con cui il suo amico si era scusato. L'aveva osservato sfregar via le macchie di vino e di birra dal bancone, e lei, mentre lavorava, aveva paragonato i due
ranger: Hauk, grosso e tarchiato come un orso, Tyorl simile a un cervo dal passo silenzioso. Aveva pensato, allora, che era difficile, se non impossibile, indovinare l'et di un elfo dal suo aspetto.
Adesso, lo guard. Il vento agitava i suoi capelli color del sole, gli occhi azzurri erano ammorbiditi dai suoi pensieri, teneva le lunghe gambe incrociate mentre si sporgeva in avanti verso il fuoco. Magro e vibrante d'energia, con quell'aura di pericolo che sempre gravava intorno a un ranger di confine e, s, un qualcosa di romantico. Era impossibile pensare che potesse essere molto pi vecchio di Hauk.
Credo, gli disse la ragazza con voce esitante, che tutti noi ti dobbiamo sembrare giovani.
Be', talvolta s. Io ho visto cento estati. Questo fa sembrare giovani, per me, te e Hauk. Ma io, per quelli della mia razza, sono poco pi di un ragazzo. Sorrise e scroll le spalle. Quando non sono fra gli elfi, la cosa serve soltanto a creare confusione. Tutti quegli anni che ho vissuto... Si batt la mano sul petto, che all'improvviso aveva sentito stretto, e dolente. Poi c' questo... questo cuore che mi ricorda quanto sono veramente giovane.
Lehr abbandon il percorso che aveva seguito fino a quel momento, nel fare la guardia, e corse verso nord, a monte del fiume, a testa bassa, come un segugio che fiutasse guai. Tyorl, che ben conosceva quell'espressione, balz in piedi. Kelida, vai a chiamare Finn.
Lei sent l'improvvisa tensione nella sua voce, e a sua volta si alz in piedi. Ma prima che potesse fargli una sola domanda, Tyorl si era gi allontanato, correndo gi verso l'acqua.
Lavim sent l'odore del fumo, non appena il vento cambi. Disteso sullo stomaco in tutta la sua lunghezza, sul lato del fiume, riandava col pensiero ai fal degli accampamenti e al loro calore. In quel momento avrebbe apprezzato moltissimo un po' di caldo. Il suo vecchio pastrano nero giaceva l vicino, sulla sponda, ed era bagnato fino alle spalle, a causa dei suoi ripetuti tentativi di acchiappare il pesce con le mani, cos come aveva visto fare a Lehr poco prima.
Crederesti che sia una cosa facilissima, si disse, quando la vedi fare da un altro!
Niente  facile come sembra, Lavim.
Lavim non disse niente: si limit ad affondare un'altra volta le mani nell'acqua ghiacciata. Troppo tardi! La spigola gli balz via attraverso le dita, solleticandogli i palmi delle mani mentre
schizzava fuori dall'acqua bassa sotto la sponda, per rituffarsi nel centro del fiume. Lavim tir fuori di scatto le mani dall'acqua e, scuotendosi di dosso l'acqua ghiacciata, se le cacci sotto le ascelle.
 tutta una questione di prospettiva, Lavim. Quando guardi dentro l'acqua, non vedi quello che pensi di vedere. E neppure il pesce lo vede, se  per questo, quando solleva il suo sguardo verso di te.
Uh-uhm, borbott Lavim. Tu lo sai perch sei stato un pesce per la maggior parte della tua vita, non  vero?
Tutto considerato, ringhi Piper, penso che quello di noi due che si mostra permaloso sia quello che ne ha meno diritto. Dopo tutto, sono io quello che  morto. Se c' qualcuno che ha il diritto di essere permaloso, quello sono io.
Io non sono permaloso. Sto soltanto cercando di catturare la nostra colazione, Piper, sbott Lavim all'improvviso. Mi spiace che tu sia morto. Non ti ho conosciuto quand'eri vivo, ma... mi spiace. Cosa si prova ad esser morti?
Piper rimase silenzioso per un momento. In effetti non si prova niente.
Dove sei?
Sono dentro la tua testa, e nel bassomondo.
Che aspetto ha?
Piper scoppi a ridere. C' una gran nebbia in tutti e due i posti. Lavim, hai un'altra possibilit di pigliare un pesce.
Una trota bruna, lunga e grassoccia quasi quanto la spigola, scivol dentro le acque basse e immobili. Una pigra scrollata della coda port il pesce in mezzo alle erbe grasse che si agitavano appena sotto la superficie dell'acqua. Lavim sogghign e sollev le mani pronto a tuffarle.
Mira un po' avanti e di lato.
Perch?
Perch vuoi una trota per colazione.
Giudicando che questa fosse una ragione pi che sufficiente, Lavim fece come Piper gli aveva suggerito.
Ahh! esult, quando le sue dita agguantarono la trota. Tir fuori dall'acqua il pesce che sgocciolava e luccicava al chiarore lunare. Preso! Ma la trota si agit, contorcendosi
disperatamente contro i palmi delle sue mani, e Lavim, affascinato dalla sensazione delle scaglie contro la sua pelle, allent leggermente la presa. Come se avesse avuto le ali, il pesce gli balz via dalle mani e ricadde nell'acqua.
Dannazione! Lavim si abbandon sulla schiena, disgustato e troppo raggelato per riaffondare un'altra volta le mani, con le nocche ormai bluastre, nell'acqua. L'odore del fumo di legno bruciato si addens nel vento. Ma cosa stanno facendo con quel fuoco? Finiranno per...
Lavim!
Per gli di, Piper, non urlare cos! Mi fai scoppiare i timpani! Cosa?
Draghi!
Dove? Lavim gherm il suo mantello e la frombola, e con un balzo fu in piedi, con gli occhi che frugavano il cielo. Dove? Dove sono?
A nord. Torna al campo, Lavim! Cen' uno sopra la foresta, e sta puntando dritto verso il fiume!
Sogghignando, Lavim si lanci in direzione del campo, lungo il fiume. Tutti parlavano sempre di draghi: draghi rossi, neri, azzurri, e verdi, un intero arcobaleno di draghi. Mentre lui, finora, ne aveva visto uno soltanto, quel drago rosso che tutti i giorni passava sopra Lungo Crinale, veleggiando sempre molto in alto.
Il kender se ne usc in una fragorosa risata, mentre sfrecciava verso la caverna, sforzandosi di tener d'occhio il cielo e il suolo allo stesso tempo.
La sua fortuna stava per cambiare!


Capitolo ventesimo.

I sogni di Hauk erano fatti di pietre e si muovevano come spettri, in silenzio, sulla parete pi vicina della sua prigione. Quand'erano giunti per la prima volta, aveva pensato che fossero i segni di un'incipiente follia.
Ora, non gliene importava pi. Aspettava il momento in cui sarebbe morto... morto sul serio, stavolta. Anche se Realgar non gli faceva pi domande, non gli infliggeva pi visioni contorte, si divertiva ancora con quel suo gioco di morte. Con la stessa repentinit di un falco che piombasse sulla preda, oppure con la pigra attesa di un avvoltoio che veleggiasse ad alta quota, la morte viveva in quella sua tomba umida, bisbigliando il suo nome e talvolta artigliandolo con mani fredde, gelide, trascinandolo attraverso le porte nere di un regno in cui l'aria gli corrodeva i polmoni con denti di ghiaccio.
Hauk gi da tempo, ormai, aveva perso il conto delle sue morti e si limitava a giacere nel buio, osservando i sogni sulla parete mentre scivolavano sulla pietra scabra.
Vide la foresta. Qualinesti, la patria verde e ombrosa degli elfi, era illuminata da spesse colonne di luce solare, dorata come il miele. Come un sogno dentro il sogno, Tyorl andava alla deriva attraverso le radure e le folte macchie di pini e di pioppi tremoli. Una strana espressione gli ossessionava gli occhi, quei lunghi occhi azzurri che Hauk conosceva bene: gli occhi di un amico. L soggiornavano il dolore, e la sofferenza e, quasi, la rassegnazione.
Seguiva sentieri conosciuti soltanto agli elfi, e cercava sempre qualcosa.
Come il fumo che andava alla deriva con il vento, il sogno cambi, e Hauk si trov ancora una volta nella taverna di Lungo Crinale. Una ragazza con le trecce color del rame e gli occhi verdi come foglie gli sorrise.
S, pens: ma non l'aveva mai fatto in realt, vero? Si era soltanto tirata indietro davanti a lui, in preda alla paura e poi, colta da una collera improvvisa, gli aveva sputato in un occhio. Quando la collera si era dissolta, la stanchezza aveva invaso i suoi occhi. Senza mai un sorriso.
Qual era il suo nome. Non l'aveva mai saputo.
Guard la parete con maggior attenzione, cercando di distinguere chiaramente il sogno e di rievocare il suo viso con maggior precisione. Era alta di statura... alta per una ragazza. Era soltanto di una mano pi bassa di lui. La ragazza, la cameriera. Qual era il suo nome?
La scena sulla parete tremol, ondeggi, e, timoroso di perdere di vista quella ragazza che costituiva l'unico ricordo che Realgar fosse riuscito a estorcergli, Hauk si protese verso la parete cercando di toccarla, artigliando l'aria con la mano.
S, alta, pens, mentre il sogno diventava d'un tratto pi nitido. Gli appariva come un cacciatore, o perfino come un ranger, con una spada al fianco, e avvolta in un mantello dello stesso colore dei suoi occhi, con il cuoio da caccia del colore di un cielo in tempesta.
Ragazza cacciatrice, ragazza ranger, come ti chiami?
Mentre le faceva quella silenziosa domanda, la ragazza si volt. Il suo volto era bianco, i suoi occhi color smeraldo, scuri. Tese la mano verso di lui, un grazioso gesto di benvenuto. Una gelida effusione di luce ammicc sugli zaffiri e sull'oro.
Portava la sua spada, quella che Realgar chiamava la
Stormblade, al fianco.
Il sogno s'infranse, ridotto in schegge da una saetta di bianco, lancinante dolore che lo colp duramente agli occhi, scivolando lungo gli orli frastagliati gi per tutta la lunghezza della sua spina dorsale. Hauk grid per il dolore causatogli dall'uccisione del sogno, e il suo grido echeggi per la prigione.
Qualcuno sollev in alto una lanterna, riversando la luce, come se fosse fuoco, su tutto il pavimento. Vecchia e arida, soffocata dai propri rimpianti e dolori, una voce infestava le ombre dietro la luce.
Non l'avr, non l'avr.
Hauk conosceva quella voce. Folle e vecchia, tenuta insieme da sussurri simili a ragnatele, l'aveva udita spesso frusciare intorno agli orli dei suoi incubi, ridendo e singhiozzando mentre lui moriva.
Gemendo, Hauk fece una domanda che non aveva ancora ricevuto risposta: Chi sei?
In tutte le altre occasioni, la voce era sempre scomparsa con la domanda, trascinata via insieme agli strascicamenti ed ai raschiamenti della ritirata. Ma questa volta non fu cos.
Non l'avr. Su, ragazzo, su!
Ma Hauk non poteva alzarsi. Mani nodose, tremanti e rese scabre dalle cicatrici, gli toccarono allora le antiche cornici del suo viso, cercando il dolore.
La mia Stormblade, lui vuole la mia Stormblade. Lui crede di averla trovata, ragazzo. S, crede di averla trovata!
Hauk si sent trafiggere da una fitta lancinante di paura. Volute di fumo s'innalzavano dalla lanterna a olio, simili agli stendardi dei morti. Una luce arancione sciaguatt nell'oscurit. Hauk si gir sulla schiena e guard in faccia un nano. I capelli bianchi gli penzolavano lunghi e incolti fino alle spalle. Una barba fittamente aggrovigliata gli si riversava fin quasi alla cintura. Le lacrime gli coprivano la faccia, nei suoi occhi castani si coglieva il terrore.
Malgrado gli costasse ogni frammento di forza che ancora gli restava, Hauk sollev la mano, spaventato dal suono e dallo scricchiolio dei suoi muscoli. Afferr il polso del nano. L'orrore contorceva quella vecchia faccia barbuta, quando guard negli occhi colui che aveva visto uccidere molte, moltissime volte, da Realgar.
Le caverne si succedevano alle caverne: le pareti di roccia s'innalzavano fino ai soffitti avvolti dalle ombre; il sentore freddo e greve dell'acqua; l'odore della pietra in un'interminabile catena di cavit sotterranee.
Era forte, il nano, per quanto sembrasse antico quanto le stesse montagne. Il nano sussultava tutte le volte che doveva sostenere il peso di Hauk o la stretta delle sue mani sulle braccia. Non gli era affatto facile reggere il peso di Hauk, ma lo reggeva. Voleva a tutti i costi portare il ranger fuori da quella caverna- prigione, in un luogo che immaginava avrebbe offerto un rifugio sicuro da Realgar.
Cos procedendo tra mille difficolt, arrivarono finalmente all'ultima caverna. Il nano scort Hauk fino a un ruvido pagliericcio sul pavimento a ridosso della parete pi lontana. Quattro grosse coperte tenevano caldo e, malgrado il freddo pavimento di pietra, quel giaciglio dava l'impressione di essere comodo e accogliente come il letto di un signore. Le torce erano disposte lungo le pareti della caverna, con le loro mensole di ferro dalla complicata lavorazione, a distanze regolari. La caverna era ben ventilata, e non restava nessuna traccia del loro fumo.
Il nano, borbottando in silenzio fra s come se non fosse disposto, a nessun costo, a turbare il riposo di Hauk, fece il giro della caverna controllando i piccoli mucchi delle scorte di legno, e le borracce d'acqua. Un basso braciere si ergeva al centro della camera di pietra e, di tanto in tanto, il nano si chinava a riattizzarlo. Tutte le volte che lo faceva, lanciava un'occhiata al ranger, e il suo borbottio s'interrompeva.
Hauk lo studi con attenzione. I vecchi occhi castani erano sicuramente quelli di un folle, ma adesso dentro di essi tremolava qualcosa di nuovo, anche se colto nello spazio d'un battito di cuore per poi scomparire, cacciato dal dolore, dal desiderio, e dalla paura. Quella cosa nuova era il riconoscimento. Hauk non sapeva perch fosse comparso in quegli occhi, non riusciva neanche a incominciare a indovinare cosa mai fosse, ci che il nano aveva riconosciuto.
Non gliene importava. Non gli concesse nulla in risposta, neppure un ammiccamento per spezzare quel suo sguardo fisso e freddo che, lui lo sapeva, faceva paura a quell'antico nano.
A poco a poco, come la marea nel chiarore dell'alba risaliva, strisciando, la riva spoglia, le forze tornarono ad Hauk. A mano a mano che le forze crescevano nel suo corpo tormentato, allo stesso modo crebbero il suo odio e la sua rabbia. S, avrebbe atteso con pazienza la sua vendetta... per tutto il tempo che avrebbe dovuto aspettare.
Poi, si sarebbe alzato e avrebbe strappato il cuore, a mani nude, a quel vecchio bastardo, e l'avrebbe schiacciato contro la pietra.


Capitolo ventunesimo.

Stanach sollev la propria mano destra con la sinistra. Sotto le bende, le dita spezzate giacevano pesanti e insensibili come sbarre d'acciaio sul palmo. Malgrado le sue ginocchia fossero ancora deboli e tremanti, rifiut il sostegno che Kem gli offriva e fece un primo passo esitante, poi ne fece un secondo. Tirando un profondo respiro, raggiunse l'imboccatura della caverna. Il ranger gli aveva garantito che avrebbe recuperato molto presto le forze.
Stanach si appoggi contro la parete di roccia e guard fuori in direzione dell'acqua. Sper che Kem avesse ragione. Il fumo, simile a una nebbia scura, veniva trasportato dal vento gelido e impetuoso verso le sorgenti del fiume. Il cielo pulsava rosso, in alto, sopra le cime della foresta. Kelida, con Stormblade sempre al proprio fianco, fece di corsa un tratto della riva per andare incontro a Lavim. Il kender si era messo quasi a ballare per l'entusiasmo. Kelida lo afferr per le braccia, tenendolo fermo quel tanto che bastava perch riuscisse a sentire quello che aveva da dirgli. Poi, con le borse ballonzolanti, Lavim scese verso il fiume, dove Tyorl stava andando avanti e indietro lungo il bordo dell'acqua.
Mentre Stanach guardava, altri due ranger eruppero dal folto della foresta dov'erano rimasti nascosti, e raggiunsero l'elfo. Uno dei due ranger, Finn, indic il nord.
Stanach torn a voltarsi verso la caverna. Cosa succede?
Kem, il volto inciso da ombre, e sottilmente distorto dall'inquietudine, alz lo sguardo dal suo zaino di guaritore che stava reimpacchettando. Dicono che c' un incendio nella foresta, ce ne andiamo di qui, Stanach. Te la senti di camminare? Finn vuole passare a guado il fiume in questo punto, cos da metterlo, il prima possibile, tra noi e il fuoco.
S? Allora sar meglio che io sia in forze per camminare. Stanach addolc il suo ringhio con una scrollata di spalle. Lehr, con i capelli scarmigliati che sbattevano al vento, entr nella caverna. Lui e il suo signore si erano ben addentrati nella foresta, e Lehr sapeva di fumo e di bruciato. Lanci un'occhiata tagliente a Stanach, poi gli batt la mano sulla spalla con tanta forza che il nano ringrazi il cielo di avere una parete dietro le spalle. Bene, allora ce la farai con le tue gambe, eh? Ottimo. Kem, mettiamoci in viaggio.
Kembal si butt in spalla lo zaino da guaritore. A quale distanza si trova l'incendio? chiese. Dannazione, Lehr! E chi l'ha appiccato?
Non  molto lontano, e sta avanzando velocemente. Il ranger controll la caverna, si assicur che niente fosse stato dimenticato, e lanci una rapida occhiata in direzione del fiume. Abbiamo calcolato che il fronte si trovi fra noi e il resto della compagnia, ma non sappiamo fin dove si estenda, sui lati... non abbiamo avuto il tempo di controllare. Finn dice che l'unico posto in cui troveremo la compagnia, o loro troveranno noi, si trova sulla sponda orientale.
Il ranger se ne and prima che Stanach o Kembal si rendessero conto che non aveva affatto risposto alla domanda su chi avesse appiccato il fuoco alla foresta. Kem ebbe una smorfia d'impazienza.
Stanach lasci la caverna del fiume con la sua spada a tracolla, e un duro grumo di paura nello stomaco.
Qui il fiume non  un granch, osserv Tyorl, e forse l'acqua neppure arriva all'altezza della cintola. Pensi di riuscire a farcela, Stanach?
Sia che le forze gli fossero tornate grazie al sorso che gli aveva fatto bere il guaritore, oppure sotto lo stimolo del ringhio impetuoso e lontano del fuoco che avanzava verso di loro, Stanach seppe che sarebbe stato in grado di tenere il passo con i suoi compagni durante la traversata del fiume. Lanci un'occhiata al cielo.
Le due lune erano ormai tramontate, e il bagliore rosseggiante sopra la foresta sembrava un'alba vendicatrice.
S, ce la far.
Anche se l'elfo aveva annuito, Stanach colse il dubbio nell'incupirsi dei suoi occhi. Mi terr alle tue spalle. Kem ha detto che faresti meglio a tenere asciutta la tua mano, se ci riesci.
Finn entr per primo nell'acqua, tenendo alto l'arco con le braccia distese sopra la sua testa. Il fumo, incanalato dal vento verso le sorgenti del fiume, lo nascose alla vista gi dopo che ebbe percorso a guado un brevissimo tratto.
Tenendo la mano bendata ben fuori dell'acqua, confidando che il suo fodero ben oleato proteggesse la spada che portava a tracolla, Stanach segu Finn dentro il fiume.
Cacci un rantolo, quando l'acqua gelida lo invest, tirandolo con forza insistente all'altezza delle ginocchia per poi vorticare pi alta, fino ad artigliarlo al petto. Il freddo gli causava dolori alle ossa ed ai muscoli, e ben presto gli intorpid i piedi, come se non fossero protetti da un paio di robusti stivali.
Tyorl e Kelida entrarono in acqua dopo di lui. Prendendo esempio da Finn, la ragazza brand Stormblade, avvolta nel suo mantello, bene in alto sopra la sua testa, sia per mantenere l'equilibrio, sia per conservare asciutta la spada. Kem si port di lato, affiancando i compagni, pronto ad assistere chiunque mostrasse di aver bisogno di aiuto per attraversare quella corrente sempre pi veloce. Lehr si teneva vicino a Kelida, offrendole una mano per farle riprendere l'equilibrio tutte le volte che ne aveva bisogno. A un certo punto, le avvolse il braccio intorno alla vita e la tir a s, quando l'impeto della corrente le fece mancare il terreno sotto i piedi.
Lehr scoppi in una sonora risata, mentre rimetteva in piedi la ragazza. Era chiaro che al ranger non dispiaceva affatto se una graziosa fanciulla dal cuoio da caccia impregnato d'acqua si aggrappava a lui. Invece, pareva che la cosa dispiacesse a Tyorl, e parecchio. Sorpreso di scoprirsi intento a chiedersi se il piatto della sua spada non avrebbe potuto insegnare a quel giovane ranger impudente le buone maniere, Tyorl sorpass Stanach, che si fece prontamente di lato per lasciarlo passare.
Lavim non rispett affatto la fila. Abbandonandosi all'inevitabile, si butt nel fiume gelido, solcando l'acqua nera con tutto l'entusiasmo di un pesce e neanche un po' della grazia di quelle creature.
Quando infine Stanach risal incespicando la rocciosa sponda orientale, impacciato e reso ancora pi goffo dal freddo, ma di nuovo con i piedi sulla terraferma, si volt a guardare il percorso appena compiuto. Come l'alito degli spettri, scuro e ondeggiante, il fumo velava ormai la sponda opposta. Kelida lasci cadere le mani leggere sulle sue spalle.
Stai bene?
S, rispose Stanach, anche se in verit non ne era sicuro. La traversata del fiume gli aveva risucchiato fuori dal corpo tutto il calore che ancora gli rimaneva.
Finn indic con un brusco gesto del pollice le colline basse e rocciose. Kem and a destra, e Tyorl insistette perch Lehr lo accompagnasse a sinistra. Lavim, scrollandosi l'acqua di dosso come un segugio inzuppato, corse avanti, lasciandosi rapidamente i ranger alle spalle.
Il denso odore della foresta incendiata li segu fin addentro alle colline. Il terreno sul lato orientale del fiume era roccioso e in salita. Una vegetazione di bassi arbusti si raccoglieva in macchie ampiamente spaziate fra loro. Al di l delle colline, altre alture brulle si perdevano verso oriente. Kelida, silenziosa e immersa nei propri pensieri, si mise al passo con Stanach. Tutte le volte che si voltavano a guardare dietro le proprie spalle, vedevano le vampe scarlatte del fuoco proiettate nel cielo.
Guyll fyr, mormor Stanach, fermandosi a guardare il fuoco che incendiava gli arbusti a un miglio soltanto di distanza dalla caverna sul fiume. Malgrado il vento pungente e l'aria fredda antelucana, il sudore colava gi sui lati del suo volto pallido, luccicando lungo l'orlo dei suoi baffi e appiccicandogli la folta barba nera. Kelida, vedendo il bisogno che aveva di riposare per recuperare le forze che gli stavano venendo meno, si ferm con lui.
Sillab in silenzio, dentro di s, le parole che Stanach aveva pronunciato, poi sollev lo sguardo e le prov ad alta voce. Gueel fire?
Stanach replic con un sorriso furbesco. Ci sei andata abbastanza vicino. Fuochi fatui. Il nano punt il dito verso il sud, lungo la linea della foresta. Gli arbusti sono in fiamme, ma la maggior parte del fuoco  tra le cime degli alberi. Se il vento dovesse cambiare, attraverser il fiume.
Ed  un fuoco fatuo?
Stanach scrut l'oscurit davanti a loro. Kembal li aspettava ai piedi della prima di una serie di alture rocciose. No, disse, ricominciando a camminare. Diverr guyll fyr quando investir i Pianori della Morte, a circa trenta miglia da qui.
E se il vento sar quello giusto, pens cupo, l'avr fatto gi domani.
Non disse nient'altro, n sul fuoco, n su nessun'altra cosa. Adesso, l'impresa di camminare richiedeva tutta la sua attenzione.
Kelida lo precedette di qualche passo, tenendo gli occhi sul terreno immerso nel buio, trovando sempre il pietrisco lungo il sentiero, i pendi e le buche nel terreno roccioso, in tempo per afferrarlo saldamente prima che inciampasse.
La mano destra gli penzolava sul fianco come un fusto d'acciaio, pesante e priva di sensazioni. Stanach ricordava il fuoco che soltanto poche ore prima aveva bruciato spietatamente quella mano. La sua mano non lo ricordava, allo stesso modo in cui non ricordava gli echi del recente dolore. Lui lo sentiva come un gelo nel petto, come un rinserrarsi dello stomaco.
Quando, si chiese, i balsami di Kembal avrebbero cessato il loro effetto?
Tyorl, in equilibrio sui suoi calcagni in cima all'altura rocciosa, scrutava il cielo alla ricerca dei primi segni dell'alba. Non ne trov nessuno. Le stelle morenti gli dicevano che il cielo avrebbe dovuto ingrigire, ma la luce del fuoco si era diffusa attraverso il cielo a mano a mano che la foresta s'incendiava, diffondendo le fiamme sempre pi velocemente a sud e a est, sopraffacendo il debole sussurro dell'alba.
Il fuoco aveva gi attraversato il fiume? Tyorl non lo credeva. Si rialz in piedi e tese i muscoli doloranti. Non riusciva a ricordare quando aveva dormito l'ultima volta. E non sapeva quando avrebbe dormito la prossima volta.
Finn, con gli occhi acuti rivolti sul terreno ai piedi della collina, dette una gomitata a Tyorl. Kem ridiscese di corsa il pendio per portare il suo aiuto a Stanach e a Kelida. Tra non molto il nano avr bisogno di riposare e, per giunta, a giudicare dal suo aspetto, dovr fermarsi ai piedi della collina.
Non possiamo fermarci qui. Il fuoco potrebbe scavalcare il fiume.
Rimasero in silenzio per parecchi istanti. Tyorl scrut il terreno verso occidente, chiedendosi se i trenta ranger della loro compagnia fossero riusciti a sfuggire alla repentina avanzata delle fiamme. Lanci un'occhiata a Finn, e vide la stessa domanda sul volto segnato dalle intemperie del comandante dei ranger. E vide la risposta nei suoi occhi.
Non era possibile che fossero riusciti a fuggire. Il fiume scorreva schiumeggiante con le sue acque impetuose e traditrici sei niglia pi a nord, e non poteva essere guadato. Il fuoco pareva aver avuto inizio l dove Finn aveva detto che la compagnia era accampata. Cos'era mai accaduto?
Di, Tyorl non lo faceva spesso, ma adesso preg, concedete a qualcuno di loro la vita, se proprio non potete farli sopravvivere tutti!
Kerrith, Bartt. Il vecchio G'Art. I nomi e i volti dei trenta uomini e elfi che erano stati suoi amici per tanti anni parevano essere scritti sul fumo. Tyorl rabbrivid. Quei suoi amici sarebbero morti rapidamente e con la stessa facilit con cui il vento sparpagliava il fumo.
Finn percorse l'intero crinale dell'altura, poi torn indietro. Mi chiedo dove sia andato il kender?
Cerca di tenersi lontano da me, senza dubbio, rispose Tyorl.
Finn grugn. Torner?
 un cavaliere della notte, ma torna sempre. Una sfortunaccia, per me.
S? Finn guard di sottecchi l'elfo con un'espressione
astuta. Pensavo fosse amico tuo. Guai fra voi due?
Uno non cancella l'altro, replic Tyorl, con un sospiro di stanchezza.
Le lune erano tramontate da tempo. Non rimaneva nessuna uce in grado di proiettare anche una sola ombra. Per, d'un tratto, Tyorl vide l'ombra della paura e del pericolo nel suo cuore come se l'avesse vista solcare il suolo.
Finn esplose in una imprecazione. Come un'eco, il grido scosso e allarmato di Lehr risuon dai piedi della collina, mentre lanciava un ruggito di avvertimento a suo fratello.
Un frammento di mezzanotte, che lanciava un urlo stridente simile al grido di guerra d'una banshee... un drago nero stava piombando gi dal cielo con la velocit di una freccia.
L'attimo in cui il grido del drago echeggi fu un frammento separato dalla stessa linea del tempo. Kelida sent il cuore che le si schiantava contro le costole, facendole provare una nausea violenta con l'intensit delle sue paure. Fredda fino alle ossa, con i muscoli paralizzati, guard, impotente a muoversi, le ali della creatura che si ripiegavano contro i suoi lucidi fianchi color ebano. La guard con orrore mentre toccava terra, vide la sua enorme
testa inalberarsi. Con terrificante velocit le zampe anteriori del drago si protesero, come per afferrare qualcosa.
Afferrare lei!
L'ululato di orrore di Stanach ruppe i nodi del terrore che imprigionavano Kelida, come se si fosse trattato di una spada dall'orlo duro e affilato. Kelida si gett di lato.
Stormblade!
Non si ferm a pensare che lei, senza nessun allenamento e abilit, si sarebbe con ogni probabilit fatta male con la spada prima di riuscire anche soltanto a ferire il drago. Artigli affilati come pugnali, neri e ricurvi, erano sospesi sopra di lei come una gabbia in attesa di chiudersi. Kelida armeggi con i lacci, cercando di tirar fuori la spada dal fodero. Acciaio dal cuore scarlatto e zaffiri azzurri come il ghiaccio. Il peso della Stormblade avrebbe gravato sui muscoli del suo polso mentre tentava di sollevarla... Ma non aveva importanza. Doveva tentare.
Un orrendo grido di trionfo fece rabbrividire la notte prima che Kelida riuscisse a sfoderare la spada. Il drago aveva in sella un cavaliere! Ammantato di nero e incappucciato, un nano sedeva a cavalcioni della bestia.
Stanach rugg, un suono simile a un'imprecazione senza parole, e si tuff fra Kelida e la bestia. L'ala gigantesca del drago lo colp con violenza, sbattendolo al suolo. Stanach si lasci rotolare d'istinto, si rialz barcollando e cadde su un ginocchio. Il lungo collo del drago si spost di lato in una fulminea sterzata, con i denti snudati e sgocciolanti, gli occhi colmi di una luce assassina.
No! url Kelida. No, Stanach!
Pesante come un albero abbattuto, un peso volante colp Kelida alle spalle. La ragazza sbatt con violenza contro il terreno, incapace di respirare, mentre cercava di urlare di nuovo. Ma non c'era niente in lei con cui urlare, n aria, n voce. Una mano si serr ruvidamente sul suo braccio, trascinandola via, e Kelida si sollev sulle ginocchia, singhiozzando e ansimando. Lehr, con i capelli scuri scarmigliati, aggrovigliati dal vento sollevato dalle ali del drago, si era interposto fra lei e la bestia volante. Levando alta la spada, il ranger si lanci in avanti, anche se ben sapeva che la sua lama non avrebbe mai potuto penetrare l'armatura scagliosa del drago.
L'acciaio di Lehr colp e rimbalz su quella pelle color ebano. Il grande petto del drago rumoreggi sordamente. Quel basso rimbombare suon orrendamente simile a una risata divertita.
Con un incurante colpo degli artigli affilati come pugnali, gli occhi gi su Kelida, il drago nero strapp il cuore e la vita al ranger. Il sangue di Lehr, come una pioggia calda, spruzz le mani e il volto di Kelida. La ragazza cacci un urlo, ma dalla sua gola usc solamente un gemito. Cerc di correre, ma riusc soltanto a cadere.
Sono come una gabbia... aveva pensato, quando aveva visto per la prima volta gli artigli del drago. E adesso, come una gabbia, si stavano chiudendo intorno a lei, e quando si furono completamente chiusi, raschiando gli uni contro gli altri mentre la catturavano, la trascinarono via sollevandola in alto.
No! url la sua mente. No!
Il cavaliere del drago allung una mano verso il suo braccio, tir con forza e la trascin fin sul collo della bestia. Kelida ritrasse la testa di scatto, e il suo stomaco fu colto da una violenta nausea.
Nella mente di Kelida non era rimasto niente che avesse un senso, una ragione... soltanto l'irresistibile necessit di liberarsi. Scalci all'indietro con forza, si tir su per mettersi in posizione seduta, e artigli il volto del nano. Le sue dita trascinarono via il cappuccio, e lei vide che il nano aveva un occhio solo.
Mentre il drago si spingeva via con forza dal terreno, balzante verso il cielo con le ali spalancate per afferrare il vento, Kelida colp quell'occhio con l'istinto di un gatto di montagna. Sent vagamente una mano che le afferrava con una stretta fulminea e disperata il polso, per poi lasciarlo con altrettanta rapidit. Due traccia grosse e robuste si erano strette intorno al corpo del cavaliere del drago, la mano destra avvolta in bende ottenute lacerando un mantello verde. Scivolarono, poi si strinsero ancora con pi forza contro le sue costole. Stanach!
Il sangue colava gi lungo il volto del cavaliere del drago, inzuppandogli la barba canuta. Il nano si lanci con forza disperata lontano dalle sue mani. Kelida riconobbe a stento come proprio lo squillante urlo di trionfo che le risuon nelle orecchie. Il cielo si tuff verso di lei, poi si rovesci in maniera nauseante al rintronare impetuoso del vento sotto le ali del drago nero.
Per quanto fosse magra e leggera, era pur sempre una contadina, e pi forte di quanto sembrasse. Kelida si tenne in equilibrio sul collo liscio e scaglioso del drago, cos come avrebbe fatto sul dorso di un cavallo. Ancora una volta si lanci contro il cavaliere del drago, e non vide il pugnale fino a quando una mano coperta dalle cicatrici di una forgia non si fu stretta sul polso del nano.
Stanach!
Kelida si guard intorno disperata, e lo trov aggrappato al dorso crestato del drago dietro al nano dal mantello scuro.
Un rumore di ossa che si spezzavano, il cavaliere del drago url. I poderosi muscoli del drago s'incresparono sotto le ginocchia di Kelida quando balz in alto e rote un'altra volta su se stesso. Come in un sogno, dove non c' nessun suono e ogni cosa si muove lentamente, Kelida sent che stava perdendo la presa, vide il cavaliere del drago scivolare lungo il nero pendio della schiena della bestia, vide la sua bocca allargarsi smisuratamente in un inutile grido quando non trov nulla a cui aggrapparsi. Artigliando l'aria, il nano precipit verso il suolo, molto pi in basso, le gambe e le braccia spalancate e irrigidite.
Le mani di Kelida erano rimaste inerti come reazione a quell'orrore, e sentiva le gambe deboli e tremanti. La ragazza si curv sul collo del drago e attese, impotente a contrastare la forza dell'aria che la investiva. Il colore grigiastro di quella distesa di colline pietrose le sarebbe precipitato incontro, addentandola e straziandola allo stesso modo in cui aveva fatto con il nano da un occhio solo.
Non accadde mai.
Stanach si affrett a ghermire Kelida intorno alla vita, le braccia tremanti, il suo alito che formava sottili sbuffi di vapore nell'aria ghiacciata di quelle altezze. La trascin indietro e la tenne stretta contro di s. Kelida sent la sua barba contro la propria schiena, folta e calda. Osserv, come da una grande distanza, Stanach che allungava la mano sinistra intorno al suo corpo e si afferrava alla cresta spinosa del drago.
La bestia tuon e si lev ancora pi in alto, solcando le nubi grigie e sfilacciose dell'alba. Kelida sent il respiro irregolare nel petto di Stanach, lo sent bisbigliare qualcosa con voce soffocata.
Lyt chwaer, le parve, piccola sorella.
Kelida si accasci un poco, chiuse gli occhi per proteggersi dalla nauseante pressione causata dalla velocit del drago, e chiam a raccolta tutte le proprie forze per resistere fino a quando non avessero raggiunto una qualunque destinazione prescelta dal drago.
Il sangue di Lehr macchiava ancora il suo grigio cuoio da caccia, le chiazzava ancora le mani e le braccia. La ragazza trem fin nel profondo. Il tremito divenne un singhiozzo, e pianse, e le lacrime divennero ghiaccio sulle sue guance.
Darknight rugg, protendendosi verso il cielo. Molto pi sotto, il piccolo mago di Realgar, chiamato l'Araldo Grigio, stava precipitando come un sasso da quelle gelide altezze azzurre.
Un volo di tipo ben diverso! Il drago nero ulul la sua risata. Aveva odiato gli ordini imperiosi di quel piccolo mago, il sentore dei suoi pensieri, il suo odore. Allung il collo dietro di s per vedere i due che adesso lo cavalcavano l dove si era trovato l'Araldo Grigio. Un altro nano, leggero come lo era stato Agus, e una ragazza umana. Sevristh socchiuse gli occhi per proteggerli dal vento. La lingua del drago, lunga e biforcuta, guizz intorno ai suoi denti affilati come pugnali. Il drago nero percep la paura dei due, l sulla sua schiena, e l'odore di questa paura era davvero dolce.
Niente era pi duro da masticare di un nano muscoloso e nerboruto. La ragazza aveva la Spada da Re, e Darknight era impaziente di far contento Realgar, non fosse altro per la possibilit che avrebbe avuto di rivendicare quei due come sua ricompensa. S, si disse, la sua cena.
Il drago nero fece ogni sforzo per mantenere sul proprio dorso quei due cavalieri. Il suo volo era liscio, evitando le brusche sacche d'aria turbolenta nella stessa maniera in cui il capitano di una nave avrebbe potuto manovrare il suo vascello attraverso le cavit delle onde per impedire che queste martellassero le fiancate indifese.
Stanach non sentiva niente, n la fatica, n il terrore, n i violenti singhiozzi di Kelida. Il drago, nel suo volo, giunse infine a sorvolare i Pianori di Ergoth... i Pianori della Morte. Poi, mentre il drago nero scalava ancora di pi il cielo per cogliere i venti favorevoli, e inclinava il proprio assetto, per mettere il vento alle proprie spalle e sotto le sue ampie ali, pot vedere chiaramente il tappeto di fuoco che avanzava verso est.
Kelida continuava a tremare contro di lui, come un pioppo sottile nella tempesta, e lui non aveva parole per consolarla.
In alto nel cielo meridionale la luce del nuovo sole brillava su quello che sembrava un lungo dardo scarlatto. Un secondo drago, un rosso che respirava fuoco, sfrecciava attraverso il vorticante fumo nero sopra la foresta e a un certo punto, con le ali ripiegate, si tuff verso la dorsale scura delle montagne meridionali e Pax Tharkas.
Allora, Stanach seppe cosa aveva incendiato la foresta. Non sapeva perch. Se le truppe e i convogli dei rifornimenti di Verminaard si stavano trasferendo fra le montagne, perch mai
avrebbe dovuto incendiare la foresta e distruggere le linee di attacco che aveva appena insediato?
Il drago colse una corrente pi bassa, perdendo quota a una velocit da far rivoltare lo stomaco, e Stanach attir Kelida con forza contro di s. Lontano, su un lato, Stanach vide la risposta alla sua domanda. Ampie brecce, profonde come l'incendio, che da quell'altezza parevano cicatrici tracciate dall'aratro, segnavano le pendici delle colline in strette linee rette, arrivando fino agli stessi Pianori.
Canali, pens con amarezza, che proteggevano le foreste a nord e a sud e che conducevano le fiamme dritte fino ai Pianori della Morte.
Da laggi il fuoco, guyll fire!, avrebbe poi proseguito per Thorbardin, come selvaggi razziatori mandati in avanscoperta da un esercito infuriato.
Stanach dette in un gemito sonoro. Nessun razziatore di un esercito affamato avrebbe potuto causare danni maggiori.
Cento anni prima un fuoco incontrollabile aveva spazzato gli acquitrini dei Pianori della Morte. Allora i nani avevano cercato di fermarlo, avevano cercato di salvare le paludi. Erano brutte, desolate quelle paludi, ma facevano parte delle aree selvatiche delle terre dei nani, i luoghi in cui gli uccelli nidificavano, gli animali si abbeveravano, e i pesci dimoravano e si moltiplicavano. Quelle paludi costituivano un grosso anello nella catena alimentare di Thorbardin.
Ma, un secolo prima, le paludi non erano state salvate. Era vero che le caverne agricole nella profondit della montagna erano in grado di nutrire Thorbardin. Ma era anche vero che esisteva il concreto pericolo delle pestilenze, e se queste avessero investito i raccolti, e le malattie avessero colpito il bestiame, ne sarebbe risultata una carestia.
Siamo assediati!
Kelida, afflosciata per la gran fatica, si gir a met e affond il viso nella spalla di Stanach. Lui cambi la presa sulla cresta del drago, spost pi in alto la mano destra bendata e ancora inerte per poter trattenere pi saldamente la ragazza. Lei non disse niente, ma il suo pianto era cessato qualche momento prima. Stanach cerc di vedere la sua faccia, ma non ci riusc.
Il drago scese ancora pi in basso, rallentando la sua velocit. Thorbardin era l sotto, verso sud-est. La citt giaceva sotto le alte vette della montagna che proprio adesso cominciava a essere indorata dal sole. La neve assumeva rosse sfumature sui picchi pi alti, dove era gi inverno. A mano a mano che il drago avanzava planando sulle correnti d'aria, Stanach riusc a distinguere la gola ancora avvolta dalle ombre che conduceva a Northgate, infranta e ridotta in rovina trecento anni prima durante le guerre che portavano il suo nome. Spalancata, con le pietre che urlavano ancora nel silenzio il loro dolore, l'imboccatura della stessa porta si apriva su una sporgenza sottile e infida. Da trecento anni quella porta non era pi stata chiusa. Il suo meccanismo era stato distrutto durante la guerra. Northgate era sorvegliata ben pi saldamente di Southgate, ancora funzionante. Il vento tuonava inorno a loro a mano a mano che il drago planava sempre pi in basso, scendendo sotto la gola, sotto la sporgenza, per toccare terra, infine, in mezzo alle ultime ombre della notte ai piedi della montagna.
Una gelida paura s'impossess un po' per volta di Stanach. Northgate era sorvegliata, difesa dai forti e feroci guerrieri daewar. Tuttavia, le caverne sottostanti, i luoghi segreti che i Theiwar chiamavano Tane Profonde, giacevano molto al di sotto della porta.
Qui, Realgar aveva un drago che obbediva ai suoi ordini, il quale molto probabilmente l'avrebbe chiamato ben presto Gran Signore. Adesso, Realgar aspettava nelle Tane Profonde l'arrivo ella Stormblade. La Spada da Re avrebbe fatto di lui un Gran Signore; l'avrebbe fatto re reggente dei nani e sovrano di Thorbardin.
Stanach chiuse gli occhi.
Sent nelle sue ossa il sobbalzo dell'atterraggio del drago, e sent il raschiare degli artigli sulla pietra. Kelida si mosse, poi si sedette lontana da lui.
Dove siamo? Lo sai?
Stanach lo sapeva. Con lo sguardo alla lucente spada al suo fianco. avrebbe voluto dirle che erano arrivati sul luogo dove sarebbero morti molto presto. Non glielo disse, ma si limit a scuotere la testa.
A casa, disse invece. Queste parole uscirono rauche dalle sue labbra, quasi che fossero una bugia. Siamo arrivati a Thorbardin.


Capitolo ventiduesimo.

Lavim tir un calcio a un ciottolo, e l'osserv ruzzolare gi per la collina. Aveva sentito dire, ma non era sicuro se l'aveva sentito dire da Piper oppure da qualcun altro, che tutto quel deserto, tutta quella contrada ondulata, asciutta, polverosa, vuota, priva d'ombre e mortalmente monotona, chiamata "le Colline del Sangue", era stata un tempo una lussureggiante pianura erbosa.
Ti sei dimenticato "smorta".
Cosa?
Ti sei dimenticato di dire che le colline sono smorte.
Lavim sospir. Non pensavo di doverlo fare. In un certo senso, parlano da sole, non  vero?
Piper sorrise.
Lavim tir un altro calcio al terriccio, e prese ad osservare le nuvolette di polvere che venivano trascinate via dalle raffiche di quel vento tagliente come una lama di coltello. Pens quanto fos se strano, che lui fosse in grado di capire quando Piper sorrideva.
Affond una mano in tasca e tir fuori una mappa disegnata sulla pergamena, ripiegata con cura ma piena di crepature. Un tempo avevo una custodia per conservare le mappe, ma non so dove sia finita. L'avevo fino a poco tempo fa, circa un mese o poco pi, prima che andassi a Lungo Crinale. Adesso non c' pi. Un sacco di cose tendono a scomparire, dopo che sono corse dentro o fuori da qualche posto.
Si lasci cadere sul terreno, vi si rannicchi sopra, e vi distese
la mappa, lisciando con cura le pieghe. Guarda questo posto, Piper. Sulla mappa sembra perfino pi brutto. Tracci con un dito delle linee sulla mappa, a beneficio di quell'amichevole spettro che adesso poteva vedere assai bene al di l di esse, e ben prima di esse.
Piper non disse niente, e lasci che continuasse.
Visto? Qua dietro a oriente c' Qualinesti. Lavim alz lo sguardo verso il cielo, socchiudendo le palpebre.  strano, non  vero, che io abbia passato la maggior parte del mio tempo a cercare fantasmi e non ne abbia trovato neanche uno fino a quando non sono uscito da questo posto. Bene, qui c' il Bosco degli Elfi, tutto verde e grazioso. Qui c' il fiume che abbiamo appena attraversato, vedi, questa linea azzurra e contorta. sbuff disgustato. Ed  qui che la mappa si fa brutta e il terreno ancora pi brutto. Soltanto delle basse colline, dice la mappa. No! Queste non sono colline, sono piccole montagne.
No, sono colline.
Troppo facile dirlo, per te; tu non ci devi camminare sopra. Lavim ripieg la mappa e torn a cacciarsela in tasca.
Sarebbe assai pi facile arrivare a Thorbardin, se potessimo attraversare i Pianori di Dergoth, o i Pianori della Morte, come li chiamano i nani. Perch mai li chiamano cos, Piper?
Perch migliaia di nani, sia nani delle colline che nani delle nontagne, vi hanno perso la vita durante le Guerre delle Porte dei Nani.
Lavim si alz in piedi e si stiracchi. Adesso il vento li investiva da est con le sue raffiche taglienti, spingendo l'incendio davanti a s. Malgrado il cielo fosse sgombro del fumo del guyll fyr, le correnti sopra le pianure risucchiavano la maggior parte di quel fumo turbinante lungo il canale della palude. Tuttavia, lui poteva ancora sentirne l'odore.
Senza dire altro, si mise a correre verso sud, sal in cima alla pi alta collina che riusc a trovare, poi si lasci cadere di nuovo sui calcagni.
Il fuoco era lontano molte miglia, e visto dalla cima di quella collina aveva l'aspetto d'un grande serpente rosso che scivolava verso le montagne a oriente. Il fumo era sospeso sopra le paludi, una densa cappa nera. Quando si sforzava, con gli occhi stretti e le spalle inarcate, Lavim immaginava di poter sentire il rombo di quell'incendio simile a un tuono lontano.
Piper, silenzioso durante tutto quel tempo, parl
all'improvviso, e Lavim sussult. Perch non vai a parlare con Tyorl?
No, non credo sia possibile. Lavim lanci un'occhiata dietro la propria spalla, laggi alla base della collina.  ancora parecchio sconvolto perch Stanach e Kelida sono stati rapiti da quel drago. E lo capisco. Anche... anche a me non piace pensarci.
L'ho notato. Ma forse Tyorl ha bisogno di parlarne.
Lavim scosse la testa, cupo. Certamente non con me. Guardalo.
Tyorl era accovacciato sui calcagni, intento a scrutare il cielo. Aveva tenuto puntati gli occhi su quelle inclementi altezze azzurre sin dall'istante in cui il drago aveva ghermito Kelida, portando via lei e Stanach in direzione dell'alba. Lavim sospir. Si era perso quasi del tutto quell'avvenimento prodigioso, tornando appena in tempo per vedere il drago, il quale ormai appariva soltanto come un punto nero nel cielo, intento a volare verso oriente, in direzione di Thorbardin, insieme a Kelida e a Stanach, e senza pi il suo cavaliere.
Avevano trovato il nano con un occhio solo in un burrone fra due strapiombi rocciosi. Seppur sanguinante e con le ossa fracassate, non era ancora morto. Lavim aveva pensato che Finn fosse stato animato da un desiderio di vendetta per l'orribile morte di Lehr, quando aveva tagliato la gola al nano. Ma Piper poi gli aveva detto che quella uccisione era stata, in realt, un atto di misericordia.
Adesso Lavim lanci un'occhiata a Finn. Il comandante dei ranger sedeva al riparo della collina con la fronte appoggiata alle ginocchia sollevate contro il petto, in apparenza inconsapevole dell'andirivieni incessante di Kem. Kembal, sempre tranquillo non aveva pi detto una parola da quando suo fratello era stato ucciso dal drago. Si aggirava intorno alla base della collina, a testa alta e pronto, come un cacciatore che aspettasse di riprender la pista della sua preda. Stava affilando le sue frecce sulla pietra della vendetta, disse Piper.
Con il cambiamento della direzione del vento, appena prima dell'alba, il fuoco si era diffuso rapidamente attraverso le colline e, spandendosi a nord e a sud, oltre che a est, innalzava un'impenetrabile parete di fiamme dietro di loro. Su consiglio di Finn avevano puntato verso quelle colline deserte. L non c'era molto che potesse bruciare, e il signore dei ranger aveva valutato che si sarebbero trovati al sicuro. Era stata una corsa affannosa e adesso, a mano a mano che le ombre si allungavano e s'incupivano nell'imminenza del tramonto, i quattro si erano fermati per riposare, prima di spingersi di nuovo verso est.
Su, Lavim. Parla con Tyorl.
E...?
E cosa?
E dagli il flauto, non  vero? Non la smetti proprio pi di insistere perch io lo faccia. Dagli il flauto, dagli il flauto...
Sarei molto pi felice se tu lo facessi.
Ma lui non pu usarlo, e io s!
Piper sospir. Fino a quando io ti dico quello che devi fare... S.
Ma allora, che senso ha, darglielo?
Lavim, vai!
Lavim strinse gli occhi e si tapp le orecchie con le mani. Desiderando caldamente che Piper non avesse mai preso quella brutta abitudine di gridargli dritto dentro la testa, and a raggiungere Tyorl.
L'elfo non si guard mai intorno, neppure quando la piccola ombra di Lavim venne a coprire la sua. Lavim si schiar rumorosamente la gola.
Tyorl si alz in piedi e scrut il quadrante orientale del cielo. Lavim, manca un'ora o poco pi al tramonto. Cerchiamo di non sprecarla in chiacchiere. Fece un cenno del capo a Finn, che si alz in piedi e segnal a Kem che erano pronti a rimettersi in marcia.
Kem, com'era sua abitudine, marci sul lato a nord, coprendo il terreno con l'andatura consentitagli dalle sue lunghe gambe. Finn procedeva rapidamente un po' avanti al gruppo, marciando verso sud-est, determinando la loro direzione. Ben presto, la cappa di fumo che si levava dai Pianori della Morte cominci a passare in alto sopra le loro teste. Lavim trotterellava accanto a Tyorl, con tanti piccoli passi veloci, per non rimanere indietro.
Uh, Tyorl, voglio dirti qualcosa.
Tyorl non rispose.
Voglio dirti di Piper.
 morto, grugn Tyorl. Cos'altro mi serve sapere, di Piper?
Lavim sospir, paziente. Lo so che  morto, Ma sono convinto che tu creda che, se avessi avuto fra le tue mani il suo flauto quando il drago ha ghermito Stanach e Kelida, saresti stato in rado di fare qualcosa.
Tyorl non disse niente.
No, non l'avresti fatto. Non l'avresti potuto fare.
E perch no?
Perch il flauto lavora soltanto per me, Tyorl. Piper dice di non...
Piper dice?
Lavim annu. Vedi,  un fantasma. Tyorl. Mi parla nella testa e mi dice delle cose...
Lavim...
Per favore, Tyorl, lasciami finire.  davvero un fantasma. Me l'ha detto quando il drago rosso  volato sopra la foresta e ha dato fuoco agli alberi. Be', non che lui, il drago, voglio dire, avrebbe appiccato l'incendio... ma che era in volo. E... e mi aveva detto anche del drago nero. Il kender sospir e mantenne il passo. La sabbia e la polvere rossa parevano frenargli i piedi Ma... ma ero troppo lontano per poter fare qualcosa. Ho tentato! Ho tentato davvero, ma Piper dice che gli incantesimi hanno una certa portata e... mi spiace. Mi spiace davvero. Avrei volute essere pi vicino. Avrei voluto non essermi trovato fuori tra le colline. Ma ero l. E... e so che tu pensi che saresti stato in grado di aiutare Lehr e Kelida e Stanach quando  arrivato il drago, se soltanto tu avessi avuto il flauto, ma non avresti potuto, non avresti avuto Piper nella testa.
E neppure tu. Piccolo kender, qualche volta penso che tu sia mezzo matto, e...
Digli che, pi che altro, sei senile.
Indignato, Lavim sbott: Non sono pi che altro senile Neanche un po'!
Tyorl si ferm. Era proprio la frase che lui stava per pronunciare. Cosa?
Io... Piper ha detto, voglio dire, io ho detto... che non som pi che altro senile. Lavim tir un respiro tremante, e si ferm Con le mani sulle ginocchia, la testa bassa e il respiro affannoso, chiuse gli occhi e cerc di riprender fiato, sempre senza smettere di parlare.
E Piper dice anche che in questo momento stai pensando che faresti meglio a trovare un modo per farmi star zitto prima che Finn mi senta.
Tyorl sbatt pi volte le palpebre. S? Dice davvero questo? Ma certo, e dice anche che adesso stai pensando che l'ultima cosa di cui hai bisogno  un kender mezzo matto fra i piedi. Non sono matto, Tyorl! Lo capisci? Non mi sto inventando tutto questo.  vero.  reale.  qui. Si frug nelle tasche e tir fuori il flauto. Lo cacci nelle mani di Tyorl prima di decidere di non farlo. Provalo. Suona qualcosa.
Cosa dimostrerebbe? So suonare il flauto, ma non so le note di nessun incantesimo.
Lavim fischiett le note leggere e veloci che aveva suonato per attivare il suo incantesimo della puzza. Prova queste. Fischiett di nuovo il motivetto. Ci sei?
Tyorl soppes il flauto con cautela. Lanci un'occhiata tagliente a Lavim e tir un rapido respiro.
Di, fallo.
Tyorl prov il motivetto, preparato, nel peggiore dei casi, al disastro di quell'inimmaginabile, fetido odore che gli aveva fatto rivoltare lo stomaco nella caverna del fiume.
Non successe nulla, ma la brezza acceler un po'.
Piper dice che il vento non ha niente a che vedere con il flauto.  qualcosa che ha a che fare con le correnti d'aria sopra l'incendio, o qualcosa del genere. Visto? Ora prova di nuovo.
Tyorl lo fece. La brezza soffi con la stessa forza di prima e l'aria sapeva ancora del fumo dell'incendio, ma nient'altro. Fiss
il flauto che stringeva fra le mani e vide, solo un istante troppo tardi, la mano del kender guizzare e riprendersi lo strumento. Il quale fin fulmineamente nascosto in una delle tasche pi profonde, prima che lui potesse protestare.
Lavim! Aspetta! dammi...
Ma Lavim se n'era andato, sgambettava lontano da lui per raggiungere Finn. Il flauto era di nuovo in suo possesso.
Tyorl si lanci al suo inseguimento. Se Lavim si fosse trovato sull'altura rocciosa quando il drago nero li aveva attaccati, avrebbe potuto essere in grado di aiutarli. Ma stava
vagabondando nella notte, e non era stato l. Adesso, biasimarlo per questo, sarebbe stato infruttuoso quanto biasimare se stesso per aver mancato di colpire il drago, quando aveva tentato di farlo.
Tyorl acceler il passo. Non stava pensando ai fantasmi o alle possibilit che aveva perduto. D'un tratto si era reso conto che Lavim aveva dimostrato come la magia del flauto funzionasse per lui soltanto. Le implicazioni erano spaventevoli.
Dalla collina dove faceva il suo turno di guardia nel buio, nelle ore dopo mezzanotte, Tyorl vide il fuoco che infuriava fra gli aquitrini e le paludi dei Pianori della Morte. Il vento che soffiava da ovest si era calmato dopo il tramonto, ma il fuoco non aveva pi bisogno della spinta del vento per aprirsi rapidamente la
strada verso le montagne. L'erba della palude avrebbe potuto benissimo essere petrolio per lampade; adesso niente avrebbe potuto fermare il fuoco.
Tyorl imprec amaramente e sollev lo sguardo verso le stelle, minuscoli frammenti di ghiaccio luccicante sparpagliati sul cielo nero. Solinari, alta e luminosa, era cinta da un nebuloso anello d'argento. La luce di Lunitari tingeva di rosso le colline scure a oriente, proiettando ombre color indaco sulle terre basse. L'anello che circondava la luna rossa era rosa come sangue annacquato. Tyorl sent l'odore della neve nell'aria.
Non riusciremo a raggiungere le montagne prima che lo faccia il fuoco, pens l'elfo. E questo significa che non riusciremo affatto a raggiungere Thorbardin.
Fece scivolare il pollice lungo il legno lucido del suo arco. Sent il familiare legno di tasso sotto il suo pollice, levigato come la seta.  del tutto inutile... s, inutile, per difendere Kelida contro il drago.
Tyorl sussult, quando il dolore e il rammarico gli artigliarono il cuore. Anche questo gli era familiare. Le sue frecce dritte e ben fatte erano rimbalzate sulla pelle scagliosa color ebano del drago, come se fossero state respinte dall'acciaio. Una freccia scagliata attraverso l'occhio della creatura l'avrebbe fatta rallentare, avrebbe potuto ucciderla, ma il drago si era mosso troppo in fretta ed era volato bel lontano dalla sua portata, prima che lui potesse prendere la mira e tirare. Per un attimo, quando il drago era balzato verso il cielo, aveva creduto che Stanach avesse liberato Kelida. Aveva poi seguito la lotta sul gigantesco dorso della bestia, pregando, e poi imprecando quando la bestia si era involata verso il cielo.
Stanach, pens l'elfo con amarezza, Stormblade ti  costata parenti, amici, e una mano. Hai detto che Reorx ha benedetto quella spada; io dico che l'ha maledetta. Ma hai tentato, hai combattuto come un lupo per riconquistarla.
Volt la schiena al livido bagliore del guyll fyr e, con lo sguardo illuminato dal piccolo, docile chiarore del fuoco del campo, l nella conca, osserv le ombre del suo fumo giocare sul terreno sottostante. Rosse contro il sole, le rocce e la spessa polvere del suolo desertico erano di uno strano colore purpureo sotto l'arcano bagliore delle due lune. Lavim, come al solito, non era visibile da nessuna parte. Tyorl non era riuscito a raggiungerlo prima che fosse stato preparato il campo, e da allora non era stato pi capace di trovarlo.
Si era messo a vagare nella notte, pens, oppure stava comunicando con il suo mago spettrale.
Si tenne quanto pi lontano possibile da quel pensiero. Era certo che Lavim fosse convinto che il defunto Piper parlasse con lui. Tyorl non sapeva cosa pensare. Eppure era vero che Lavim aveva saputo le sue parole ancora prima che lui le avesse anche soltanto a met pensate. Quando aveva cercato di discutere quella faccenda con Finn, il signore dei ranger aveva scrollato le spalle senza esprimere nient'altro se non la pi caustica incredulit.
Tyorl lanci una nuova occhiata al campo. Finn giaceva avvolto nel suo mantello e dormiva accanto al fuoco. Kem, al quale Tyorl aveva dato il cambio un'ora prima, se ne stava seduto fissando le ombre. Tyorl si chiese quando mai si sarebbe messo a dormire.
Il silenzio di Kem era sempre stato una faccenda che indicava un benevolo spirito di osservazione. Tranquillo per natura, il guaritore aveva sempre lasciato parlare per la maggior parte del tempo il suo loquace e pi giovane fratello. Adesso, pareva che la norte di Lehr avesse derubato gli occhi di Kem della loro luce divertita e gentile. Kem voleva la vendetta, e anche Tyorl la voleva.
Tyorl avvert un gelo improvviso, fin nel pi profondo delle ossa. Era la prima volta che ammetteva, perfino a se stesso, di credere che Kelida fosse morta.
Il drago nero era arrivato in volo da oriente. Da Thorbardin. Questo poteva soltanto voler dire che la rivoluzione tanto temuta da Stanach era ormai un fatto compiuto. Realgar imperava sul regno dei nani, e aveva draghi ai suoi ordini. S, e Verminaard come alleato.
Ancora una volta bisbigli un'imprecazione, questa volta contro l'improvviso stringersi della sua gola. La sera prima si era chiesto se si fosse innamorato di Kelida, rifuggendo da quell'idea ma aspettando, per, ad ogni istante, di poter cogliere il morbido tono della sua voce, sperando di sentire il calore di un suo tocco casuale.
Questa notte, e troppo tardi, sapeva al di l di ogni dubbio, che gli mancava. Adesso poteva soltanto pensare al ricordo della sua voce, del tocco della sua mano leggera sul braccio, oppure del luminoso riflesso del sole nei suoi capelli.
Cosa le avrebbe detto?. S... fra un momento!
E Hauk?
L'elfo dette in un amaro sorriso, Adesso non aveva pi nessuna importanza. Erano morti tutti e due, e lui possedeva soltanto
una manciata d'istanti, ridotti ai ricordi di una contadinella diventata cameriera. Era troppo tardi, adesso, per preoccuparsi di ci che avrebbe potuto fiorire da quei momenti. Erano passati, inesorabilmente.
Tyorl riprese il suo giro di guardia, con il fuoco dell'incendio alla sua sinistra e le ombre davanti e dietro di lui. Troppo tardi per qualunque cosa, pens di nuovo, con freddezza... salvo la vendetta. Non aveva affatto importanza chi regnasse a Thorbardin, adesso. Lui avrebbe trovato un modo per arrivare fino alla citt delle montagne, avrebbe trovato il modo di vendicare Kelida, e Hauk, che amava entrambi.
Da una forra immersa nella notte a ovest del campo, Lavim stava osservando Tyorl che andava avanti e indietro lungo il crinale della collina. Si era ripreso con la rapidit di un kender dalla corsa attraverso il deserto e, sapendo che adesso Tyorl era a caccia del flauto, era sgusciato fra le ombre del crepuscolo, evitando tutti e tre i ranger. Voleva parlare con Tyorl senza essere seccato dalla pretesa di Tyorl di avere il flauto. Lavim doveva fare delle domande che esigevano una risposta.
Si agit fino a quando non ebbe trovato una posizione pi comoda in mezzo alle rocce, dove sedersi, e fiss accigliato la notte. Il problema era che Piper non gli aveva dato proprio nessuna risposta. Aveva smesso di dargli risposte all'incirca nel momento in cui lui aveva tirato fuori il flauto. Lavim fece scorrere le dita lungo il legno levigato di ciliegio ed ebbe un sorriso astuto. Sospettava che la mancanza di una reazione da parte di Piper alla sua ultima domanda fosse in s una risposta.
Penso, disse, puntando il flauto verso il punto in cui immaginava che Piper dovesse trovarsi, se avesse aleggiato da qualche parte, fuori della sua testa, di poter usare questo flauto tutte le volte che voglio.
Piper non disse niente.
Credo che non abbia nessuna importanza che tu dica al flauto quale motivo magico debba suonare.
Piper continu a non dire nulla.
Lavim sogghign.  quello che penso. E sai perch? Be', te
lo dir: perch quell'incantesimo della puzza  stata un'idea mia, e il flauto ha suonato la canzone di cui avevo bisogno proprio nel momento in cui ne avevo bisogno.  per questo che tu vuoi che io dia il flauto a Tyorl, non  vero? Posso usare la magia, e non c' bisogno che tu mi dica come farlo. Ho soltanto bisogno che tu ti trovi dentro la mia testa, perch il flauto possa funzionare. Cosa ne dici?
Dico che sei un asino, Lavim.
Lavim si rifiut di sentirsi insultato. Potrebbe essere, potrebbe essere, ma io sono un asino con un flauto magico.
La voce di Piper fu gelida dentro la testa di Lavim. S, e non riesco a immaginare niente di pi sciocco o pericoloso.
Lavim consider il modo in cui la luce delle due lune scorreva lungo quel legno liscio come il raso. Sei infuriato, non  vero?  strano, dal momento che io dovrei essere infuriato con te per avermi detto che era indispensabile che tu mi dicessi come fare a far funzionare la magia. Annu solennemente. Gli amici non mentono agli amici.
Ma gli amici neppure derubano gli amici, Lavim.
Punto nel vivo, il kender scivol gi dalla roccia. Io non ho affatto rubato il flauto. Sei stato tu a darmelo!
Ti ho chiesto di darlo a Tyorl.
E io ti ho detto che l'avrei fatto. E anche molto presto!
Lavim, non so quello che hai in mente di fare, ma sar meglio che non coinvolga il flauto. S, sono soltanto una manciata d'incantesimi quelli che tu puoi far funzionare con la magia del flauto, e neppure sai quali siano.
Lavim ridacchi. Ma io ne conosco almeno due: l'incantesimo della puzza e quello del trasporto. E adesso non ho nessun bisogno di un incantesimo della puzza!
Lasci il burrone, si arrampic lungo i suoi fianchi ripidi, e si precipit di corsa verso il campo.
Sar facile! esult. Ci trasporteremo fino a Thorbardin e salveremo Kelida e Stanach, e forse anche questo Hauk!
No, Lavim, no! Anche per quell'incantesimo ci vogliono delle parole. Tu devi conoscerle, mentre suoni le note. Se tenterai quell'incantesimo senza le parole giuste, ti troverai nel bel mezzo del nulla con tre mucchietti di cenere che un tempo erano i tuoi amici!
Lavim si arrest, drizzando la testa e corrugando la fronte. Poi il sorriso lisci le rughe sul suo viso oscurato dalle intemperie. Aveva la soluzione anche di quel problema. Non ci sono problemi, Piper. Baster che tu me le dica quando avr bisogno di conoscerle.
Piper, che si trovava nella stessa condizione di chi cavalcava un destriero sfuggito al suo controllo e lanciato al galoppo gi per il fianco di una montagna, desider ardentemente di
aver qualcosa a cui aggrapparsi. Ne aveva bisogno. Adesso non c'era nessun modo di fermare Lavim.
Tyorl riconobbe di essersi del tutto convinto che Lavim era davvero infestato, nell'istante in cui vide il kender tirar fuori il flauto del mago. Sbuffando come un vecchio mantice, dopo aver risalito di corsa il fianco del burrone, Lavim fece segno all'elfo di scender gi dalla cima della collina.
Tyorl! Vieni qui! Ho trovato la soluzione! Posso far arrivare tutti a Thorbardin prima che tu faccia in tempo ad accorgertene!
Sent subito una voce echeggiare nella sua memoria: quella di Stanach, bassa e aspra per il dolore, che bisbigliava: Piper  famoso a Thorbardin per i suoi incantesimi di trasporto.
Piper! Tyorl implor in silenzio. Piper, non permetterglielo!
Tyorl si lanci di corsa, inciamp su una pietra sporgente e scivol sui calcagni per quasi tutto il pendio. Soltanto gli di sapevano cosa sarebbe successo se Lavim avesse equivocato le istruzioni relative a un incantesimo di trasporto. Le parole e i gesti di un incantesimo erano cose delicate. Quanto pi precise dovevano essere le note, quando un incantesimo veniva attuato con
il flauto di un mago! Che razza d'incantesimo poteva venir scatenato per sbaglio?
Tyorl si tuff verso Lavim.
E cos fece Finn.
E Kem.
Il kender fin a terra in un guazzabuglio di braccia e di gambe, scalciando e dimenandosi, ma continu a stringere saldamente il flauto.
Ehi! Aspettate! Cosa c'? Lasciate che mi alzi! Non avete capito che io...
Tyorl si tir fuori da sotto il ginocchio di Finn, continuando a stringere la caviglia di Lavim. Finn si sottrasse con una contorsione dal gomito di Kem, senza lasciare la presa intorno alla vita del kender. Kem cerc di tirare in piedi Lavim. Nessuno gli teneva le mani, e nessuno pens di tappargli la bocca con le mani.
Lavim era certo che in qualche modo i suoi compagni avevano equivocato quello che aveva detto: era chiaro che se lo avessero capito sarebbero stati molto pi felici di quanto lo erano adesso. Per cui, gonfi d'aria i polmoni e si port il flauto alle labbra.
Aveva pensato, per qualche motivo, che la melodia d'un incantesimo di trasporto sarebbe stato un po' pi eccitante di tre piccole note. Quando ne ud l'inizio, Piper lanci un urlo terrificante dentro la sua testa. Lavim pens che con tutta probabilit quell'incantesimo avrebbe dovuto suonare un po' pi delicato, in qualche modo un po' pi gentile di una raffica d'imprecazioni...
Lavim parve dissolversi, allungarsi, e d'un tratto il suo stomaco si rovesci dentro di lui e si annod.
Molto strano, pens, mentre tutte le sensazioni sembravano venirgli risucchiate fuori dal corpo. (Gli sembr che gli venissero risucchiate fuori attraverso le dita delle mani e dei piedi)... Credo che non appena uscir da questo incantesimo dovr cercarmi un posto ben riparato dove poter star male per un minuto o due. Suppongo sia meglio farci arrivare fuori della citt. Sarebbe imbarazzante restituire la propria cena davanti a un'intera folla di...
D'un tratto Lavim non sent pi niente del tutto.
Tyorl colp il terreno con un tonfo che gli fece stridere i denti. E quando cerc di riprender fiato, il fumo gli riemp i polmoni, il fuoco gli lamb le dita, e si sarebbe messo a urlare, se avesse avuto il fiato per produrre un qualche suono.
Maledetto kender, ci ha appiccato il fuoco!
Alzati! Tyorl, alzati!
Quello era Finn. Tyorl tent, per lunga, istintiva abitudine, di obbedire, ma trascin un ginocchio sotto di s e scivol, sguazzando in mezzo all'acqua fredda.
Maledetto kender, ci ha fatti finire in mezzo all'oceano!
Tyorl, per favore, alzati! Era stato Lavim a parlare, e malgrado Tyorl non fosse pronto a giurare di aver sentito la paura nella voce del kender, quello che vi aveva sentito lo indusse a dimenarsi e a sguazzare con disperata energia, riuscendo alla fine a tirarsi in piedi. Sollev una mano al viso, ripulendolo dalla densa fanghiglia e dall'erba viscida e appiccicosa. Barcollando, si volt verso il kender. Lavim era soltanto una piccola forma indistinta nella notte fumosa.
In nome degli di, ringhi. Dove siamo?
Mi... mi spiace, Tyorl. Non intendevo che finissimo qui. No davvero. Volevo soltanto che arrivassimo fuori della citt, perch mi sentivo un po', uh, nauseato, e ho pensato che non sarebbe stato davvero gentile comparire in casa di qualcuno senza che ci avesse invitato. E poi, in un certo qual modo, non sapevo davvero
cosa fare, e non c'era nessuno a cui potessi chiederlo, e tutto l'incantesimo si ... per cos dire... sfasciato in... Si gratt la testa, si guard intorno, e vide le fiamme che si stavano avvicinando sempre pi.
... uh, in questo posto. Ti senti bene?
Dov' il flauto?
Lavim scroll le spalle. Non lo so, io...
Dov' il flauto?
Lavim tir un profondo sospiro, poi sorrise, impacciato. Ce l'ho io.
Dammelo.
Ma Tyorl, io...
Adesso! rugg Tyorl.
Sottomesso, Lavim gli porse il flauto. Va bene. Ma Piper dice che...
La voce di Tyorl era bassa, pericolosa, e suonava a sfida. Piper dice cosa?
Di non buttarlo via. Piper dice che potrebbe servirci...
Adesso il fumo era pi denso, e quando si guard intorno, Tyorl vide Finn che stava aiutando Kembal ad alzarsi in piedi. I quattro si trovavano immersi nell'acqua fino alle ginocchia, circondati dalle alte erbe delle paludi. Ad appena un quarto di miglio di distanza, intere distese di erba erano in fiamme, come tante minuscole torce, verso occidente, fino a dove arrivava lo sguardo di Tyorl. I tizzoni dell'incendio e dei ciuffi d'erba in fiamme volavano in alto soffiati dal vento, attraverso l'aria densa e nera. Tyorl agguant brutalmente Lavim per la spalla e lo costrinse con violenza a girarsi.
Guarda.
Lavim si divincol. Vedo.
Siamo finiti negli acquitrini, Lavim, e siamo circondati dall'incendio.  questa forse la tua idea di un po' fuori della citt?
No, ma...
Finn arranc in mezzo al fango e a quell'immonda acqua immobile. Afferr il braccio di Tyorl e punt il dito verso est. Da questa parte, non so niente di queste paludi, ma puntare verso la radura  pressoch l'unica cosa che possiamo fare. Lanci un'occhiata a Lavim con gli occhi azzurri divenuti duri come la pietra, poi riport lo sguardo sull'elfo. Credo che dovremmo uccidere quel piccolo bastardo e poi andarcene di qui.
Lavim, che stava per scusarsi, chiuse di colpo la bocca. Segu con lo sguardo Finn che svaniva in mezzo al fumo, e aspett che anche Kem gli fosse passato davanti, sguazzando nel fango, prima di alzare lo sguardo su Tyorl. Non penserai che stesse parlando sul serio, vero?
Tyorl non rispose, ma spinse Lavim davanti a s.
Piper, chiese Lavim in silenzio, non penserai che Finn intendesse sul serio, vero?
Se non l'intendeva lui, fu la risposta di Piper, con una voce mentale che suonava decisamente debole e rauca, l'intendo io!
Ma... ma, Piper, pens Lavim, io ho cercato soltanto di aiutarli. Stavo soltanto cercando di arrivare a... Piper?
Il mago non rispose.
Ah, suvvia, Piper, davvero, volevo soltanto aiutarli.
Gurdati intorno, Lavim, ringhi Piper. L'unica cosa che sei riuscito a combinare,  che tu e i tuoi amici finirete arrostiti ben prima di essere arrivati in un qualsiasi punto vicino a Thorbardin.
Lavim lanci un'occhiata alle proprie spalle, e incespic rischiando di cadere, nel tentativo di guardare dietro di s e nello stesso tempo camminare in avanti. Adesso, la cortina di fuoco che infuriava alle loro spalle era molto pi vicina. Guizzava e crepitava e scagliava spruzzi impetuosi di ceneri ardenti nel tenebroso cielo notturno.
Lavim, con molta saggezza, decise di aspettare che si fossero allontanati dall'incendio e dagli acquitrini, prima di rispondere a Tyorl e a Piper che, anche se non erano finiti proprio a Thorbardin, probabilmente, adesso, si trovavano pi vicini alla citt di parecchi giorni.


Capitolo ventitreesimo.

Gneiss dei Daewar procedeva in mezzo ai vicoli ed ai sentieri contorti creati dalle capanne dei custodi erette in fretta e furia che bordavano le pareti delle Tane Agricole Orientali. Non ci sar aria a sufficienza neppure per un nano, aveva dichiarato. Perfino lui ammetteva che quella lamentela era soltanto un'iperbole, ma, tutte le volte che entrava nelle tane agricole, quel pensiero tornava a brontolargli nella mente.
Gli ottocento profughi umani erano riusciti a insediarsi rapidamente. I bambini pi piccoli, quelli che non erano fuori nei campi con gli uomini, sgambettavano in mezzo al groviglio delle capanne e le loro grida si levavano alte e sonore, echeggiando intorno alle pareti della caverna e levandosi alte fino al soffitto, molte centinaia di palmi pi in alto. Le donne accudivano il bestiame, le poche dozzine di cavalli necessari per l'aratura, un turbolento gregge di pecore, e troppe, fin troppe galline e anatre.
Questa dannata caverna puzza come una citt cenciosa di frontiera ai confini del nulla! Ma una nota di riluttante ammirazione s'insinu nei pensieri del Daewar. Reorx lo sapeva, quanto poco tempo avessero impiegato a riprendersi dal loro stremante viaggio attraverso le Terre Esterne!
Malgrado i campi non fossero affatto quelli ai quali quei contadini erano abituati, si erano rapidamente adattati agli acri livellati di terra nera e profonda, trasportata dentro le tane agricole
molti anni prima e stagionalmente rinnovata e rinvigorita con nuova terra trasportata dalla valle all'estremo di Southgate. Nessuna pietra ostacolava le lame degli aratri, neppure la pi piccola pendenza metteva alla prova i cavalli o gli aratori.
Gneiss si ferm ai bordi di un campo arato di fresco. Il suolo scuro era vividamente illuminato dalla luce che scendeva dai molti pozzi di cristallo, in alto sopra di loro. Dei ragazzi, con in spalla grosse borse di tela piene di semi, seguivano le linee dei solchi diligentemente tracciati, spargendoli a destra e a sinistra a mano a mano che procedevano. Ben presto quel ricco suolo nero sarebbe stato ricoperto dal tenero tappeto verde del nuovo frumento. Al di l di quel campo, si stava piantando granoturco, e ancora pi oltre avrebbero ben presto allignato il miglio, il fieno e altre erbe da pascolo per il bestiame.
S, stava lavorando bene la gente di Goldmoon. Si poteva quasi credere che Mesalax avesse benedetto i loro sforzi. Si poteva quasi credere che la donna delle pianure godesse davvero della benedizione della dea.
Quasi. Gneiss sbuff. Non aveva mai sentito dire che uno dei doni che Mesalax concedeva ai suoi chierici fosse l'abilit d'incantare i thane. E Hornfel era incantato. Pareva che, in quei giorni, passasse pi tempo laggi, in mezzo ai contadini profughi, che nelle citt alte.
Ed io, pens il Daewar, devo trascinarmi fin quaggi per venirlo a cercare, come un lacch, tutte le volte che voglio scambiare una parola con lui! Corteggiare gli alleati, lo chiama lui. Il modo migliore di farsi un alleato  conoscerlo, dice. Ah! Che razza di alleati potranno mai essere questi profughi cenciosi? Dannatamente scadenti, scommetto.
Lo strillo di una bambina, rauco e acuto insieme, la precedette, quando schizz fuori di corsa da dietro una capanna, a testa bassa e sferzando l'aria con le braccia. Invest Gneiss prima che il Daewar potesse schivarla, facendolo barcollare, e poi ruzzol lunga distesa.
Gneiss afferr la bambina per i gomiti, sollevandola da terra, rimettendola di nuovo in piedi senza tante cerimonie. Vacci piano con le tue corse inconsulte, ragazzina! Hai due occhi... usali!
I due occhi chiamati in causa, grandi e azzurri come il mare, fissarono Gneiss, mentre la ragazzina si spostava cautamente verso il campo.
Le sue gambe sono tutte pelle e ossa, pens Gneiss, e le braccia ancora peggio. Qualcuno avrebbe dovuto pensare a
nutrire quella cosina. E con cosa le hanno tagliato i capelli? Con una sega, a quanto pare.
Rimani ferma un momento. Vuoi?
La ragazzina si arrest dove si trovava e si scost dal viso i capelli neri e ispidi.
Sto cercando Goldmoon, e... Gneiss ebbe un sorriso acido, ... il suo prigioniero Hornfel: Dove si trovano?
Prigioniero? Gli occhi della ragazzina si dilatarono ancora di pi, sempre che fosse possibile, e scoppi improvvisamente a ridere. Oh, stai scherzando, nonno.
Nonno!
La ragazzina indic con un dito alquanto sudicio la sua lunga barba grigia.
Gneiss socchiuse gli occhi, bloccando sul nascere un sorriso. Quei bricconcelli impudenti non andavano affatto incoraggiati, no, no davvero.
Il volto impudente della ragazzina si spalanc in un sorriso. So dove sono. Ti accompagno io.
S, grugn il nano, e poi farai meglio ad andare da tua madre, a farti dare una bella lavata e a pettinarti i capelli, eh?
La ragazzina scosse la testa e scroll le spalle in maniera molto convinta. Non posso farlo, nonno.
Non puoi? Perch no?
La signora Goldmoon dice che la mia mamma e il mio pap sono andati da Mishakal. L'espressione della ragazzina si oscur. Credo che siano morti.
Detto questo, la ragazzina si allontan sgambettando, e Gneiss dovette accelerare il passo per riprenderla. Si risovvenne che i bambini nati in tempo di guerra erano dei fatalisti. L'aveva visto accadere fin troppe volte, e non era mai riuscito ad abituarcisi, per quanto lui fosse un guerriero.
Gneiss segu la ragazzina lungo i sentieri serpeggianti creati di recente, fino alla capanna di un custode del campo, anonima e dal tetto basso, in niente diversa da tutte le altre. All'interno della minuscola capanna trov Hornfel seduto a un tavolo insieme alla donna delle pianure. C'era anche il mezzelfo, accovacciato sui calcagni accanto alla porta, non essendoci nessun altro posto in cui potesse sedersi: era intento a montare le alette su un mucchietto di frecce, con l'istintiva, distratta abilit di qualcuno che svolge quel compito sia per passare il tempo, sia per tenere in ordine le proprie armi. Il coriaceo Tanis, dai capelli volpini e Goldmoon, venivano spesso visti insieme, ed erano considerati i capi dei profughi. Correva anche voce che, da qualche parte, ci fosse anche un grande e imbronciato uomo delle pianure, il quale forse aveva il diritto di chiamare Goldmoon la propria signora. In effetti, erano nove le persone, in quella banda eterogenea, gli autori del salvataggio degli schiavi dalle miniere di Verminaard. Gneiss aveva incontrato e parlato soltanto con il mezzelfo e Goldmoon. Gli altri sette, o avevano faccende personali a cui badare, oppure erano pi che contenti di lasciare che fossero quei due ad occuparsi dei negoziati.
Ed era un bene che le cose stessero cos, pens Gneiss. Aveva sentito dire che uno del gruppo era un nano delle colline del famigerato clan di Fireforge. Lui non aveva il minimo interesse a parlare con un nano delle colline, per non parlare di trovarsi nella stessa stanza con uno il cui nonno aveva combattuto contro i nani delle montagne durante le Guerre delle Porte dei Nani.
S, e Hornfel se ne sta qui seduto con loro, pens il Daewar, e sta bevendo una tazza di spirito insieme a questi stranieri! Come se non ci fosse nient'altro che riguarda direttamente lui o il Consiglio... se non trovare un modo piacevole di passare il pomeriggio!
Ma Gneiss si rincrebbe del suo giudizio quando vide gli occhi del suo amico. Le ombre scure negli occhi dell'Hylar indicavano che le faccende in discussione erano gravi.
Goldmoon sorrise e fece cenno a Gneiss di entrare nella capanna, come se quel minuscolo luogo le appartenesse, e fosse orgogliosa di potervi accogliere un ospite.
Stai cercando il tuo amico? Se vuoi accusarmi di egoismo, sei senz'altro nel giusto, Thane Gneiss. L'ho tenuto qui dentro troppo a lungo.
Figlia del capo, era il suo giusto titolo. Gneiss pens che gli sarebbe piaciuto conoscere suo padre, non fosse altro per incontrare l'uomo che aveva istruito Goldmoon nella sua regalit.
S, mia signora. Abbiamo bisogno di lui. Hornfel, disse, sono arrivate notizie dal confine. Guyll fyr. Aveva pronunciato le parole nella lingua dei nani, e fu sorpreso quando il mezzelfo reag.
Un incendio incontrollabile? Tanis interrog Gneiss con gli occhi verdi e taglienti. Dove?
Sta avanzando lungo le colline a ovest dei Pianori della Morte. Due pattuglie di confine hanno riferito di averlo avvistato la scorsa notte. Adesso le fiamme sono spinte dal vento e avanzano rapidamente.
Pi rapidamente degli stessi venti che le sospingono, si disse Gneiss. Aveva contemplato il fuoco all'alba, dalle mura infrante di Northgate. Una luce abbagliante che guizzava verso il cielo soffuso d'una luminosit opalescente, il guyll fyr gli era sembrato un mare di fuoco, le sue onde lambivano le sponde della foresta ai piedi della montagna. Il fumo, denso e impenetrabile, saliva al cielo in dense colonne oppure si sdipanava in mille volute davanti alle fiamme infuriate, danzando con i venti gelidi che turbinavano sopra i Pianori della Morte. Il suo livido bagliore e il suo fumo micidiale avevano fatto sembrare la luce dell'alba qualcosa di pallido e malato.
Gneiss si rivolse a Hornfel: La tua presenza  richiesta nella camera del Consiglio, amico mio. Questa, e altre faccende, esigono tutta la tua attenzione.
Goldmoon, colei che aveva i capelli argentei e i grandi occhi azzurri, si alz dalla panca dalle gambe traballanti dov'era seduta.
Il fuoco?
Gneiss annu, burbero. S, mia signora.
Com' cominciato? Lo sapete?
Non lo sappiamo, mia signora, ma tu e i tuoi siete al sicuro qua dentro. Quando vide Hornfel che faceva una smorfia, scroll le spalle. Era questa la tua preoccupazione?
No, lei rispose con voce sommessa. Tu sai che qui siamo al sicuro. Ma io so anche cosa accadr quando l'incendio investir i Pianori. L'ho visto accadere altre volte, ma mai in una stagione cos avanzata.
Stai pensando ai draghi di Verminaard, vero?
S.
S... be', ho pensato anch'io la stessa cosa, signora. Per fare un favore a Hornfel, poich il suo amico pareva stimare molto quella donna delle pianure, questo cosiddetto chierico di Mesalax, Gneiss tent un tono pi formale. Mia signora Goldmoon, questa  una faccenda che riguarda il Consiglio. Spero che ci concederai il tuo permesso.
Goldmoon non disse niente, ma quando Hornfel e Gneiss lasciarono la piccola capanna affollata, Tanis and con loro; Hornfel non parve avere nessuna obiezione e Gneiss non protest, ma si tenne soltanto un po' pi avanti, chiedendosi preoccupato come mai le sue parole gli fossero suonate cos grossolane alle sue stesse orecchie.
Thorbardin era costituita da sei piccole citt nelle viscere della montagna. Queste citt erano collegate le une alle altre, e alle numerose caverne ausiliarie, e alle due grandi porte, da una serie di strade e di pozzi per il trasporto, che i due nani conoscevano bene. Scelsero il loro percorso in apparenza senza pensare, come gente nata e vissuta sempre in un posto del genere. I rumori delle piazze del mercato e la quiete dei giardini aleggiavano intorno a loro come la luce e le ombre del sole.
Tanis procedeva in silenzio dietro i due thane, ben soddisfatto delle proprie osservazioni e dei propri pensieri. Quando i tre salirono su un ponte corto e stretto che attraversava la caverna principale profonda molte braccia, dentro la quale erano costruite le citt, Gneiss, sentendo il sommesso sospiro esalato dal mezzelfo, alz lo sguardo e poi si guard intorno.
Il ponte, con la sua campata acuta e la lunga pavimentazione costituita da blocchi di granito quadrati e perfettamente tagliati, era del tutto vuoto, salvo che per le loro ombre e il suono dei loro respiri. Dalla spianata antistante giungevano le grida e le risate dei giovani figli dei nani, intenti ai loro giochi infantili. I giardini pi oltre erano silenziosi come le ombre.
Cosa c'? bisbigli Gneiss.
Tanis sollev una mano e rizz la testa per ascoltare. Udirono un rumore di cuoio sulla pietra, un trepestio di piedi. Il mezzelfo allung d'istinto la mano verso la corta spada; le dita di Hornfel si chiusero intorno all'impugnatura del piccolo pugnale che portava al fianco.
Fra le ombre, disse l'Hylar.
Perfino mentre parlava, le ombre che parevano appollaiate sull'orlo del ponte, affluendo dalla caverna che si spalancava sotto di loro, assunsero forma e concretezza. Un brivido superstizioso serpeggi lungo il collo di Gneiss. Riconobbe il nano che si scost dal buio e, dando l'impressione di non aver visto i tre, si volt ed entr nella spianata.
Un Theiwar, uno dei maghi derro di Realgar.
Tanis, accarezzando con aria assente l'elsa della sua corta spada, fece passare lo sguardo da Hornfel a Gneiss. Chi ?
Non conosco il suo nome, grugn Gneiss.
Dhegan, disse Hornfel. S, Dhegan. Uno dei... tirapiedi di Realgar.
Avrebbe potuto benissimo dire assassini', pens Gneiss. Scosse la testa e si avvi in silenzio verso la spianata e la luce.
Mentre camminava, il daewar not che Hornfel non offriva a Tanis nessuna parola di spiegazione. Abile a capire quello che
il suo vecchio amico non diceva, Gneiss si rese conto che il mezzelfo non li stava accompagnando per avere un'occasione di visitare la citt. Ad un certo punto, durante i giorni trascorsi, Hornfel doveva aver discusso l'attuale clima politico del regno dei nani con i due capi dei profughi. E Tanis Mezzelfo, estraneo e forestiero, camminava ora con loro non soltanto come compagno, ma anche come guardia del corpo.
S, insomma... proteggono i loro interessi. La prima cosa che far quel dannato Theiwar, dopo aver dato inizio alla sua rivoluzione, sar di sbarazzarsi di questi profughi.
D'un tratto il daewar prov una viva bramosia di luce, voleva vederla, sentirla... ben presto avrebbe dovuto combattere. E non voleva combattere in mezzo alle ombre.
Darknight non provava nessun amore per la luce del fuoco. Realgar ignor il suo ringhio impaziente e volt la schiena alla torcia che ardeva sul suo supporto alla parete. La sua ombra, nera e frastagliata, balz fuori davanti a lui, strisciando sullo scabro pavimento di pietra della tana del drago. Il Theiwar fu attraversato da un impeto di furore, come una linea di fiamma. La sua mano destra and alla spada inguainata nel fodero che aveva al fianco, le sue dita seguirono il solco d'argento e il disegno degli zaffiri incastonati nell'elsa. Come se avesse toccato un talismano capace di calmarlo, la sua collera si raffredd. Fece un segnale alle due guardie che aspettavano nell'ombra, alle sue spalle. Le guardie trascinarono fra loro, alla luce, un rigido fardello.
Carne morta! ringhi Darknight, un suono rauco e sobbalzante di rabbia e di protesta. Al di l della sua portata, nella caverna pi piccola al di fuori della sua tana, c'era del cibo assai migliore: il nano con una mano sola e la ragazza umana che Realgar aveva preso prigionieri all'alba. Il drago pens alla carne viva e palpitante e poi guard il corpo della guardia nana morta.
 con questo che intendi nutrirmi?
Realgar scoppi a ridere, un suono simile al respiro del ghiaccio. Allora hai ancora fame? Una capra e un vitello non ti sono bastati? S, drago, hai davvero un appetito inesauribile. Si gir di scatto verso Darknight, con gli occhi che avvampavano per la collera. Il ranger se n' andato! Ho trovato questo nella caverna della prigione dove avrebbe dovuto essere! Hai fame? Bene, benissimo. Smussa l'orlo della tua fame su questa carcassa, e trovami il ranger. In questo modo avrai carne migliore. Non prima.
Darknight tese il collo in avanti come un serpente, dilatando le immense narici. Quella carogna che gli veniva offerta era un insulto, ma il suo stomaco rumoreggiava per la fame. Affond i denti affilati come pugnali nella spalla della guardia morta, e morse con forza, frantumando le ossa.
Realgar non prest nessuna attenzione all'orrido pasto, ma punt di scatto il pollice verso le due guardie, e pronunci una breve parola di congedo. Volt le spalle al drago e al cadavere che giaceva ai suoi piedi. Estrasse la Spada da Re dal suo fodero.
Il denso fumo oleoso della torcia scivol sulla sua elsa ingioiellata.
Il cuore della lama toccato dal dio acceler le sue pulsazioni sotto la luce della fiamma. Realgar sollev in alto la spada con entrambe le mani, poi la abbass lentamente fino all'altezza dell'occhio. Il suo respiro, corto e affannoso, appann l'acciaio. Attraverso quel velo, il cuore rosso continu ad ardere con la stessa intensit.
Una Spada da Re. La Stormblade era monda da qualunque runa o marchio.
Questi, bisbigli, rivolto alla spada, questi verranno pi tardi, per mettere in risalto le gesta del mio regno. Re Reggente? Socchiuse gli occhi. No. Grande Re.
Non sar reggente, pens, mentre abbassava la spada; non far il custode del trono del gran re, aspettando fino all'ultimo giorno della mia vita che venga ritrovato il mitico Martello. Sar
io il Gran Re!
Darknight torn ad allungare il collo, portando la propria testa, tenuta bassa, quasi a contatto con la pietra umida, alla portata del nano. L'occhio della grande bestia era quasi alla stessa altezza di quello di Realgar. Per cosa li devo conservare, Signore, se non per farne la mia cena?
Realgar ebbe un gelido sorriso, il suo sguardo and dalla Spada da Re ai prigionieri che giacevano ancora nel buio dove le sue guardie li avevano gettati. L'incantesimo del sonno che aveva lanciato su di loro si sarebbe esaurito molto presto. Sorrise di nuovo al pensiero che si sarebbero svegliati e avrebbero trovato il drago che li guatava affamato. L'apprendista spadario, Stanach, e la ragazza umana sarebbero stati destinati a qualcosa di meglio della pancia di Darknight.
Destinati alla cerimonia della mia incoronazione, pens, quando li ringrazier per avermi portato la Spada da Re, e poi strapper loro il cuore per avere tentato d'impedirmi di averla.
Rivolto al drago, non disse niente, si limit soltanto a scrollare le spalle.
Darknight sollev la testa, con i grandi denti sgocciolanti e l'alito che ancora puzzava delle recenti uccisioni. Signore?
Realgar si mantenne perfettamente immobile, anche se la sua pelle si accappon, a causa dei denti del drago cos vicini al suo collo. Sorvegliali! Questo  l'ordine che ti do. Dovrebbe essere una ragione pi che sufficiente.
Il drago si accontent d'immaginare quanto Verminaard sarebbe stato contento di appendere quella spada alla parete della sala del trono di Pax Tharkas, sopra il cranio scarnito di quell'arrogante signorotto.
Realgar sentiva l'odore della vittoria nella stessa maniera in cui un lupo sente quello della preda. S, la vittoria era vicina, e lui doveva fare soltanto un balzo per afferrarla. I suoi assassini guatavano gli altri thane, lupi inferiori ma altrettanto famelici. Darknight arrotol la coda intorno ai propri fianchi e distese la bocca senza labbra in una risata silenziosa.
Anche a quei cacciatori in agguato sarebbe stata negata la preda, fino a quando Realgar non avesse dato l'ordine di banchettare. E l'ordine non sarebbe stato dato fino a quando Hornfel non fosse morto.
Il drago guard Realgar il quale, dimentico dei suoi prigionieri, sollevava un'altra volta la spada alla luce della fiamma, osserv i suoi occhi che seguivano la luce lungo gli orli della lama. Una vivida luce rossa sprizz come un'ombra sanguigna sulle mani del nano.
L'Hylar sarebbe morto assai presto, vittima dei tenebrosi complotti di Realgar. S, gran codardo, sghignazz fra s il drago, ucciderai il tuo grande nemico nella tenebra e nelle ombre, in segreto, con la lama di una spada nella schiena. Pensi davvero che la morte di altri, di rango inferiore, attuata nella luce e davanti agli occhi di chiunque rimarr in questo regno sventurato, dimostrer il tuo coraggio?
Realgar rinfoder la spada con movimenti lenti, quasi da cerimonia. Torn a voltarsi verso il drago, con uno strano sorriso d'intesa sulle labbra. Tu afferri i miei pensieri, non  vero, Sevristh?
Darknight distese le grandi ali con la grazia d'un uccello che si liscia le penne.
S, li afferri, ed  un bene. Continua ad ascoltare. Ho bisogno che tu voli ancora una volta, prima che questa faccenda possa dirsi conclusa, ed  probabile che non possa chiamarti in nessun'altra maniera.
Serrando le ali contro i propri fianchi lisci color dell'ebano, il drago fece guizzare la lingua serpentina intorno agli orli affilati dei denti. Oh, s, mio signore. Io sono, come sempre, ai tuoi ordini.
Darknigh segu con lo sguardo Realgar che si allontanava, ascolt la voce fiduciosa dei suoi pensieri, e non vi trov neppure la pi piccola traccia di un dubbio sui propri piani, o sulle intenzioni del drago. Era completamente immerso nelle sue visioni dell'ascesa alla carica di Gran Re e alle vie tenebrose che l'avrebbero condotto alla sua meta.
Molto bene, pens a sua volta Darknight, citando se stesso. Fece passare gli orli dei suoi artigli sulle pietre del pavimento, raschiandolo, e tocc con la punta del muso la carcassa mezza mangiata della guardia, e s'immagin, con volutt, che le ossa che stava spezzando fra le sue poderose mascelle fossero quelle di Realgar.


Capitolo ventiquattresimo.

L'aria della caverna, che ormai Hauk considerava come il suo rifugio, era carica dell'eccitazione del folle Isarn.
Tartagliando e deglutendo, il vecchio spadario cercava disperatamente di parlare. I peli scuri sul dorso delle braccia di Hauk ondeggiavano come avrebbero fatto davanti all'impeto d'una tempesta in avvicinamento. Un brivido d'odio gli serpeggi su per la schiena. Gli sforzi che Isarn faceva per dominare la propria eccitazione gli facevano orribilmente contorcere il volto, in modo che riusciva a stento a costringere una parola comprensibile a uscirgli dalle labbra.
Hauk riusc a infilare le gambe sotto il proprio corpo e a sedersi, appoggiando la schiena contro la parete di pietra della caverna che era il loro rifugio. Con calma e lentamente, bisbigli, dillo di nuovo.
Il ragazzo. La ragazza elfa.
Hauk non sapeva come rispondere. Non sapeva cosa mai Isarn stesse cercando di dirgli. Eppure, malgrado tutto il panico che vedeva negli occhi del nano, pot accorgersi che il vecchio spadario aveva la mente pi limpida di quanto l'avesse avuta da molti giorni a questa parte.
Dimmi, ritent di nuovo. Per riuscire a scoprire le informazioni che Isarn possedeva, Hauk cerc di rendere la propria voce il pi possibile gentile, sforzandosi di non comunicargli la
propria impazienza. Non sapeva per quanto tempo... momenti... ore... Isarn sarebbe rimasto sano di mente per parlare.
Lo schema dei momenti di lucidit del nano era gradualmente cambiato durante il tempo che erano rimasti nascosti. La luce nei suoi occhi era talvolta tagliente e rimaneva a fuoco per lunghi periodi di tempo, ma ad intervalli meno frequenti. Quand'era pazzo, si aggirava a grandi passi frenetici per la caverna. In quei momenti ricordava ad Hauk un passero intrappolato in un granaio chiuso, che stesse svolazzando nell'angosciosa ricerca di una via di fuga, andando continuamente a sbattere contro le pareti. Niente poteva calmarlo, se non qualche parola interiore.
Quand'era sano di mente, come sembrava esserlo adesso, i suoi occhi erano tranquilli come pozze d'acqua nell'ombra sotto le rive d'un fiume. Le sue mani erano in posizione di riposo, il suo andirivieni forsennato era qualcosa di cui neppure si ricordava. Poi, Isarn si sedeva accanto ad Hauk, parlando con voce sommessa, come qualcuno avrebbe fatto con un amico ammalato da tempo, ma che adesso era sulla via della convalescenza.
Le sue sollecite cure non facevano diminuire il desiderio di Hauk di ucciderlo. Il ranger non pensava di ucciderlo adesso, anche se avrebbe potuto e smaniasse ancora dalla bramosia di farlo.
Isarn tir un lungo, profondo respiro. Si sporse in avanti con occhi cupidi, e Hauk temette che quella cupidigia facesse precipitare il nano in un altro dei suoi frenetici attacchi di follia, inducendolo a marciare frenetico avanti e indietro nella caverna. Stormblade  tornata a casa!
Hauk rimase perfettamente immobile, senza quasi respirare.
Ascolta, bisbigli ancora Isarn. S, ascolta. La lama maestra si trova qui. La Spada da Re  ritornata nel cuore del mondo dov' nata!
Hauk continu a non muoversi.
Mi ascolti? Le mani di Isarn si agitarono con rapidi movimenti sussultanti, raschiando e raschiando l'aria. L'immobilit della pozza stava per venir infranta.
Ti ascolto, disse in un soffio il ranger.
Ragazza-ranger, pens. Piccola cameriera! Ti ha trovato! Ah, per gli di, no! Ti ha trovato!
S,  tornata nel posto che le spettava,  tornata da me, che le ho dato cuore e vita.  tornata da me per il thane. S, il thane, il futuro re.  tornata col ragazzo.
Con il cuore pieno di paura, Hauk gli fece una rapida domanda. Che ragazzo?
Il ragazzo... il ragazzo che ho addestrato. Il ragazzo. Il giovane Stanach.
Un apprendista?
S, s, il ragazzo. E una ragazza, vestita come un elfo e alta come uno di loro. Ma non  un elfo! No. Una ragazza con i capelli di fuoco e gli occhi di giada.
Isarn cacci un urlo quando Hauk l'afferr per il polso. Una ragazza dai capelli di fuoco e dagli occhi di giada aveva portato Stormblade fino a Thorbardin! La sua ragazza-ranger, la sua cameriera!
Parlami della ragazza! Parlamene!
Il vecchio nano si tir indietro, ma sarebbe stato come se un coniglio avesse cercato di sottrarsi alle fauci di un lupo. Divincolandosi, il nano rantol qualcosa, un ansito che Hauk non comprese.
Parlami di lei!
Realgar, grid il nano. La paura trafisse Hauk come un colpo di fulmine. Stritol come in una morsa le ossa del polso sottile di Isarn. Realgar li tiene prigionieri! Ora, Realgar... ha la mia spada, e ha il ragazzo, e la fanciulla elfa che non  una fanciulla elfa!
Dove?
Nelle gallerie dei derro. Nascosti.
Perch? sbott Hauk. Dimmi perch?
Non... non lo so.
Portami subito da loro, vecchio, altrimenti ti spezzo il polso come un fuscello.
Non fu poi una grande battaglia. C'era qualcosa negli occhi del vecchio nano che indusse Hauk a pensare che la resa di Isarn fosse stata prevista in anticipo. Comprese d'un tratto che il pi vivo desiderio del nano era che lui recuperasse la sua preziosa Stormblade.
La rabbia, simile a un fuoco devastante, consumava il corpo di Hauk. La sua ragazza-ranger, la sua cameriera, era stata catturata. Non si ferm a pensare perch mai adesso la considerava sua. Forse perch, per cos tanto tempo, aveva rappresentato l'unica cosa che Realgar non era riuscito a portargli via. Ma non aveva importanza. Lui avrebbe trovato la Stormblade di Isarn per il bene della ragazza.


Capitolo venticinquesimo.

Stanach fissava la vacua oscurit, ascoltando il sordo brontolio e le raffiche di vento causate dal respiro del drago nero. Come una piccola eco del respiro del drago, ud il sospiro tremulo di Kelida. Immobile, com'era rimasta sin da quando era stata trasportata in quel posto, la ragazza giaceva rannicchiata accanto a lui. Con gli occhi fissi sul drago, Stanach mosse lentamente la mano sul fianco. Fece scivolare le dita intorno al polso della ragazza, cercando di percepire il battito vitale. Per quanto questo fosse lento e costante, non plac il suo timore. L'incantesimo del sonno di Realgar stava impiegando troppo tempo a esaurirsi. Stanach appoggi di nuovo la testa sulla fredda pietra, con il cuore che gli sobbalzava tutte le volte che il drago sbadigliava o si stiracchiava, tutte le volte che si agitava e guardava dalla loro parte.
Divisa in due cavit, la caverna conteneva la grotta pi piccola, nella quale Stanach adesso sedeva, e l'ampia tana del drago, dall'alto soffitto. La separazione fra le due cavit era segnata soltanto da un ampliarsi del pavimento di pietra e da un improvviso innalzarsi delle pareti. Si rese conto che quelle pareti non svettavano fino a un soffitto, ma arrivavano a quello che certamente doveva essere il cielo. Gli echi del vento che spazzava il fianco della montagna entravano gemendo e ululando nella caverna dall'alto ingresso che si apriva sulla tana del drago.
La naturale capacit che aveva di vedere nel buio mostrava a
Stanach il vago profilo rosso del drago l dove questo giaceva nella sua tana. Cerc di calcolare la distanza e ritenne che all'incirca cinquanta passi di ruvida pietra si stendessero fra loro e la bestia.
Si, pens, e il drago pu attraversare quel tratto in un istante!
Il fuoco covava dal suo polso destro fino alla spalla. Le guardie di Realgar non erano state gentili. Eppure, malgrado il fuoco destato nel suo braccio e nella sua spalla, la sua mano, ancora bendata, non aveva la bench minima sensibilit. Adesso seppe che non doveva ringraziare i balsami di Kem per l'assenza del dolore. Con quella mano non avrebbe mai pi sentito nulla. No, neppure il dolore. Le ossa rotte, s, perfino le ossa contorte, potevano venir riparate. I muscoli e i nervi tagliuzzati non potevano mai pi guarire.
Stanach colse il luccichio giallo e malevolo negli occhi del drago.
Il suo respiro acceler come il pompare d'un mantice. Sent la fame del drago come una paura nel profondo delle sue ossa, e sent che il drago era in attesa. Gli era stato ordinato di non uccidere ancora i due prigionieri di Realgar, soltanto di sorvegliarli, e cos aspettava.
Darknight, cos l'aveva chiamato Realgar. Qualche tempo prima gli avevano portato due capre e un vitello urlanti per saziare il suo appetito. Stanach sentiva ancora l'odore del loro sangue, un denso sentore di rame nel suo alito. Fra le ossa degli animali giacevano i brandelli dell'uniforme nera e argentea di una guardia theiwar.
Kelida si agit. Un piccolo movimento della sua mano, poi s'immobilizz di nuovo.
Troppo tempo, pens Stanach. Era rimasta priva di sensi per troppo tempo.
Ma era passato davvero troppo tempo? Aveva soltanto un ricordo frammentario di essersi svegliato in quel posto, sotto la citt. Per un certo periodo, la sua mente era rimasta immersa in una vischiosa confusione, in preda ai postumi dell'incantesimo del sonno di Realgar. Poi, come nei sogni, il tempo aveva avuto poco significato. Perfino adesso, nell'ascoltare il respiro del drago, Stanach riusciva a ricordare soltanto i pochi momenti successivi all'istante in cui Darknight aveva toccato terra dentro la profonda forra sotto la sporgenza di Northgate.
Una squadra di sei Theiwar, con Realgar in testa, si era riversata fuori dall'imboccatura di una caverna, come uno sciame di pipistrelli che cercassero la notte. Ognuno dei sei aveva puntato l'arco su Lui e Kelida, con le frecce incoccate e pronte a venir scagliate a un ordine del loro thane. Ma Realgar non aveva dato nessun ordine del genere. Aveva intimato ai due di scendere, e loro l'avevano fatto, aspettandosi, tutti e due, di sentire il sibilo di una freccia che li centrava. Tre delle guardie avevano circondato Stanach nel medesimo istante in cui i suoi piedi avevano toccato la pietra. Nel giro di pochi secondi l'avevano completamente disarmato. Mentre una delle guardie teneva Stanach sotto tiro, altre due l'avevano afferrato per le braccia trascinandolo verso il buco spalancato e tenebroso che era l'imboccatura della caverna. All'ingresso, anche se i suoi catturatori lo stringevano saldamente, Stanach aveva piantato i tacchi e si era dibattuto, riuscendo a girarsi ed a vedere Kelida ugualmente circondata.
Realgar si stava avvicinando a lei, con quegli strani occhi scuri che scintillavano, quasi pregustando la sensazione che gli avrebbe comunicato l'elsa fredda e dorata della Stormblade.
Le mani delle guardie si erano strette su Stanach, gli avevano torto le braccia con violenza, serrandogliele dietro la schiena, provocandogli fitte lancinanti e arroventate di dolore, che l'avevano trafitto dai gomiti fino alle spalle. Stordito dal dolore, in preda alle vertigini, Stanach aveva visto attraverso un velo di nebbia schizzato di rosso Kelida che veniva disarmata.
Stanach si sent rovesciare lo stomaco nel ricordare il lento protendersi della mano di Realgar verso la Spada da Re, vide di nuovo come avesse quasi toccato l'elsa di zaffiro, per poi ritrarsi. Aveva fatto cenno alle guardie di allontanarsi. Poi, con estrema delicatezza, Realgar aveva slacciato la spada dalla cintura alla vita di Kelida.
Adesso Stanach chiuse gli occhi, cercando di non sentire di nuovo il sommesso gemito di Kelida, cercando di non sentire il proprio grido d'indignazione e di orrore quando Realgar si era affibbiato alla vita il fodero con la spada, sorridendo.
Adesso, come un'eco di quel gemito sottile e disperato, il respiro s'interruppe nella gola di Kelida. Stanach allung di nuovo la mano verso la sua, la copr e si chin su di lei.
Lyt chwaer, bisbigli, con voce cos bassa che lui stesso riusc a malapena a sentire le parole. Tranquilla, adesso. Io sono qui.
La caverna era pi buia di una mezzanotte senza luna e lei, essendo umana, non aveva la capacit di vedere nel buio. Stanach sent fremere la sua mano fra le dita.
Darknight rumoreggi nel profondo del suo petto, e gir il collo con un movimento serpentino, con una malevola luce giallastra nei suoi occhi, mentre osservava i prigionieri. Poi, quasi disinteressato, il gigantesco drago nero arretr. La mano di Kelida divenne fredda e flaccida in quella di Stanach, mentre il ruvido frusciare delle scaglie trascinate sulla pietra, degli artigli simili a pugnali che grattavano il pavimento, echeggiavano nella caverna.
Stanach chiuse di nuovo le dita intorno alla mano di Kelida, tenendola ferma e silenziosa fino a quando Darknight non si fu completamente ritirato. L'ordine di Realgar... fino a quando avrebbe trattenuto il mago?
Stanach, lentamente e quanto pi in silenzio possibile, cambi posizione e lasci la mano di Kelida. La ragazza trattenne il fiato e gli afferr il braccio, una donna in procinto di affogare che si aggrappava al suo unico sostegno in un mare nero e ghiacciato. La sua voce suon bassa e sottile, strozzata dal panico. Non... non riesco a vedere.
Oh, s che puoi, Kelida. Soltanto, non puoi veder niente, qui dentro. Adesso, cerca di non far rumore, aggrappati a me e mettiti seduta.
Kelida si mosse lentamente. Appoggi la schiena contro la parete rocciosa, e si drizz.
Meglio? Come va la testa? Ti far male, scommetto. Cerc, per quanto possibile, di dare un'intonazione noncurante alla propria voce, ma la sent suonare falsa alle proprie orecchie. S,  l'incantesimo del sonno. Tutto il mal di testa di una buona borraccia di spirito dei nani, ma senza una briciola di divertimento.
Nella sua tana, Darknight stava producendo dei gemiti bassi e cavernosi, con le scaglie che bisbigliavano contro la pietra. Kelida cacci un rantolo, poi rimase perfettamente immobile.
 soltanto il drago, disse Stanach, allo stesso modo in cui avrebbe potuto dire,  soltanto un coniglio. Per il momento siamo al sicuro.
Dove... dov'?
Stanach scroll le spalle. Nella sua tana. Gioca a fare il cane da guardia. Ment con scioltezza. Noi non gli interessiamo.
Gli credette? Stanach pens di no.
Perch non posso vedere?
Stanach sbuff. Perch non c' luce. Nelle Terre Esterne c' sempre luce. Perfino nelle notti pi nuvolose, la luce rimane intrappolata fra il suolo e il cielo. Qui, nel cuore del mondo, non c' luce, a meno che non siamo noi a farla.
Ma... tu puoi vedermi.
Darknight erutt una zaffata che sapeva di sangue. Stanach parl rapidamente per acquietare il panico che sentiva crescere in Kelida.
Tutte le creature viventi generano calore. Le cose che non hanno vita, la pietra e la montagna, conservano la luce del giorno. Ed  appunto questo che vedo, il contorno del calore. Tu sei una forma senza dimensione, ma la vedo molto bene. Se in questo momento tu potessi vedere i miei occhi, non credo che ti piacerebbero. Le pupille sono talmente spalancate... si dilatano per assorbire anche il pi piccolo frammento di luce, al punto che sembrano pozzi senza fondo.
Kelida esal un lungo sospiro. Cosa ne sar di noi?
Stanach non seppe cosa rispondere. Scosse la testa. Poi ricord che lei non poteva vedere quel gesto. Lyt chwaer, non lo so. Adesso Realgar possiede Stormblade. Non so perch non ci abbia gi uccisi.
Kelida rimase silenziosa per lunghi istanti. Stanach sent le dita stringersi di nuovo intorno alla sua mano. Sapeva cosa avrebbe detto adesso.
Allora... allora Hauk  morto.
Stanach deglut a fatica e non disse niente.
Stanach?
S, bisbigli lui, Hauk  morto.
Come avrebbe potuto leggere una tale sofferenza, un tale dolore, nel rosso profilo privo di profondit del calore?
Lyt chwaer, bisbigli ancora.
Kelida affond il volto nella sua spalla. Stanach sent le lacrime calde sul suo collo, mentre lei piangeva in silenzio. Lyt chwaer, la chiam, piccola sorella. Lei l'aveva confortato nel momento del dolore, l'aveva curato dopo la sua menomazione, con mani gentili, assistendolo con la stessa tenerezza di una sorella.
Stanach la tenne stretta a s mentre piangeva. Vide sopra la spalla di lei il proprio braccio destro profilarsi sul rosso alone del suo corpo. E la mano, bendata nelle strisce
strappate dal mantello della ragazza, era inerte contro la sua schiena. Priva com'era di vita, nessuna luce contornava il punto in cui la sua mano si trovava.
Mi spiace, le disse in un bisbiglio. Kelida, mi spiace.
Kelida d'un tratto s'irrigid fra le sue braccia, per afflosciarsi, come se fosse incapace di sopportare il fardello di nuovi dolori.
Con voce velata e tormentata dal pianto silenzioso, disse:
Io... io l'ho ucciso.
Stanach trattenne il respiro. Non era sicuro di aver sentito bene. La tenne scostata da s, cercando di scorgere il suo viso, i suoi occhi, ma non vide niente, salvo un tremulo contorno rosso.
Kelida, cosa stai dicendo?
Avrei dovuto... avrei dovuto proteggere meglio la spada. Le sue mani, come fantasmi di uccelli rossi, le coprirono il viso. No... avrei dovuto darla a te o a Tyorl. Se l'avessi tenuta al sicuro... se tu avessi potuto portarla al tuo thane... Kelida ebbe un rauco respiro. Oh, Stanach! Se non fossi stata cos sciocca da volerla portare con me, da volerla... da volerla tenere addosso, lui sarebbe ancora vivo!
No, bisbigli Stanach. No, Kelida, non  vero. Non avresti potuto far niente.
Se avessi lasciato che tu avessi la spada, invece di fingere che... che, tenendola per me, io possedevo qualcosa di lui... Oh, invece di fingere che lui me l'avesse data perch... perch gl'importava di me... che si sarebbe ricordato di me e forse avrebbe...
No! grid Stanach, aspro.
L'eco di quel grido rimbalz dalle pareti della piccola caverna, moltiplicando la sua protesta. Degli artigli raschiarono contro la pietra. Darknight rumoreggi dalle profondit del suo petto. Un paio di occhi gialli luccicarono all'estremit opposta della caverna. La bestia non si mosse, eppure Stanach fu certo che stava ridendo.
Kelida, mi spiace. Per gli di, mi spiace! Ma la morte di Hauk...  qualcosa che non avresti mai potuto impedire.
La ragazza deglut a fatica e scosse la testa. S, se io...
No, bisbigli lui, no. Hauk  morto, certo, ma tu non hai avuto niente a che fare con questo. Kelida, era probabile che fosse gi morto prima che lasciassimo Lungo Crinale.
Kelida si ritrasse da lui, lentamente, come se stesse cercando di scostarsi da un pugnale estratto all'improvviso. Ma tu hai detto... La sua voce divenne un sospiro appena sussurrato, mentre arrancava per capire. No, Stanach. Avevi detto...
Ti ho mentito. Mi serviva la spada. Ti ho mentito.
Kelida ebbe un gemito sommesso.
Stanach appoggi la testa contro la parete di pietra e chiuse gli occhi. Non disse che era dispiaciuto, anche se soltanto Reorx sapeva che in tutta la sua vita non era stato dispiaciuto per qualcosa tanto quanto adesso. S, neppure per la perdita della Spada da Re. Non riusc a trovare le parole per quello che provava; riteneva che non esistessero in nessuna lingua.
Dopo aver passato molto tempo ad ascoltare il sospiro
ringhiante del drago e l'acquietarsi dei singhiozzi di Kelida, Stanach sent la mano di lei appoggiarsi leggera sul suo braccio destro. Gli sollev la mano avvolta nelle bende strappate al suo mantello. Poich aveva udito il lieve sussurro delle sue dita mentre gli passavano sopra le bende, seppe che Kelida gli stava reggendo la mano distrutta.
Guyll fyr avanzava a folle velocit lungo i Pianori della Morte spazzati dal vento. Lunghe e sottili dita di fiamma si avventavano in avanti dal corpo principale dell'incendio, avvampanti battistrada che impugnavano vessilli pi luminosi del sole. Avido di razzia, il fuoco infuriava attraverso le paludi e gli acquitrini, nutrendosi di erbe sottili e di felceti secchi e friabili.
In piedi davanti al tavolo da lavoro, nella Camera della Luna nera, Realgar stava osservando il fuoco sulla liscia e limpida superficie del vetro. Un semplice incantesimo, il richiamo d'immagini lontane, aveva disegnato la visione sul vetro e, come un uomo sulla cima di una montagna, Realgar seguiva l'avanzata del fuoco.
Molto soddisfatto, bisbigli una parola nel passare la mano sopra il tavolo. La scena cambi, la messa a fuoco miglior e l'immagine divenne pi nitida.
Un topo delle paludi fugg, nascondendosi in una pozza d'acqua
sotto un basso canneto, e mor lontano dalla sua tana. Il suo sangue riboll in mezzo all'acqua improvvisamente surriscaldata.
A un'anatra dalla testa color smeraldo, sorpresa in una sacca senz'aria, esplosero i polmoni quando comp un ultimo sforzo
per sollevarsi in volo e sfuggire alle fiamme.
Una gru dalle lunghe zampe e una volpe argentata che la stava guatando fuggirono davanti all'avanzata del comune nemico, impietoso, il guyll fyr le raggiunse e le uccise, come faceva con ogni creatura lungo il suo percorso. L'aria sopra i Pianori, un empo fredda, adesso si contorceva sotto il calore del fuoco che dilagava sotto di essa. Il vento, sempre un viaggiatore smarrito e folle lungo i Pianori della Morte, deviava e torceva il percorso delle fiamme.
Il fuoco appariva al mago come una belva furiosa e impazzita, che s'inalberava e sgroppava in cortine di fuoco esplosive. Il Guyll fyr si lanci alla carica verso le pendici delle montagne, sibilando sopra le paludi e ruggendo verso il luculliano banchetto di una folta foresta di pini ricchi di linfa e di vita selvatica che fuggiva in preda al panico.
Realgar volt le spalle a quelle scene di distruzione. Queste intessevano un arazzo di morte orrenda e violenta, ma c'era un altro filo da intessere per riuscire a completare l'immagine. Adesso Realgar aveva in mano quel filo.
Malgrado nessuna regolare Guardia della Vigilanza fosse stata istituita a Northgate in rovina, adesso ce n'era una. La porta in frantumi, inutile fin dai tempi delle rovinose Guerre delle Porte dei nani, era, anche se non ufficialmente, considerata territorio dei Theiwar. Realgar si lasci cadere su uno scranno accanto al tavolo di vetro, e scoppi in una risata. La vigilanza era composta dai Daewar fedeli a Gneiss.
Tutti fedeli, pens. O quasi tutti. Chiunque pu venir corrotto, perfino una guardia daewar.
Una di queste stava gi adesso cercando Hornfel per dirgli che Gneiss desiderava incontrarlo sul muro di Northgate. La guardia traditrice gli avrebbe trasmesso un messaggio... il thane dei Daewar aveva visto il guyll fyr incendiare i Pianori della Morte. Il messaggio si sarebbe fatto pi urgente quando la falsa guardia avesse riferito la supposta ansiet di Gneiss per il pericolo che correvano le scorte di cibo di Thorbardin.
Per quanto Hornfel potesse essere riluttante a metter piede su un territorio attribuito, anche se non in forma ufficiale, ai Theiwar, l'Hylar sapeva che Northgate era l'unico luogo dal quale si poteva seguire il progredire dell'incendio. E si sarebbe sentito a proprio agio sapendo che avrebbe incontrato Gneiss.
Soltanto, non sarebbe stato Gneiss ad aspettare Hornfel a Northgate. Sarebbe stato lui, Realgar, e con lui, Stormblade.
Realgar fece passare il palmo della mano lungo la spada che portava al fianco, infilata nel fodero.
S, bisbigli, hai cercato a lungo la Spada da Re, Hornfel, e la troverai a Northgate. La vedrai, infine, e morrai sotto la sua lama!
La mano della dea Takhisis, la Regina delle Tenebre, era tesa verso di lui. Gli bastava soltanto allungare la propria mano per stringerla. La scintilla della rivoluzione che avrebbe appiccato il fuoco a Thorbardin, asciutta come un'esca, avrebbe dato vita agli albori di un regno derro.
Realgar chiuse gli occhi, pass con facilit al linguaggio della mente, e chiam il drago nero.
Hai trovato il ranger?
No, Darknight non l'aveva trovato. Un filo d'impazienza serpeggi lungo il discorso mentale del Theiwar. Adesso non ha importanza. Questa faccenda finir presto. Poi lo troveremo.
Un pensiero, un ordine, e Realgar invi il drago nero in volo verso la vetta delle montagne. Darknight si sarebbe tenuto pronto ad appoggiare il suo attacco contro Hornfel, e poi contro le guardie di Gneiss, sia a Northgate che a Southgate.
Gneis ristette al centro del giardino fuori della Corte dei Thane. L'aria era impregnata dai densi profumi della bianca rosa canina e della piuma scarlatta della regina. Lui non provava nessuna inclinazione ad ammirare l'una o l'altra, e si trovava perfino a disagio nella gentile serenit suggerita dal giardino. Al di l dei confini tracciati dalle siepi di bosso, Thorbardin aveva un aspetto strano ed imbronciato. La plebe, alla maniera della gente di citt, sentiva aria di guai. Anche se pochi riuscivano a identificarne la latura, tutti parevano reagire a quella tensione con occhiate ansiose e scatti di malumore.
Gneiss si volt per andarsene, prendendo il sentiero pi corto che conduceva alla strada. Quando pass davanti alla piccola pozza ai margini orientali del giardino, si rese conto che il posto non era cos deserto quanto aveva pensato. Quello straniero, Talis Mezzelfo, era accovacciato sull'orlo dell'acqua, intento a lanciare oziosamente sassi dentro la pozza.
Tanis si gir di scatto al rumore fatto dal nano nell'avvicinarsi, e si rilass visibilmente quando riconobbe il Daewar.
Se stai cercando Hornfel, disse Tanis con voce pacata, Non  qui.
Posso vederlo da solo. Gneiss lo squadr con attenzione. Ti serve qualcosa qui?
Il mezzelfo scosse la testa. Mi sto godendo il giardino. Quando l'occhiata di Gneiss si tinse lievemente di sospetto, Tanis sorrise. Calma, Gneiss. Hornfel era qui un momento fa. Stavamo parlando e una guardia, una delle tue a giudicare dalla livrea,
lo ha chiamato conducendolo con s.
Ha detto dove andava?
Non a me.
Fra i due vi fu qualche istante d'impacciato silenzio. Tanis, con i lunghi occhi verdi incappucciati, si gratt la barba. Gneiss, io non ti sono simpatico, vero?
Colto alla sprovvista, Gneiss balbett: Non ho un'opinione, n in un verso, n nell'altro.
Oh, s che l'hai. Tanis torn ad accovacciarsi sui calcagni e lanci un altro sasso nell'acqua. A te non piacciono gli estranei, e in particolar modo non li vuoi a Thorbardin. Dimmi, perch allora, alla fine, hai votato che venisse dato asilo a questi profughi?
Perch tutti gli argomenti a favore portati da Hornfel avevano senso, replic Gneiss brevemente. Socchiuse gli occhi. E tu, cosa vuoi, Mezzelfo?
La sicurezza per i profughi. Tanis si alz in piedi con agile grazia e lasci cadere i sassi che aveva in mano.
L'hai avuta.
S? Non fintanto che corrono il rischio di trovarsi intrappolati fra l'incudine e il martello. O fra i due lati di una rivoluzione. Tanis contempl la strada al di l delle fragranti siepi di bosso. Sono nervosi, l fuori, Gneiss. Non dirmi che non riesci a sentirlo nell'aria.
Gneiss non disse niente. Non considerava la politica e i problemi di Thorbardin materia adatta ad essere discussa con un forestiero.
 molto disagevole trovarsi nel mezzo, Gneiss. Prima che tu arrivassi, Hornfel ed io stavamo parlando appunto di questo. I profughi combatteranno, se dovranno farlo. Sarebbe meglio che combattessero con te, e non malgrado te. Se qui dovesse scoppiare una rivoluzione, avrete bisogno del nostro aiuto.
Gneiss scosse la testa. No, non mi serve l'aiuto di agricoltori non addestrati.
Il mezzelfo pass con delicatezza un dito lungo l'orlo d'un ramoscello appena sbocciato di una piuma di regina. Il bocciolo, simile a una piuma, lasci una lieve spolverata di polline dorato sul suo polpastrello. Che ne diresti dell'aiuto di gente che ha liberato quei profughi dalla schiavit, strappandoli da sotto il naso di Verminaard, Gneiss, e li ha condotti qui lungo tutto il viaggio da Pax Tharkas?
Ottocento, Gneiss pens. Forse la met di loro sarebbe stata in grado di combattere, o per lo meno di difendere le Tane Orientali, se fosse stato necessario.
Ma non pensava che si sarebbe arrivati a questo. Realgar non avrebbe scatenato la sua rivoluzione se non fosse stato sicuro della vittoria. Eppure, se Realgar avesse colpito, l'avrebbe fatto perch Rance si era schierato dalla sua parte. Il primo colpo avrebbe dovuto esser duro, e disabilitante. I due thane derro non avrebbero sprecato il tempo a condurre un primo attacco contro le remote tane agricole a oriente di Thorbardin. Non c'era bisogno di coinvolgere il mezzelfo o i suoi profughi.
O c'era?
Gneiss squadr un'altra volta Tanis. E, adesso, non c'era nessun sospetto o diffidenza nella sua valutazione. Esib un lento sorriso. Non c'era nessun modo certo per sapere quando, o perfino se, il derro avrebbe colpito. Ma c'era un modo per assicurarsi che il loro colpo, se vibrato, venisse indebolito.
Le Tane Orientali davano sulla citt dei Daegar di Rance, da nord a sud. Inchiodati nella loro citt come ratti nei loro buchi, i Daegar avrebbero avuto difficolt a sostenere il tentativo di Realgar di scatenare la rivoluzione.
Guard Tanis e sollev un sopracciglio. Io non me ne intendo molto di contadini, Mezzelfo. Immagino che debbano essere bravi ad intrappolare gli animali nocivi, per proteggere i loro raccolti.
Tanis scroll le spalle. S, immagino di s.
Gneiss si accarezz la barba argentea. Allora, malgrado tutto, potrei avere un lavoro per i tuoi contadini.
Si chin per recuperare uno dei sassi di Tanis e lo lanci nella pozza. Come echi, le increspature create dalla pietra, sospirarono fino ai bordi dell'acqua.


Capitolo ventiseiesimo.

Tyorl si accasci contro la ruvida corteccia di un alto pino. Il cuoio da caccia gli pendeva addosso bagnato e pesante, insozzato dal fango degli acquitrini, impastato con cenere nera. Le sue gambe erano prive di forze, le braccia e la schiena ridotti ad una massa di muscoli e di ossa doloranti; sapeva che se non fosse stato per il sostegno degli alberi, sarebbe caduto.
Il fumo e le ceneri facevano scorrere abbondanti lacrime lungo il suo viso. Rabbrividendo per il freddo, Tyorl si ripul gli occhi con il palmo delle mani, imbrattando ancor pi le pallide guance di fuliggine e di fango, in orribile somiglianza con le ceneri di una prefica.
Dietro di lui infuriava un alto muro di fiamme che avanzava velocemente. Guyll fyr si era scatenato sugli acquitrini, con le fiamme che schizzavano alte verso il cielo. Pilastri di fuoco penetravano il denso fumo turbinante che si accavallava verso le pendici delle colline. Tyorl e i suoi amici non avrebbero pi avuto nessun momento in cui riposarsi.
Finn, disse Tyorl, con voce raschiante. Le parole s'ingorgarono nella sua gola inaridita e secca. Finn, cosa sai di queste montagne?
Finn scosse la testa. Le sue labbra si contrassero in un sorriso amaro e cinico. Io non sono un nano. Ne so quanto chiunque altro, di questa propaggine delle montagne, il che vuol dire pressoch niente. Ho sentito dire che i nani usano chiamare queste
pendici e le montagne pi in l le Terre Esterne. Ma d'altronde, non hanno mai incoraggiato i visitatori.  davvero un peccato che, proprio adesso, il tuo amico con la mano rotta non sia con te.
S, davvero un peccato, pens Tyorl. Anche se il giovane nano non era mai stato uno dei suoi compagni preferiti, adesso sarebbe stato assai utile. Ma Stanach, sempre freddo, silenzioso e cogitabondo, era probabilmente morto.
Tyorl sussult davanti all'insensibilit di questo suo pensiero. Stanach era sempre stato freddo, e distante, ma Tyorl ben si ricordava che lo stesso Stanach era saltato sul drago, e si era tirato su, con una mano sola, e per di pi esausto, sul dorso della bestia, pi per il bene di Kelida che per quella maledetta Stormblade.
Tyorl scroll la testa, stanco di correre e stanco di pensare. Adesso, tutti e due i suoi compagni erano morti. Erano entrati anch'essi a far parte del tributo di morte pagato a Stormblade.
Finn toss nell'aria che si stava addensando, Tyorl sollev lo sguardo. Siamo senza guida, Finn. Dovremo fare del nostro meglio per arrivare alla meta battendo in velocit il guyll fyr.
Non tutti noi vedremo la meta... Finn indic Lavim con un gesto.
Anche il kender si sforzava di sorreggersi appoggiandosi al tronco del pino. A testa bassa, Lavim cercava di respirare con rantoli sussultanti che facevano fremere il suo piccolo corpo, agitando il suo petto come fa il vento con le canne. Aveva fatto tutto l'ultimo miglio zoppicando, borbottando per i sassi che gli erano entrati in uno stivale.
C'era appunto un buco di discrete dimensioni in uno dei vecchi stivali del kender, a sostenere la scusa. Comunque, era una scusa alla quale Tyorl non credeva. Anche adesso, ritenendo che nessuno lo stesse osservando, Lavim si era chinato sopra il suo ginocchio destro, massaggiandolo lentamente e con cautela. Se l'era slogato uscendo dall'acquitrino.
Tyorl lanci un'altra occhiata a Finn. Il comandante dei ranger scosse di nuovo la testa. Nei suoi occhi azzurro fumo c'era una luce di piet. Malgrado lo stesso Finn avesse sostenuto l'idea di tagliare la gola al kender e di abbandonarlo nella palude, la sua collera, come al solito, aveva avuto vita breve. Era stato lui, di persona, a tirar fuori di peso Lavim, il quale imprecava e farfugliava, dall'ultimo tratto della palude, dove l'acqua era pi profonda.
Siamo gli ultimi dei quattro che erano partiti insieme, Lavim ed io, pens l'elfo. E nessuno di noi, prima, aveva saputo niente degli altri, salvo il loro nome. Si rese conto d'un tratto che in una manciata di giorni quella gente era diventata importante per lui. La morte di due di loro, s, perfino quella dell'arcigno Stanach!, avrebbe echeggiato cupa nel suo cuore per lunghi anni.
Tyorl si spinse lontano dall'albero.
Stiamo sprecando tempo. Stanach non  con noi. Conosco la direzione che lui intendeva prendere: a sud dell'acquitrino, e poi verso est. So molto poco di Thorbardin, ma so che dobbiamo trovarci ancora a nord della citt. E i venti spingono i fuochi a nord e a est. La strada fino a Thorbardin, in direzione sud, sar assai dura. Faremo meglio a muoverci adesso, mentre possiamo ancora farlo.
In quanto a Lavim, arriver fin dove arriver io, Finn, perch, quando non ce la far pi a proseguire, sar io a portarlo.
Senza pi lanciare una sola occhiata alle proprie spalle, Tyorl lasci il signore dei ranger e si avvicin a Lavim. Lasciandosi cadere su un ginocchio, appoggi una mano sulla spalla del vecchio kender. Lavim si guard intorno, e il suo volto s'illumin di quel sorriso sempre presente. Ma gli ci volle un attimo per sistemarlo nel modo giusto.
Come stai, piccolo kender? Ti senti pronto per un'altra corsa?
Sono pi che pronto, Tyorl, in qualunque momento tu lo sia. E penso... be',  Piper che pensa...
Piper pensa che cosa? domand Tyorl, circospetto.
Pensa di poterci guidare a Thorbardin da qui. In un certo qual modo ha riconosciuto alcuni punti di riferimento, e dice che avete ragione, a volervi dirigere a sud e poi a est. Vuole sapere se siete disposti a lasciare che sia lui a farvi da guida per un po'.
Un fantasma come guida? Tyorl esal un sospiro di stanchezza. E perch no? Quando si scappa da una casa in fiamme si abbandona ogni altra cosa nel tentativo di uscirne vivi. Si volt per guardare il cielo occidentale, rosseggiante e coperto da un manto nero e vorticante di fumo.
Insomma... adesso noi non abbiamo nessuna guida. Di' a Piper che gli sar grato per il suo aiuto. Tyorl sorrise. Ma lascia che ne parli a Finn, d'accordo?
Lavim annu, sogghignando. Piper non gli piace molto, vero? Diciamo che non gli piace l'idea di Piper.
Tyorl pass con fare assente il piatto della mano lungo il legno levigato di ciliegio del flauto che aveva alla cintura, e che aveva strappato a Lavim l nella palude, affibbiandoselo poi alla cintura con la sua cinghia di cuoio. Da allora non l'aveva pi perso di vista.
L'elfo sorrise.
In qualche modo sarebbe riuscito a farlo capire a Finn. Era giunto il momento di abbandonare tutto, compreso il buon senso che un tempo aveva attribuito a se stesso.
Hauk non aveva nessuna idea di dove si trovasse, e cominciava a stancarsi rapidamente di quella sensazione. Sotto la montagna, non c'era nessun modo di stabilire la direzione, senza nessun punto di riferimento a cui affidarsi, e nessuna luce se non quella che s'irradiava dalla torcia sobbalzante di Isarn. Continu a seguire quella torcia lungo corridoi bui e profondi alla stessa maniera in cui avrebbe seguito la stella polare se si fosse trovato in terre strane e misteriose.
Isarn aveva tirato fuori da un mucchio di scorte che aveva nella sua caverna-rifugio un pugnale e una spada, e li aveva dati ad Hauk con una luce di orgoglio nei vecchi occhi folli.
Li ho fatti io, si era limitato a dire, osservando Hauk che provava il bilanciamento delle due armi finemente lavorate. Prendile. Io porter la torcia.
Hauk, con il pugnale alla cintura e la spada stretta nel pugno, si sent assai meglio di quanto si fosse sentito da moltissimi giorni a questa parte. Armato, si sentiva di nuovo quasi del tutto integro. Forte quasi quanto un tempo. Aveva accettato l'acciaio con un breve cenno di ringraziamento.
Le gallerie attraverso le quali Isarn lo stava conducendo parevano far parte di un labirinto, serpeggiavano e curvavano senza nessuno schema o motivo. Alcune erano ampie, con supporti a mensola per le torce sulle pareti lisce e altissime. Altre erano strette e anguste e cos basse che Hauk dovette chinarsi per riuscire a superarle. Il fumo della
torcia di Isarn si arricciava all'indietro e finiva nei
polmoni di Hauk, quasi soffocandolo. Alla fine di uno di questi corridoi, con le spalle doloranti e la schiena irrigidita, Hauk afferr Isarn per il braccio e l'obblig a fermarsi.
Quanto, ancora? E dove siamo?
Il vecchio spadario sgusci via dalla mano di Hauk. Le Tane Profonde. Non molto lontano. Soltanto poche gallerie.
S? Se non saranno pi alte delle ultime, non serviranno a nessuno.
Isarn non disse niente. Si limit a scrollare le spalle come per sottintendere che quelle gallerie, tanto per cominciare, non erano state scavate per dei forestieri di alta statura. E non erano state neppure scavate per il comune traffico di Thorbardin. In molti punti erano strette perfino per Isarn. Quando, alla fine di un ennesimo corridoio, Hauk vide il nano abbassarsi, gemette dentro di s e si mise carponi.
Finir per strisciare sul ventre, pens, prima di arrivare l, dove mi sta conducendo questo vecchio bastardo ammattito!
Il soffitto di quella galleria era talmente basso che Hauk immagin di sentire tutto l'immane peso della montagna gravare su di lui. Le pareti erano talmente vicine l'una all'altra che la pietra scabra gli raschiava le spalle e le braccia. Il fumo della torcia di Isarn si riversava dietro le sue spalle, poi d'un tratto venne risucchiato in avanti come da un vortice, intrappolato in una fredda corrente trasversale.
Allora Hauk si rese conto che quello non era affatto un corridoio, ma una specie di passaggio fra corridoi. Infine, si trascin fuori dalla galleria sui gomiti e si tir in piedi con cautela.
Isarn, calmo e quasi equilibrato fino a quel momento, si spost da un piede all'altro. Il suo respiro acceler, le sue mani tremarono al punto che la luce della torcia era del tutto inutile, se non per dare l'impressione che le pareti del corridoio danzassero e ondeggiassero.
Cosa c'? bisbigli Hauk.
Qui. Sono qui, il ragazzo e la ragazza.
Il cuore di Hauk dette in un sobbalzo improvviso, scagliandosi con forza e ripetutamente, cos parve al ranger, contro la sua cassa toracica. Dove?
Isarn non rispose schiacci la torcia fra le mani di Hauk e sgusci in mezzo all'ondeggiare di ombre e di tenebre fonde davanti a lui. Hauk lo segu. Aveva la bocca secca e il sangue che gli rintronava nelle orecchie.
Lei era qui? La ragazza dai capelli di fuoco di cui non aveva mai conosciuto il nome. Il ricordo di lei, dritta ed esile, con gli occhi verdi che brillavano, l'aveva fatto rimanere integro e sano di mente durante tutti i tormenti che Realgar gli aveva inflitto. Quando non avrebbe saputo dire se era morto o vivo, quando aveva visto e sentito la morte di Tyorl, sapendo di averlo, e di non averlo ucciso, gli occhi della ragazza avevano continuato a risplendere nel suo cuore, vividi, verdi come smeraldi, l'unica ancora di salvezza per non impazzire.
Lei era qui.
Lentamente, seguendo il flebile raschiare del respiro di Isarn, Hauk super un angolo. La luce arancione della torcia si propag fino alla parete opposta, mostrandogli il nano inginocchiato davanti a una fessura frastagliata nella pietra. Larga appena a sufficienza per consentire al ranger di passare, la fessura si prolungava dal pavimento molto al di l di dove arrivava la sua vista. L dentro?
Isarn annu. S, il ragazzo e...
Sordo e minaccioso un rombo riemp il corridoio, aumentando d'intensit, fino a diventare un grido assordante, nel quale Hauk riconobbe in qualche modo una gioia tenebrosa e feroce. La pietra stessa parve partecipare di quel grido, intonando con i propri echi un canto in risposta a qualunque cosa avesse lanciato quell'urlo da raggelare l'anima.
Isarn gemette, un grido acuto, stridulo e sottile di terrore. Quel terrificante urlo rimbombante invest Hauk come il colpo d'un maglio, facendolo cadere in ginocchio. Si tenne aggrappato alla torcia con entrambe le mani mentre la spada gli cadeva sul pavimento. Ma non ud lo sferragliare dell'acciaio che rimbalzava sulla pietra. Come se l'entit che aveva lanciato l'urlo si stesse alzando in piedi, il ruggito divenne ancora pi forte. Le ombre proiettate dalla luce della torcia rotearono come impazzite sulle pareti e sul pavimento. La luce, sottile e arancione, guizz per il corridoio, mostrandogli alternativamente le pareti scabre e le nicchie in cui si raccoglieva l'oscurit.
Non c'era nessun segno di Isarn.
Hauk si pass la torcia dalla mano destra alla sinistra, raccolse con la destra la spada dal pavimento. Isarn! chiam, con voce sommessa. Isarn!
Niente si muoveva nel corridoio di pietra, salvo la luce tremolante e le ombre proiettate dalla torcia che danzavano follemente.
Dov'era il nano?
Poi, non ebbe neanche il pi piccolo pensiero per Isarn. Ovattato, come il singhiozzo del vento, un gemito sommesso giunse da oltre la fenditura nel muro. Nell'istante stesso in cui Hauk lo riconobbe per la voce di una donna, il gemito si affievol e si spense.
Senza soffermarsi a pensare, con il cuore in tumulto, Hauk si lanci attraverso la fessura nella parete. Isarn giaceva, un piccolo
fagotto raggrumato, sulla sinistra dell'ingresso. Hauk not fugacemente che il vecchio nano non si muoveva. La caverna era fredda, e piena di un puzzo secco e muffito di rettile. Nell'angolo opposto, un lontano ricordo ora divenuto realt, era rannicchiata una ragazza i cui capelli parevano una folta matassa di rame.
Era raggomitolata sulle ginocchia. Teneva le mani sollevate e chiuse a pugno, gli occhi verdi erano spalancati in un volto sbiancato, chiazzato d'ombre. Un nano, la barba nera e le braccia nerborute, era in piedi accanto a lei. E teneva protesa verso di lei una mano bendata.
Hauk lanci un ruggito, il grido di battaglia di un orso, e attravers la caverna come una furia. Mentre si precipitava in avanti, si rese conto che il nano era troppo vicino alla ragazza per potergli sferrare un colpo di spada. Invert la presa sulla spada e lev in alto il pomo.
Lei lo vide e lo riconobbe nell'istante in cui lui calava l'impugnatura della spada con la violenza di un rombo di tuono fra le spalle del nano.
Hauk! lei grid. No!
Il suo urlo echeggi insieme alle vibrazioni del colpo, echeggi nel rantolo del nano, e nel tonfo che fece il suo corpo colpendo il pavimento di roccia. Ed echeggi nell'orrore e nella collera dei suoi occhi verdi, mentre si buttava di traverso sul corpo del nano, come per proteggerlo dall'acciaio luccicante della spada.
Hauk, con le mani che gli tremavano, il cuore che gli martellava dolorosamente nel petto, abbass la spada. La torcia sfrigol e si spense. Con un solo balzo l'oscurit riemp la caverna. Gli unici suoni che Hauk adesso udiva erano il mormorio del vento, da qualche luogo alto e lontano, e l'ansito irregolare della ragazza.
Allung la mano verso la sua spalla, la tocc con delicatezza. Quando lei si ritrasse di scatto, il grido di terrore che lanci lo trafisse dritto fino al cuore.
Dopo lunghi istanti di tenebra nauseante, una mano dalle dita tremanti accarezz il lato della testa di Stanach.
Oh, per favore, bisbigli una voce familiare, oh, per favore, Stanach... per favore, amico mio, vivi.
Era l'implorazione di un bambino, fatta senza nessuna concessione alla logica, e veniva dal cuore. Quell'implorazione era tipica di Kelida.
L'aria fredda rantol quando il fuoco si riaccese.
C'era luce nel buio dietro agli occhi di Stanach, e questo lo confondeva. Ricordava assai poco al di l dell'improvviso ruggito del drago. Kelida aveva urlato in preda al terrore. Il suo stesso cuore aveva smesso di battere. Non si era aspettato di sentire niente, salvo i denti di Darknight che gli facevano a brandelli le carni. Non si era certamente aspettato di sentire l'impugnatura di una spada abbattersi fra le sue spalle.
Lyt chwaer, sospir Stanach, ancora incapace di aprire gli occhi, non ha senso implorare i morti perch risorgano.
La ragazza trattenne di colpo il respiro in un rantolo di sorpresa, e prese con fermezza la sua mano sinistra nella propria.
Allora Stanach apr gli occhi, con la testa che gli faceva male per quella violenta invasione di luce... la luce ondeggiante della torcia rianimata, che proiettava nere ombre sul volto di Kelida. I suoi occhi verdi parevano tremolare all'identica cadenza della fiamma.
Stanach?
S, sospir lui con gratitudine. Cos' che mi ha colpito, Kelida?
Alle spalle di Kelida le ombre si separarono dalle ombre, e un giovane dai capelli neri, la barba nera, venne fuori alla luce. Il cuoio da caccia marrone pendeva sgraziato da un corpo che avrebbe dovuto essere muscoloso e tarchiato.
Tarchiato e muscoloso... pens Stanach. S, quando mangia regolarmente. Ma lui non ha mangiato regolarmente, e non abbastanza.
Io ti ho colpito, nano.
Non c'era nessun rincrescimento in quella voce fredda. Una luce ferina scintillava negli occhi azzurri del giovane: gli occhi di un lupo tenuto prigioniero per troppo tempo, gli occhi di un lupo tagliato fuori dal branco e spaventato.
Stanach riusc a sollevarsi in posizione seduta. Il giovane osservava ogni sua mossa. Stanach rabbrivid, e pens per un lungo istante che stava guardando un fantasma. L'abbigliamento di un ranger e l'espressione di un predatore affamato. Seppe d'un tratto chi era quel giovane. Eppure, come poteva essere ancora vivo? Come poteva essere sopravvissuto ai tormenti che Realgar doveva avergli inflitto?
Quelli dovevano essere stati davvero tormenti orribili. Il cuore che Stanach vide riflesso negli occhi scuri di Hauk era scarno e indigente.
Il nano lanci una rapida occhiata a Kelida. La ragazza aveva
l'espressione guardinga e confusa di qualcuno che aveva ritrovato ci che aveva perduto e adesso, per qualche ragione che lei non riusciva a stabilire, sentiva il suo istinto ribellarsi e ammonirla di averne paura.
Stanach si alz in piedi. Da ogni suo muscolo partivano trafitture di sofferenza. Hauk, a testa alta e teso, lo stava osservando, seguendo ogni sua singola mossa con occhi freddi e micidiali. Il nano s'impose quello che, sper, fosse un sorriso di apprezzamento.
Tu sei l'Hauk di Kelida. Hai sferrato un buon colpo.
La mascella indurita di Hauk si addolc, e Stanach si rese conto che il ranger non aveva neppure conosciuto il suo nome.
S, aggiunse, sfregandosi con cautela la nuca con la mano. Kelida.
Kelida deglut a gola asciutta e si alz a sua volta in piedi. Con gesti rapidi e nervosi, si scost i capelli scarmigliati dal viso, si lisci il mantello spiegazzato e macchiato. Ti... ti ricordi di me?
Le sue labbra si mossero, anche se non produssero nessun suono. Annu.
Vuoi... vuoi deporre la spada, per favore?
Lui s'irrigid e serr la mano sull'arma.
Per favore. Kelida fece un breve passo verso di lui, con la mano tesa. Ti abbiamo cercato.
Hauk lanci a Stanach un'occhiata tagliente e sospettosa. Abbass la spada. Tyorl?
Kelida gli appoggi una mano sul polso e abbass ancora di pi la spada. Tutto bene, credo. Guard Stanach.
Io sto bene. Sorrise. La sua bocca aveva assunto una piega ironica. Farai meglio a dirgli della sua spada, Kelida. E se ci ha trovato, forse conosce un modo per uscire da qui. Quel drago se n' andato cos in fretta... vuol dire, sicuramente, che ci sono guai in vista.
Stanach fece passare lo sguardo tutt'intorno, nella caverna. Una figura giaceva rannicchiata fra le ombre nere accanto all'ingresso della cavit. Tir un brusco sospiro.
Isarn, disse Hauk con voce piatta. Non credo che sia morto. Io... lui mi ha condotto qui, e abbiamo sentito quell'urlo, quel ruggito.  entrato davanti a me, e deve aver intravisto il drago che se ne andava.
Come Hauk aveva intuito, il vecchio maestro non era morto.
Non ancora. Giaceva fra le ombre tirando dei respiri deboli e raschianti. Stanach lo riconobbe a stento. La follia che aveva per tanto tempo devastato la sua mente, la sofferenza che per tanto tempo aveva devastato la sua anima, avevano lasciato i loro segni su tutto il corpo. Il vecchio nano era magro, i suoi polsi e le braccia un tempo robusti erano ridotti soltanto ad ossa sottili alle quali si aggrappavano i muscoli indeboliti e la scarsa carne. La sua barba un tempo folta, pulita, e candida come la neve, era ispida, aggrovigliata e sporca.
I suoi occhi, nella loro tranquilla fissit, non sbatterono n lo seguirono, quando Stanach si avvicin.
Stanach si lasci cadere in ginocchio accanto a lui. Una volta quegli smorti occhi castani avevano visto una lama maestra. Una volta avevano colto la prima luce che si sprigionava dalla lama della Spada da Re. Stanach si sent stringere il cuore. Sent l'ombra di un dolore imminente.
Maestro, bisbigli. L'antico titolo gli era salito spontaneamente alle labbra. Maestro Isarn.
Era una voce che il vecchio conosceva bene, e che non aveva pi sentito da lungo tempo. Isarn si pass la lingua asciutta sulle labbra screpolate, ragazzo, disse, con voce distante.
S, Maestro, sono io. Sono tornato.
Isarn vide la sudicia benda verde che avvolgeva la mano destra di Stanach. Il dolore riemp i suoi occhi insieme alle lacrime. Cos'hanno fatto alla tua mano, ragazzo?
Stanach sussult, e non seppe cosa rispondere.
Ma non ce ne fu bisogno; la domanda si dilegu dalla mente di Isarn. Quando riprese a parlare, la sua voce risuon forte e convinta: Stormblade uccider il Gran Re!
Stanach trattenne il respiro. Quelle parole suonavano come una profezia! Parevano una predizione, e Stanach percep quella predizione come una gelida paura che scivol lungo la pelle delle sue braccia.
Uccider il Gran Re.
Ma non c'era nessun Gran Re a Thorbardin. Nessuno si era mai pi seduto su quel trono, da trecento anni. S, e nessuna Spada da Re era pi stata forgiata a Thorbardin da trecento anni.
Maestro, bisbigli, non capisco.
Quella fissit, quella luce vuota negli occhi di Isarn, cambi, luccic debolmente di buon senso. Isarn guard direttamente Stanach, muovendo le labbra in quello che avrebbe potuto essere un sorriso.
Ragazzo, tu mi stai dicendo che non capisci. Ma tu capisci sempre.
Stanach aveva appena udito delle parole che ricordava assai bene dal lontano passato della sua vita, da un'epoca in cui le sue mani erano colme di scoperte, la sua testa di apprendimento. Le sent come tanti fantasmi.
Le tue mani hanno la conoscenza, Stanach, ragazzo mio, e il tuo cuore ha il desiderio. Tocca soltanto alla tua testa, adesso... talvolta pi dura della pietra dalla quale hai preso il nome!... capire.
E cos dicendo, Isarn gli aveva impartito qualche altro insegnamento, guidando la sua mano sulla forgia.
Stanach si sporse pi vicino. Maestro, non c' nessun gran re, adesso. Non capisco quello che tu...
Le sopracciglia di Isarn si contrassero in un'espressione che Stanach conosceva fin troppo bene. Era il terribile cipiglio che Isarn rivolgeva a un assistente o a un apprendista che avesse mancato di ascoltare le istruzioni.
C' un re, ragazzo, bisbigli impaziente il vecchio nano con voce rauca. C' un re.  per lui che ho fatto la spada. L'ho chiamata Stormblade, c' un re.
Hornfel! Stanach trem per la fatica e l'improvvisa comprensione di ci che Isarn stava dicendo. Hornfel sarebbe stato Gran Re.
Stanach chiuse gli occhi, cercando di pensare. Isarn era indiscutibilmente pazzo. Queste... erano altre farneticazioni? Qualcuno affermava che la discesa di Isarn nella follia era cominciata quando Stormblade era stata rubata. Stanach sapeva che il suo maestro aveva iniziato, invece, quella lunga, dolorosa discesa quando aveva visto l'inestinguibile cuore di fuoco nell'acciaio di Stormblade, e saputo di aver creato una Spada da Re.
S, ma non per un gran re. Per un re reggente. Perfino lo stesso Hornfel non pretendeva di reclamare qualcosa di pi della reggenza. Il vecchio spadario era confuso, e vagava tra le nebbie torbide della follia e della morte. No, non poteva sapere quello che stava dicendo.
Maestro Isarn, disse Stanach, con molta gentilezza.
Isarn non diede nessuna risposta. Stanach lo fiss con molta attenzione, con il cuore in tumulto. Gli occhi del vecchio spadario non erano pi spalancati e fissi, ma socchiusi e vacui dietro le palpebre. Maestro?
Io ho creato la spada, bisbigli Isarn, per un thane.
Realgar la user per uccidere un Gran Re. La sua mano, resa nodosa dall'et, e butterata dalle cicatrici della forgia, gli si arrampic su per il petto come un granchio. Quando le sue dita toccarono quelle di Stanach, erano secche come un'antica pergamena. Hai portato a casa la spada. Ritrovala. Ritrovala.
Un nodo di dolore, insieme alle lacrime, soffoc qualunque risposta Stanach avrebbe voluto dare.
Chiuse le dita intorno alla mano del vecchio nano. Per favore, Isarn, no, non incaricarmi di... Le sue parole morirono in un sussurro e in un sospiro.
Isarn Hammerfell era morto.
Dita sottili e tremanti gli toccarono la spalla. Stordito dalla morte del suo congiunto e amico, Stanach si volt, alla cieca.
Kelida cadde in ginocchio accanto a lui.
Ondeggiando alla luce della torcia, un'ombra nera si proiett sulla ragazza e sul cadavere. Stanach sollev lo sguardo e vide Hauk in piedi accanto a Kelida. I suoi occhi, qualche istante prima ferini, erano adesso pi mansueti. Ma erano ancora ossessionati. In essi vivevano immagini tormentose.
Il nano fece per rialzarsi, ma ricadde sulle ginocchia. A quanto pareva, era troppo stanco anche soltanto per far questo. Come avrebbe fatto a sopportare il terribile peso della Stormblade?
Kelida tese il braccio per prendergli la mano. Lascia che ti aiuti.
Stanach si mosse per accettare il suo aiuto. Ma prima che la ragazza riuscisse ad afferrargli la mano, Hauk s'interpose fra loro.
La sua era una mano grande, dalle dita dure e ricoperte dalle cicatrici della spada e del pugnale. Quando tir Stanach in piedi, non gli lasci subito la mano, come il nano si aspettava. Invece chiuse le dita intorno ad essa nella lunga stretta della fratellanza di un guerriero.
Stanach non disse niente. Non c'era niente da dire.
Ho sentito quello che ti ha detto il vecchio nano, disse Hauk. Io non so pi se questa spada, questa Stormblade, sia mia. Io penso che non lo sia.
Ma io sono stato parte di questo. Realgar... Hauk abbass la voce. Realgar mi ha fatto delle cose... mi ha fatto vedere la morte di Tyorl, e mi ha fatto credere che l'avevo ucciso. So... voi mi avete detto che  vivo, ma il ricordo del... dell'assassinio  ancora in me. Realgar mi ha fatto morire e mi ha riportato alla vita. Adesso Hauk teneva gli occhi su Stanach perch non voleva
che Kelida vedesse il puro vuoto che c'era in essi. E mi ha fatto morire di nuovo. Stanach, Realgar mi deve qualcosa.
Stanach abbass lo sguardo sulla propria mano dalle dita spezzate. Chiuse gli occhi e vide le cornacchie nel cielo di un azzurro intenso, sent il vento gemere intorno a un cairn, tra le fredde colline. Le ultime parole di Isarn erano state follia, sogni fantasmatici di miti e leggende. La realt era che amici e parenti erano morti a causa della velenosa brama di Realgar per il potere. E ancora altri sarebbero morti.
Stanach guard con un brivido di paura Hauk che porgeva il proprio pugnale a Kelida. Anche tu? No, Kelida.
S. Kelida rabbrivid, facendo passare lo sguardo sulla gelida caverna intorno a lei. Non rimarr qui. Andr dove andr Hauk. Dove andrai tu.
Accarezz con il pollice l'elsa del pugnale. Sei stato tu a insistere che imparassi a usarlo. Credo che il nostro amico Lavim sia stato un buon insegnante. Non so ancora se sar in grado di usarlo per uccidere. Stanach, ma credo di potermi difendere. Verr con voi.
Gli sfior con delicatezza la mano bendata. C' gente che si  lasciata far del male per il mio bene, aggiunse ancora. Devo venire con voi.
Il nano guard Hauk e vide parte del vuoto svanire dai suoi occhi. Vi vide anche la sua paura per lei. In quel momento, una promessa... un'intesa silenziosa pass dal ranger al nano. S, Kelida sarebbe andata con loro, ma furono entrambi d'accordo che non le sarebbe stato fatto nessun male.


Capitolo ventisettesimo.

Un vento pungente spazzava la sporgenza stretta e sgretolata. Urlando come le anime derelitte dei dannati, il vento si trascinava dietro il denso e acre fumo nero dei Pianori della Morte in fiamme.
Come un funereo sudario.
Da quella sporgenza, mille palmi al di sopra della foresta di pini che copriva la valle, Hornfel vedeva il fuoco come una saetta di seta dorata che si dispiegava come uno stendardo, increspandosi e cambiando direzione a seconda delle stravaganze d'una corrente d'aria capricciosa.
Mentre Hornfel guardava, il fuoco lasci i Pianori. Balzando in avanti con straordinaria velocit, raggiunse i pendi della montagna coperti da folte foreste. Come un esercito scatenato di conquistatori, devastava qualunque cosa trovasse lungo il suo cammino.
Il vento cambi improvvisamente direzione, come faceva sempre nei ripidi corridoi dentro le vette della montagna, ululando adesso da nord-ovest. Il muro di fiamme seguiva il sentiero del vento, galoppando come impazzito attraverso la valle che si stendeva sotto Thorbardin.
Gneiss nel suo messaggio gli aveva detto d'incontrarlo nel corpo di guardia. Hornfel aveva aspettato, parlando per un momento o due col capitano della guardia, prima che l'acre odore e il fragore del fuoco che infuriava nella valle lo attirassero fuori, sulla sporgenza.
Adesso Hornfel Hammerfell era solo, in piedi sulla sporgenza, o solo tanto quanto lo permettevano le sue guardie. Dietro di lui, nello spazio ampio e vuoto dove un tempo la Northgate aveva protetto quell'ingresso a Thorbardin, c'erano quattro robusti guerrieri nani. Due di questi erano rivolti verso il thane degli Hylar, altri due tenevano d'occhio l'interno del corpo di guardia, parecchi passi pi in l. Gli occhi di queste due guardie non erano puntati su Hornfel, ma sul cortile interno e sulle ombre dello stesso corpo di guardia, cosparso di macerie e in rovina. Tenevano la mano sospesa sopra l'elsa della loro spada. Nessuno di loro si dimenticava neppure per un solo istante che Gneiss aveva affidato loro la responsabilit della sicurezza di Hornfel.
Northgate era, dopotutto, territorio nemico. Adesso, malgrado parte della porta fosse occupata dal Theiwar, un gran tratto dell'ampio corridoio che conduceva dal corpo di guardia alla Sala Settentrionale della Giustizia era coperto da uno spesso strato di polvere di molti secoli. La sala stessa, un tempo una postazione di guardia in attivit, era stata per ripulita e riparata al punto da poter essere usata senza difficolt. Ma le strutture del tempio e delle residenze pi oltre parevano essere rimaste immutate sin dall'epoca delle Guerre delle Porte dei Nani. I segni dell'antica battaglia sfregiavano le pareti e i pavimenti di pietra. In alcuni punti, grandi macchie nere, le ombre dell'antico sangue, insozzavano le piastrelle del pavimento crepate e infrante.
Fino a quando i Theiwar non avevano rivendicato a s il possesso di quell'area, soltanto gli scheletri dei morti, nani e umani, avevano abitato Northgate. Alcuni c'erano ancora, sotto forma di mucchietti d'ossa sparpagliati negli angoli neri e bui, insieme ad antiche armature. I Theiwar, quella strana razza derro di nani, provavano un piacere perverso nel condividere quegli alloggi con i morti.
Il canto dell'acciaio generato dagli stivali ricoperti di maglia metallica che calcavano la pietra risuon nel corridoio fra il corpo di guardia e la Sala Settentrionale della Giustizia. La Guardia della Vigilanza si dava il turno.
Voci profonde mormorarono delle domande. Hornfel s'immagin che la nuova vigilanza si stesse informando sulla situazione del guyll fyr. Hornfel percep una palpabile inquietudine nelle voci delle guardie che si stavano ritirando.
Hornfel arretr dalla sporgenza. L'imprendibile Thorbardin non correva un rischio immediato a causa dell'incendio, ma la distruzione delle paludi e dei boschi sarebbe costata molto cara al
regno della montagna la prossima primavera, quando le scorte di cibo sarebbero state assai scarse.
Non saremo ridotti alla fame, pens amaramente, ma saremo magri... Cosa potr convincere il Consiglio dei Thane che non soltanto dovremmo continuare ad aiutare i profughi gi rifugiati qui da noi, ma aprire le porte anche ad altri?
Hornfel sospir.
I pensieri dei giorni angosciosi delle Guerre delle Porte dei Nani ossessionavano Hornfel come fantasmi. Poi, il Cataclisma aveva spinto i nani nel regno delle montagne. La devastazione di quei giorni aveva interamente riplasmato la superficie di Krynn.
Gli anni successivi al Cataclisma erano stati anni di pestilenze, e i Neider, i nani delle colline che prima del Cataclisma avevano lasciato Thorbardin per le Terre Esterne, per quella che loro chiamavano la libert delle colline, vollero ritornare nel regno della montagna. Erano affamati, e non erano in grado di coltivare nessun raccolto, non potevano cacciare nessuna selvaggina, in terre disseccate da un'interminabile siccit, e infestate dalle pestilenze.
I Neider avevano bisogno di alleati, e ne trovarono uno nel grande mago Fistandantilus il quale, alla testa di un esercito di straccioni umani, prima assedi Pax Tharkas, e poi la stessa Thorbardin. Gli umani erano convinti che nelle montagne fosse nascosto un tesoro.
Duncan sapeva, cos come lo sapevano i nani delle colline, che c'era davvero un tesoro: il cibo. Ma non era sufficiente a nutrire anche soltanto quelli che vivevano a Thorbardin.
Il Gran Re Duncan sapeva che il suo dovere era quello di difendere gli interessi del suo popolo. Lui e Kharas, il suo amico e campione, avevano preparato i piani per quelle che la storia avrebbe chiamato le Guerre delle Porte dei Nani.
Parenti e congiunti avevano lottato gli uni contro gli altri, quando Duncan, l'ultimo re dei nani, aveva fatto la scelta di nutrire e offrire rifugio a quella gente, relativamente poca, che era in grado di accogliere all'interno dell'antica Thorbardin.
La guerra infuriava di nuovo, su Krynn. Ma Hornfel sapeva che, malgrado le brutalit della guerra fossero le stesse da un secolo all'altro, questa guerra non era la stessa che Duncan aveva combattuto.
Da un lato, pens, fissando la valle minacciata dal fuoco, questa  una guerra che noi non stiamo combattendo. La mia gente ha scelto di tenersi comodamente in disparte da questa
guerra. Dall'altro, i profughi ai quali abbiamo offerto rifugio qui da noi non sono di razza nanesca.
No, sono umani. Faceva davvero differenza? Non si poteva, in tutta seriet, chiamare parenti queste creature eccessivamente alte e truculente, dalla vita breve. Eppure, nelle terre in guerra gli umani e gli elfi si erano alleati, anche se con un certo disagio, contro gli eserciti draconici. Un vecchio proverbio diceva che, se un lupo bussa alla porta, tutti gli estranei diventano fratelli.
E cos, un altro antico detto  ancora valido, Re Duncan, bisbigli Hornfel, rivolgendosi a un nano morto da trecento anni. Chi non impara dal proprio padre, non imparer da nessuno..
Il lupo sta ululando per avere il sangue dei suoi figli, Duncan.
Io posso sentire l'odore del suo alito nel fumo del guyll fyr. Dobbiamo trasformare questi estranei in fratelli, adesso.
Cos riflettendo, Hornfel volt le spalle alla sporgenza, all'incendio, pass fra le sue due guardie ed entr nel corpo di guardia. Non sapeva dove mai fosse finito Gneiss, e non poteva aspettarlo pi a lungo. Avrebbe lasciato detto al capitano della guardia che lui era stato l, e...
Un respirare sommesso, quasi un sussurro... Hornfel si guard intorno. Realgar era appoggiato all'albero del meccanismo della porta. Calmo, a braccia conserte, indossava un pesante mantello scuro per proteggersi dal vento pungente. Quel mantello non riusciva a nascondere il profilo della spada che portava, come sempre, al fianco. I suoi occhi neri, dalle strette pupille, luccicavano.
 come un esercito, disse Realgar, e si sta avvicinando.
Fuoco fuori e fuoco dentro! Hornfel si ricord di Dhegan, che aveva pedinato lui e Gneiss sul ponte scuro, e lanci una rapida occhiata alle sue guardie. Con occhi gelidi, i Daewar di Gneiss serrarono i ranghi.
S, come un esercito, annu Hornfel. Resistette allo stimolo di portare la mano al pugnale che aveva al fianco. Convocher un consiglio.  necessario fare dei piani. Sar un inverno magro.
Realgar scroll le spalle. Come desideri. E si fece da parte per consentire a Hornfel di passare, e attese che anche le quattro guardie si accodassero al loro protetto.
Mentre le guardie borbottanti gli passavano accanto, Realgar si divert a pensare ai suoi progetti di assassinii e di rivoluzione. Il suo esercito di Theiwar dalle mani sanguinanti
era pronto a scatenare la lotta per la conquista delle citt, e Stormblade gli pesava nel suo fodero, sotto il pesante mantello. La Spada da Re sembrava respirare di un potere inquieto e famelico.
Si affrett a superare la distanza che lo separava dalle guardie di Hornfel.
Il corridoio gelido e umido che sbucava sul ponte attraverso l'Eco dell'incudine non era immerso nella pi assoluta oscurit, anche se a Kelida parve tenebroso, dopo le strade calde e piacevolmente illuminate di Thorbardin. Ci vollero dei lunghi istanti perch i suoi occhi si abituassero alla debole luce grigia che filtrava dentro il corridoio di pietra. Questa luce non arrivava dall'esterno della montagna, ma era una lieve eco della ben pi intensa illuminazione che giungeva dai brillanti pozzi di cristallo che guidavano ed esaltavano la luce del sole nella citt vera e propria.
Quando i suoi occhi si furono abituati, si rannicchi contro il corpo di Hauk che era immediatamente dietro di lei. Il ponte si stendeva attraverso una caverna cos alta e profonda che Kelida non riusciva a vedere n il soffitto n il pavimento, n riusciva a immaginare quali fossero i suoi confini. L'ampia campata del ponte era delimitata su ciascun lato da basse ringhiere di pietra. Piccole statue di nani sorreggevano la ringhiera con le robuste braccia di pietra, come se fossero stati posti l, di guardia.
Stanach, bisbigli Kelida. Il bisbiglio echeggi interminabilmente per la caverna. Kelida deglut a fatica e tocc la spalla di Stanach per richiamare la sua attenzione.
Stanach, con la mano sulla spada che si era procurato in citt, si volt, e Kelida rantol. Adesso, come le aveva detto nella caverna, molto pi in basso delle citt, i suoi occhi erano soltanto grandi pupille nere, vuoti e simili a quelli di uno spettro. Un brivido le percorse la schiena.
Il nano sogghign, una comica occhiata maliziosa. S, non te l'avevo detto? Fa paura a vederlo se non ci sei abituata, eh? Le batt il braccio con la mano destra bendata. Sono sempre io, sorellina, soltanto io.
... io, soltanto io... io... io...
Kelida rabbrivid, poi sent la mano di Hauk, esitante ma calda, sulla sua spalla. Anche le sue parole si rincorsero intorno alla caverna, quando parl.
Non mi piace questo buco, Stanach. Cosa ci fa Hornfel, qui dentro? Avremmo dovuto rivolgerci al vostro Consiglio dei
Thane per chiedere aiuto.
Sarebbe stata la prima scelta di Stanach, ma la guardia
theiwar che avevano sopraffatto nel corridoio freddo e buio vicino alla tana del drago aveva risposto alle loro domande su Realgar e il suo piano soltanto con un'aspra risata e una vanteria che pareva essere stata ben felice di fare: Adesso Hornfel  gi morto, a Northgate.
Per truce e silenzioso accordo, Stanach era andato avanti con Kelida, mentre Hauk si attardava con la guardia theiwar un altro istante. Quando li raggiunse, aveva lasciato il Theiwar morto fra le ombre del corridoio.
La vanteria sinistramente ilare della guardia aveva riempito Stanach di rabbia e di una disperazione che non si era calmata fino a quando i tre non avevano raggiunto i livelli pi alti della citt.
Era stato Hauk a osservare che quanto la guardia aveva detto non poteva esser vero. O non ancora.
Guardate, aveva detto, indicando con un gesto una piazza del mercato, una taverna, un parco. Questa gente  nervosa, Stanach, ma non si sta comportando come gente che ha sentito la notizia che uno dei loro cari  morto.
Stanach si era trovato d'accordo e aveva provato il sollievo che  frutto della speranza. Forse non sarebbero arrivati troppo tardi per aiutare Hornfel. L'umore di Thorbardin era di attesa e di fremente paura.
Thorbardin sentiva odore di tempesta, e sapeva che il lampo avrebbe ben presto colpito, anche se non sapeva da quale quadrante del cielo sarebbe arrivato.
Stanach si riscosse dai suoi pensieri, indic con un gesto l'oscurit intorno a loro. Questo  il territorio dei Theiwar, e neppure i pi audaci si avventurano fin qui. Ma il ponte dovrebbe essere abbastanza sicuro.
Seguiti dal rumore dei passi, simile a echi di fantasmi furtivi, i tre si accinsero ad attraversare il ponte.
Kelida inizi, contando i gradini come un modo per tenere la mente lontana dal baratro sottostante, in apparenza interminabile. Anche se il ponte era abbastanza ampio da consentir loro di camminare fianco a fianco, pareva fin troppo stretto per rassicurare Kelida.
Il trepestio dei loro passi divenne sempre pi velato, come se gli echi stessero rimbalzando da pareti pi ravvicinate. Kelida sospir, e fu come il sibilo del vento che vagava in mezzo ai canyon. Il ponte sopra l'Eco dell'incudine era alle loro spalle. Stanach lanci un'occhiata dietro di s e poi, senza dire una parola, fece loro segno di avanzare.
Il suo senso dell'orientamento nel sottosuolo, acuto come quello di un elfo nella foresta, li manteneva senza fallo in direzione del nord. Passarono accanto a pareti annerite dai segni del fuoco e dalle cicatrici della battaglia. Negli angoli bui giacevano i resti scheletrici dei guerrieri morti da trecento anni. Il cuoio e i tessuti dei loro indumenti erano da tempo marciti, ma le friabili ossa delle mani stringevano ancora le spade infrante. Cotte arrugginite e armature forate erano ancora appese intorno a quelli che un tempo erano stati dei corpi.
Kelida si teneva alle spalle di Stanach senza mai scostarsi troppo da lui, e traeva un po' di conforto ascoltando il respiro regolare di Hauk dietro di lei.
Dopo un po' di tempo, il cui trascorrere pareva lento in maniera esasperante nella tenebra priva di punti di riferimento, la luce, simile a una nebbia grigia, allevi l'oscurit intorno a loro. Kelida distinse la forma alta e ampia di un edificio sormontato da una cupola al quale conducevano dei larghi gradini di pietra. Non si trovavano pi nei corridoi dalle pareti di pietra, ma in una specie di piazza o di slargo.
Il tempio, bisbigli Stanach. Siamo vicini al corpo di guardia. Ascoltate!
Echeggiando spenti, come i sussurri di un remoto passato, arrivarono alle loro orecchie i tintinnii di cotte metalliche e il raschiare sulla pietra di stivali anch'essi con le suole di metallo. La paura s'inerpic come un ragno lungo la schiena di Kelida. la mano di Hauk, calda sulla sua spalla, la fece sussultare e le strapp un rantolo.
Calma, sibil Stanach.  soltanto il cambio della Guardia della Vigilanza. Ed  probabile che sia una buona cosa. Qualunque cosa Realgar abbia in mente, non pu compiere l'assassinio di Hornfel davanti a due plotoni completi di sentinelle.
Un tempo, il tempio doveva rivaleggiare in bellezza con ogni altro, all'interno della citt. Malgrado adesso il soffitto a cupola fosse squarciato e infranto, un tempo aveva svettato sopra l'intero edificio. Alcuni dei suoi frammenti giacevano sul pavimento impolverato di marmo nero, e stelle scolpite in profondit e pi nere del marmo trasparivano dalla coltre di polvere.
A tutta prima Kelida si chiese come mai gli artigiani che avevano costruito quella cupola avessero voluto raffigurare le stelle pi nere del cielo. Poi si rese conto che quelle stelle
in origine erano state delle profonde incisioni riempite di lucido argento. Quell'argento, adesso appannato dall'et, un tempo doveva aver riflesso la luce delle torce e dei bracieri in maniera tale da mimare la danza e il brillo delle vere stelle.
Colonne di marmo color rosa, alcune spezzate e crollate, altre ancora intatte, bordavano l'ampia cordia di piastrelle rosse che conduceva all'altare centrale. Qui si ergeva un'incudine, alta sette palmi, con una superficie larga cinque. L'intero altare era stato scolpito in un singolo blocco di ossidiana. Ai piedi dell'incudine giaceva quello che sembrava il manico d'un gigantesco martello.
Un tempio di Reorx.pens Kelida. E quanto doveva essere stato bello! Trem al pensiero che l'assassinio fosse stato concepito cos vicino a quello che era stato un luogo di culto.
Stanach scivol dietro l'altare e trov una porta riservata ai chierici.
Questa dovrebbe condurci nella grande sala. Tutto questo luogo fa parte della Sala Settentrionale della Giustizia. Un tempo, il tempio era stato costruito per la convenienza di coloro che venivano a visitare il reame. Adesso  soltanto una rovina. Da qui in avanti il percorso dovrebbe essere pi facile. Ai Theiwar possono anche piacere le macerie e la sporcizia, ma il corpo di guardia viene tenuto in ordine, e vi vengono appostate delle sentinelle.
Hauk si avvicin alle sue spalle. Quando gli rivolse la parola, la sua voce fu un bisbiglio appena udibile. Cosa c' oltre?
Prima che Stanach potesse rispondere, un urlo acuto, colmo di una terribile angoscia, echeggi all'esterno. Gli echi di quel grido orrendo non si erano ancora completamente acquietati, quando si alz un grido di allarme, subito seguito da un secondo.
Come una freccia scoccata da un arco ben teso, Stanach guizz attraverso la porta dei chierici.
Hauk afferr il polso di Kelida. I suoi occhi rispecchiavano sia la paura per lei che uno strano, feroce desiderio che non aveva niente a che fare con lei. Kelida rimase indietro d'un passo, avendo riconosciuto la bramosia di combattere.
Rimani qui, lui le ringhi. Poi, forse avendo avvertito l'eccessiva asprezza del suo ordine, o rendendosi conto che nessun ordine avrebbe potuto trattenerla, se lei si fosse messa in testa di seguirlo, disse ancora: Difendi la porta. Se saremo ancora in grado di aiutare Hornfel,  probabile che questa sia la nostra unica via d'uscita.
Non si ferm a vedere se lei gli obbediva.
Rimasta sola, con i rumori della battaglia che adesso crescevano e si gonfiavano avvicinandosi sempre pi, Kelida, ricacciando dentro di s lo stimolo a richiamarlo indietro, si costrinse a rimanere l dove si trovava, senza mettersi a correre per seguirlo. Hauk le era parso uno strano guerriero senza cuore, il cui unico scopo era uccidere.
Le dita di Kelida erano fredde e asciutte intorno all'elsa del suo pugnale. Quella piccola arma le pareva allo stesso tempo pesante e assurdamente leggera nella sua mano.
Le istruzioni di Lavim, sull'arte dell'uso del pugnale, incongrue nel tono allegro con cui le erano state impartite, sembravano bisbigliarle all'orecchio, flebili, spettrali ricordi di quello che pareva tanto, tantissimo tempo fa.
E il pugnale serve a qualcos'altro ancora, per accoltellare.
Kelida si sforz d'ignorare la vorticante nausea che avvertiva allo stomaco, la debolezza che le piegava le ginocchia, e di soppiatto si avvicin ancora di pi alla porta. Accoltellare...
La grande sala al di l del tempio era soltanto un po' meno buia delle parti in disuso di Northgate, ma l'illuminazione l dentro era pi diffusa e uniforme. C'era abbastanza luce perch Kelida potesse rendersi conto che Realgar aveva davvero tentato l'assassinio di Hornfel durante il cambio della Guardia della Vigilanza, e questo per un'ottima ragione. Guerrieri nani che indossavano il nero e l'argento di coloro che erano al servizio di Realgar affollavano la sala e si stavano scagliando addosso alla Guardia della Vigilanza, schiacciandola sotto una superiorit numerica di due contro uno.
La battaglia rimbombava per tutta la sala. L'acciaio cozzava contro l'acciaio, le voci si levavano alte in grida quasi indistinguibili che annunciavano la morte o il trionfo. Il fetore del sangue e della paura gravava in quel luogo come una nuvolaglia dalla quale si avventava la tempesta.
Al centro della tempesta, occhio e punto focale allo stesso tempo, un nano schiacciato dal numero soverchiante degli avversari combatteva per la propria vita. Niente lo contraddistingueva come il Thane degli Hylar, salvo per la violenta tempesta che stava infuriando intorno a lui, e forse l'innata nobilt di chi  ben consapevole di essere ormai sconfitto, ma continua ugualmente a combattere.
Hornfel era stato per lungo tempo un guerriero, prima di essere un Thane.
Gli rimaneva soltanto una guardia, un giovane nano che indossava lo scarlatto e l'argento di quella che Kelida immagin fosse la Guardia della Vigilanza. Schiena a schiena con Hornfel, teneva lontani tutti gli avversari con la generosa ferocia di un cane lupo. Era verso questo occhio della tempesta, verso questo punto focale, che Stanach stava accorrendo. E Hauk lo seguiva dappresso, proteggendogli le spalle.
Kelida si mosse senza pensare. Ma non aveva percorso neanche una dozzina di passi all'interno della sala, prima che la marea della battaglia s'interponesse fra lei e i suoi amici.
Qualcosa la colp con forza nella schiena, un braccio l'avvinghi intorno alle ginocchia e, con il fiato mozzo che le impediva di urlare, cadde a terra. Il terrore la spinse a stringere istintivamente la mano intorno all'elsa del pugnale, altrimenti questo le sarebbe volato via. Contorcendosi con disperazione, sferrando un calcio con il piede destro mentre portava la mano libera e il piede sinistro sotto di lei, Kelida si rizz barcollando sulle ginocchia.
Allora url, ma non per il terrore. Url per la rabbia di qualcuno che vede la propria morte negli occhi di un avversario.
Accoltellare  una cosa strana... Non colpire verso il basso, se sei vicina. Riusciresti soltanto a colpire le ossa e faresti infuriare di rabbia qualcuno. Accoltella dal basso in alto. In questo modo hai un'ottima probabilit di colpire qualcosa d'importante, come il fegato o un rene...
Kelida sferr un colpo violento dal basso in alto, stringendo il pugnale con tutte e due le mani. L'acciaio raschi sulla cotta metallica e la lama devi. Ansimando disperata, Kelida aggiust la mira senza pensare e con tutta la sua forza affond la lama verso l'alto nella gola del nano.
Il sangue, come un'orrida fontana scarlatta, schizz in alto, e la guardia theiwar croll all'indietro.
Vomitando per il puzzo di rame del sangue caldo, Kelida si tir in piedi. Ancora una volta qualcosa la colp da dietro. Si gir alla cieca e colp, manc il bersaglio, e si limit a sferrare una botta sleale in basso. Il suo aggressore cadde, soffocando. D'istinto Kelida sollev d'impeto il ginocchio. E sent la mascella del nano che si frantumava.
Adesso, con il cuore in subbuglio, Kelida si gir di scatto e, per un paio d'istanti, si trov davanti a uno spazio sgombro.
Resistendo allo stimolo di vomitare, urlare o precipitarsi via di corsa, Kelida scrut la sala insanguinata alla ricerca dei suoi
compagni. Le guardie in nero e argento, anche se non numerose come poco prima, soverchiavano ancora il numero dei difensori di Hornfel. Alto in mezzo a loro, simile a un orso infuriato fra i nani in lotta, Hauk continuava a combattere per tenere qualsiasi nemico lontano dalle spalle di Stanach.
Adesso a un solo braccio di distanza dal suo thane, Stanach spicc netta con la spada la testa dalle spalle di una guardia theiwar. Allontan il corpo con un calcio e tese il braccio destro, con la mano macchiata di sangue e di sudiciume, verso Hornfel.
Mentre lo faceva, la coraggiosa guardia, la sola difesa di Hornfel, mor con un pugnale dei Theiwar conficcato tra le
costole fino all'elsa. Quando Stanach giunse a toccarlo, il thane si gir di scatto.
Schizzato dal sangue della guardia morta, con gli occhi spalancati e avvampanti di dissennato furore, Hornfel rote la spada in alto, sopra la testa, per sferrare un colpo mortale impugnandola con due mani.
Kelida url.


Capitolo ventottesimo.

Amico! rugg Stanach. Hornfel! Amico!
Non fu l'appello urlato da Stanach a convincere Hornfel che lui non era un nemico. Fu il semplice fatto che, mentre urlava, Stanach aveva dimostrato la verit della sua affermazione troncando il braccio di un Theiwar che si era scagliato contro il thane, cogliendolo alle spalle con la sua micidiale spada corta, e squarciando il ventre di un altro guerriero di Realgar con la rotazione di ritorno.
Hornfel snud i denti nel sogghigno di benvenuto di un guerriero. S, quello era un amico. E lo era anche l'umano dall'ampio petto che proteggeva le spalle di Stanach. La lama della sua spada era rossa di sangue. La luce nei suoi occhi risplendeva come il guyll fyr.
Stanach guard la grande sala intorno a s con occhi spiritati. Scrut il luogo come un lupo intrappolato dai cacciatori in un canalone. E come un lupo, voleva trovare una strada per uscire dalla trappola, e quella bramosia gli faceva fremere ogni muscolo. Quando trov la strada, la via di scampo, i suoi occhi s'illuminarono.
La Guardia della Vigilanza aveva respinto, per qualche istante, i Theiwar di Realgar da Hornfel. Nel far questo, per, l'avevano lasciato senza protezione, salvo Stanach e Hauk.
Chi difende il corpo di guardia? url Hauk.
Nessuno. Hornfel tir un lungo respiro, e abbass lo
sguardo sulle guardie daewar che erano morte per difendere la sua vita.  dove cercavamo di arrivare, quando siamo stati attaccati da Realgar.
Il giovane ranger scroll le spalle e sogghign, il suo sogghigno fu raggelante e stranamente fuori luogo. Allora, andiamo, Stanach?
Stanach annu, sempre controllando con lo sguardo la grande sala, come per cercare qualcuno. Hornfel lo sent imprecare sottovoce fra i denti. Il nano diede una gomitata alla schiena del suo compagno e indic qualcosa con la mano bendata e macchiata di sangue. Una ragazza umana, con le mani intrise di sangue e un volto pallido come Solinari, era addossata a una delle alte colonne che sostenevano la cupola del tempio. Teneva a bada tre nani dalla livrea nera e argento con un pugnale e, quando il pugnale mancava il bersaglio, come pareva accadere spesso, con violenti calci. La ragazza era soverchiata dal numero degli avversari, e non sarebbe riuscita a resistere ancora molto a lungo ai suoi attaccanti.
Hauk! L c' Kelida! Valla a prendere e raggiungi il corpo di guardia!
Stanach sollev la spada nella mano sinistra, alla ricerca di una presa migliore, e fece un cenno del capo al suo thane. Ti copro le spalle, Hornfel.
Stanach era la sola difesa che avrebbe avuto, ma Hornfel pens che sarebbe stata sufficiente. Si lanci di corsa in direzione del Corpo di Guardia.
Piper esplor i confini del suo submondo tutte le volte che pot, e scopr che ad ogni successiva esplorazione era in grado di estendersi un po' pi in l della volta precedente. Non era tanto una questione di andare oltre, quanto una questione di sapere di pi.
Adesso non era limitato da nessun senso delle dimensioni, n in avanti, n indietro, n verso l'alto, n verso il basso. Poteva sentire ci che i suoi compagni sentivano, e anche di pi; poteva sentire i pensieri di quelli che gli erano intorno.
E in questo modo divenne conscio che, malgrado fossero convinti di esserlo, Lavim, Tyorl e gli altri due ranger non erano soli nella gola.
Le svettanti pareti di roccia della stretta gola formavano un canale perfetto per il fumo, una camera di risonanza che trasmetteva
e ingrandiva il ruggito e il crepitare del fuoco che infuriava sui fianchi della montagna, sotto e sopra di loro. Tyorl imprec amaramente.
L'aria era gi densa di fumo, nero e greve, puzzava di bruciato, e ostruiva i polmoni a Tyorl. Le lacrime gli scorrevano gi per il viso mentre il fumo gli bruciava gli occhi.
Tyorl si chiese se Piper gli stesse ancora leggendo il pensiero, poi scoppi in una risata senza allegria. Finn avrebbe senz'altro detto che avrebbe fatto meglio a chiedersi se non fosse impazzito, per volersi affidare alla guida di un fantasma.
Kemball e Finn, in qualche punto davanti a lui, invisibili ma ben udibili per i loro profondi e squassanti colpi di tosse, stavano esplorando il terreno. Lavim lo seguiva senza produrre nessun suono, salvo un leggero respiro affannoso.
A Tyorl non piaceva quello stridulo ansimare. Quando si volt per controllare il progredire del kender, seppe subito che Lavim non sarebbe mai riuscito ad arrivare alla fine di quella gola senza aiuto.
Tyorl lo prese per il braccio, per fermarlo e fargli recuperare l'equilibrio. Si accovacci sui calcagni accanto a Lavim. Non abbiamo tempo per riposarci, Lavim. Lascia che ti aiuti.
Lavim scosse la testa. No, rantol. Sto bene, Tyorl... davvero.
Ma non c'era niente, in lui, che assomigliasse a bene'. La fuliggine che gli anneriva la faccia non nascondeva il suo pallore grigiastro, n le lacrime provocate dal fumo pungente mascheravano l'opacit dei suoi occhi. L'aria sporca e pesante pareva arrivare dentro i suoi polmoni soltanto per venir tossita subito fuori.
Lavim, per favore. Tyol afferr la spalla del vecchio kender in una stretta delicata ma salda. Per favore, non c' pi tempo per discutere. Adesso, montami sulla schiena. Dovrai viaggiare a cavalluccio fino a quando non troveremo la strada verso un'aria migliore.
Lavim scosse la testa, le sue labbra secche e crepate si tesero diventando una linea sottile, in un misto di cocciutaggine e di orgoglio ferito. Posso farcela, Tyorl. Io...
Qualcosa si spezz dentro a Tyorl e, addolorato, ribatt con voce secca, simile a una sferzata:
Non discutere!
E in quell'istante non vide Lavim, ridotto al silenzio per lo stupore, che lo fissava con gli occhi verdi spalancati. Vide i volti di tutti gli amici che aveva perduto, che gli erano stati strappati via dalle gelide mani della morte e della guerra.
Hauk e Kelida.
I compagni al fianco dei quali aveva combattuto in primavera, adesso morti, ridotti a niente pi che ossa scarnificate, rimpolpate soltanto dai suoi ricordi.
Il giovane Lehr, che aveva osato sfidare il drago nero, ed era morto per averlo fatto. E Stanach, cocciuto come un mulo!
S, e Piper, il mago.
Sto camminando insieme ai fantasmi.
Basta! url, e la sua voce crepit cupa nella sua gola secca. Vide Lavim sussultare, e a stento ne cap il motivo, talmente si trovava intrappolato in quella marea di paura e di dolore che lo stava travolgendo. Mi ascolti, Lavim? Basta!
Tyorl vide le nocche sbiancate delle sue mani strette sulle spalle del kender, e si rese vagamente conto di quanto doveva esser dolorosa per Lavim quella morsa. Malgrado si sforzasse di rilassare la stretta, non ci riusc. E non sapeva cos'altro avrebbe potuto fare, se non quello: tenere il kender in una stretta tale che neppure la morte avrebbe potuto strapparlo via.
Lavim si dibatt e poi, guidato da un istinto sicuro e sottile, rimase immobile. Sollev le braccia e copr le mani dell'elfo con le proprie. Annuendo lentamente, come se all'improvviso avesse capito, Lavim ritrov il sorriso.
D'accordo, Tyorl. D'accordo... Credo che non mi far male riposare un po'. Cavalluccio sia, allora. Ma sar meglio che ci affrettiamo, altrimenti perderemo Finn.
Con le braccia intorno al collo di Tyorl, le gambe intorno alla sua cintura, Lavim cerc di sistemare il suo peso quanto pi uniformemente possibile. Probabilmente, si disse, non sono poi cos pesante.
Sta pensando che pesi pressappoco quanto un bambino mezzo morto di fame, Lavim.
Gi... insomma... la parte del mezzo morto di fame  giusta.
Tyorl si gir a guardarlo. Cosa?
Piper dice che siamo quasi arrivati.
Io non l'ho detto. Ma hai ragione, ci siamo quasi. Digli da parte mia che non ho perso la testa, n la strada. Soltanto un altro miglio lungo la gola, e saremo a Northgate.
Soltanto un altro miglio, Tyorl. Posso...
E non offrirti di camminare. Adesso, aiutarti  praticamente
l'unica cosa che pu fare per migliorare la situazione.  quello che pensa. Lascia che ti aiuti.
Mi ci voleva proprio un po' di riposo, grazie, sospir
Lavim. Piper mi ha detto d'informarti che non ha perso la testa, e neppure la strada.
Percep la sorpresa dell'elfo nell'involontario trasalimento del suo respiro. Quando parl, la voce di Tyorl era grondante di sarcasmo.
Non mi dispiacerebbe, se la smettesse di leggermi il pensiero.
Talvolta anch'io capisco quello che vuoi dire, replic Lavim.
Piper non c'impieg molto. Lavim si era appena abituato allo scomodo ritmo dell'andatura di Tyorl, assai simile a quella di un pony di montagna a tre zampe e zoppicante alla quarta, pens, quando Piper interruppe le sue riflessioni.
Un drago!
Un drago? guai Lavim.
Un drago? volle sapere Tyorl. Dove?
Sulla montagna!
Sulla montagna! Il vecchio kender balz gi dalla schiena di Tyorl, armeggiando per mettere mano al pugnale e chiamando i ranger a gran voce. Finn! Kem! Un drago sulla montagna!
Tyorl agguant il kender per un braccio, esigendo la sua attenzione. Dove, sulla montagna? Dove, Lavim?
Lavim rabbrivid e strinse le palpebre, intrappolato fra le domande di Tyorl e le risposte di Piper. Fece del suo meglio per districarle, ma la sua testa continuava a rimbombare degli echi confusi della voce di Piper, dei suoi stessi pensieri, e delle domande di Tyorl e degli altri ranger.
Parlando con tutti nello stesso tempo e provando la sensazione di parlare con se stesso, Lavim cerc in qualche modo di rispondere. Dove? Tyorl, sulle vette... in alto... dietro alla cresta della montagna... Cosa? Cosa mi stai dicendo, ancora? D'accordo! D'accordo!
Come da una grande distanza, il kender sent Finn borbottare qualcosa, e Tyorl che gli rispondeva. Lavim strinse il braccio dell'elfo, con il cuore che adesso gli stava saltando in gola, il respiro che gli usciva rotto, a sussulti. Uccider il thane degli Hylar! Quel tizio di cui Stanach parlava sempre!
Chi, Lavim? Di che cosa stai parlando?... E dov' il drago?
Lavim diede un'energica scrollata con la testa, per schiarirsela.
Il drago  sulla montagna, dietro alle vette, sopra
Thorbardin. C' un mago... un nano... e sta per uccidere il thane di Stanach. Ci sta pensando adesso, Tyorl. Lo far molto presto... e... ci sar una battaglia o qualcosa del genere.
Stanach  l. E Kelida!
Stupefatto, Tyorl non pot far altro che guardare. Fu Finn a parlare.
Kender, di cosa ci stai parlando? Stanach e la ragazza sono morti.
Lavim si volt verso Tyorl, strattonando con forza il braccio dell'elfo.
Tyorl, Piper sa bene di cosa sta parlando. Proprio adesso sta succedendo quello che Stanach temeva da sempre!
Tyorl non dubitava della veridicit del rapporto di Piper. Guard tutt'intorno a loro, lungo la gola piena di fumo denso e acre, e poi in alto, il fianco della montagna, sul quale le ombre si stavano raccogliendo. Le ombre di un drago e della guerra. Percep l'incredulit e la confusione di Finn.
Lavim, disse, lentamente e con prudenza, adesso, clmati. Chiedi a Piper se sta davvero succedendo adesso.
No, ma molto presto.
Lavim scosse la testa. Non adesso, ma molto presto. Tyorl, dobbiamo arrivare...
Dove sono Stanach e Kelida?
A Thorbardin. Sono laggi, Tyorl, con... Lavim drizz la testa, ascoltando le silenziose parole di Piper. I suoi occhi si spalancarono per lo stupore. Si trovano insieme a Hauk. Lui sta bene! Piper dice che adesso siamo davvero vicini a Northgate. Soltanto un altro quarto di miglio lungo questa gola. Tyorl, forse potremmo arrivare l in tempo.
Finn sbuff. S, forse. E forse sbaglieremo strada. Tyorl, il fumo  cos denso che non riusciamo a veder nulla a un solo passo di distanza. Ci sono buone probabilit di mancare completamente la porta.
Lavim si affrett a replicare: Oh, no, non la mancheremo. La gola finisce con una sporgenza proprio davanti alla porta, e l  davvero stretta. Larga non pi di cinque palmi. Non possiamo mancare la porta.
Finn fiss il kender come se non fosse sicuro di aver capito se stesse o no scherzando. Faremo meglio a non mancarla, appunto. C' uno strapiombo di mille passi fino alla valle sottostante. Cosa dice in proposito il tuo fantasma?
Niente avrebbe potuto essere pi innocente dell'espressione di Lavim in quel momento. Dice che farai meglio a non mettere il piede nel punto sbagliato. E dice anche che probabilmente non vorrai esser sorpreso fuori della porta, nel caso in cui il drago dovesse accorgersi della nostra presenza, e che perci faremmo meglio a metterci in cammino.
La rabbia infuriava nel corpo di Realgar nella stessa maniera in cui il guyll fyr imperversava attraverso la valle sotto Northgate. Il suo attacco contro Hornfel era fallito! Come una nebbia color sangue attraverso la sua visione, il furore offuscava ogni cosa. Non sentiva nient'altro, al di fuori dei suoi pensieri farneticanti, ed era solo vagamente consapevole dei gemiti dei morenti, quelli delle sue stesse guardie, e dei Daewar che avevano difeso Hornfel, che gli giungevano come lontani sussurri. Poi, gelida e nera, la voce mentale di Darknight ringhi dalle altezze che sovrastavano Thorbardin. Realgar percep quel ringhio di collera come un sordo rumoreggiare nella sua mente, e si aggrapp ad esso. Il Theiwar scivol, barcollando, nel linguaggio della mente.
Sei pronto?
S, sono pronto. Ho fame e sento l'odore del sangue.
Allora Realgar sorrise. Pazienza, amico mio. Fra non molto ci sar del cibo in abbondanza per te. Potrai scegliere quelli che vorrai fra i consanguinei dell'Hylar.
Darknight si acquiet. Sottili fili del suo desiderio andarono alla deriva attraverso l'anima di Realgar e s'intrecciarono con i suoi.
Realgar pass il pollice lungo la guardia della Stormblade, sentendo il rosso cuore di fuoco della lama come un canto selvaggio nel proprio cuore. Adesso la grande sala era immobile e, se non fosse stato per i gemiti dei feriti e dei morenti, silenziosa. Nuovo sangue macchiava le pietre crepate e infrante del pavimento, chiazzava le pareti e le colonne spezzate. Realgar cont venti morti fra quelli della propria guardia, trenta fra i difensori di Hornfel.
Non li aveva uccisi tutti. Realgar imprec amaramente. Avrebbe dovuto uccidere i due umani, avrebbe dovuto accertarsi che l'apprendista di Hammerfell fosse morto davvero!
S, l'apprendista di Hammerfell! Era stato lui a mandare a monte l'agguato. Senza il suo aiuto, i due umani si sarebbero ancora trovati nelle Tane profonde, ciechi per il buio, e al sicuro fino a quando lui, Realgar, non avesse regolato i conti anche con loro.
Adesso, senza quel maledetto, giovane apprendista fra i piedi, Hornfel non avrebbe potuto trovar rifugio dentro il corpo di guardia. Realgar chiuse gli occhi e inspir profondamente, cercando un angolo tranquillo dentro se stesso in cui poter pensare. Lentamente, fin per trovarlo, e calandosi in esso riordin i propri pensieri. E con l'ordine venne la soluzione.
Anche se venti dei suoi uomini erano morti, ne rimanevano ancora sei, illesi, e a giudicare dal loro aspetto, ansiosi di vendicare la morte dei loro camerati. Anche se non erano sufficienti per assaltare e conquistare il corpo di guardia, c'era un modo facile per incrementare le loro file. Ci sarebbe voluto del tempo, ma non tanto da permettere a Hornfel ed ai suoi tre paladini di ringalluzzirsi al punto da tentare un nuovo scontro nella sala.
Ben presto, pens, ben presto Hornfel si stancher di quel suo rifugio. Non ci sono vie d'uscita. Le guardie di tutti e due i turni della Sorveglianza sono morte. Adesso, lui non ha nessuno che possa correre a chiedere aiuto. Realgar scoppi in una sonora risata. In breve tempo, chiunque avesse pensato di aiutare Hornfel sarebbe stato anche troppo impegnato a sfuggire ai fuochi della rivoluzione.
Realgar chiam a s una guardia, con la sicura consapevolezza che il precipizio di mille passi che strapiombava dalla parete di Northgate fino alla valle sottostante avrebbe tenuto Hornfel saldamente in trappola, e se cos non fosse stato, ci avrebbe pensato Darknight!
Cinque squadre a Northgate, credo potranno bastare. Di' che facciano presto.
La guardia part di corsa, attraversando la Sala Settentrionale della Giustizia e inoltrandosi nei passaggi segreti sotto il tempio in rovina. L c'erano dei Theiwar pronti ad attaccare la citt dei Klar. Fra essi avrebbe trovato dei derro capaci di soddisfare le necessit del loro thane.
Realgar accarezz il piatto insanguinato della lama della Stormblade.
Hornfel ascolt le ultime grida dei morenti. Qui, nel corpo di guardia, non avrebbe saputo dire se quelle grida erano lanciate dagli amici o dai nemici. Hornfel si appoggi al gigantesco perno dell'antico meccanismo della porta con i muscoli che fremevano per la fatica e i postumi della battaglia. Aveva poca importanza di chi fossero quelle grida. Erano grida di morenti. Che fossero Theiwar, o i fedeli guerrieri di Gneiss, erano pur sempre nani.
Hornfel rabbrivid. Che riconoscessero oppure no il fatto, appartenevano alla stessa razza. E i fratelli avevano levato l'acciaio contro i fratelli, cos come avevano fatto durante le Guerre delle Porte dei Nani.
Allora, pens con amarezza, avevano combattuto per il diritto di mangiare. Oggi, noi combattiamo per il diritto di regnare.
La spada che Realgar impugnava era la Spada da Re. Hornfel non aveva mai visto la Stormblade prima d'oggi. Stormblade, dal cuore d'acciaio e dagli zaffiri di fiamma, aveva stroncato i guerrieri di Gneiss come una falce tagliava il grano. La Spada da Re era tornata a Thorbardin.
Sent dietro di s l'incessante andirivieni del guerriero umano dagli occhi famelici che chiamavano Hauk. S, aveva il nome giusto. In battaglia colpiva con l'istinto di un invasato, per uccidere, e uccidere subito, il fuoco incontrollabile di un falco negli occhi.
La ragazza che chiamavano Kelida aveva il volto pallido, emaciato e famelico. Hornfel si chiedeva chi le avesse dato quel nome, e se avevano saputo che addolcendo la d del suo nome, sarebbe stata conosciuta come l'Errante nella lingua dei nani. Kelye dtha, colei che vaga.
Una mano, inspessita da bende insanguinate, sfior la spalla di Hornfel. Questi alz lo sguardo e incontr gli occhi di un figlio di Clarm Hammerfell, neri e spruzzati di luci azzurre.
Hornfel sospir. Ti devo la vita.
Farai meglio a non tirare le somme, Hornfel Thane, fino a quando non troveremo un modo per uscire da qui.
Un consiglio saggio, giovane Stanach.
Stanach ebbe un sorriso d'intesa. E questo, per quanto fosse amaro, addolc la traccia rossa e aspra lasciata da un pugnale.
S, stando al nostro instancabile Hauk, siamo in trappola, e non ci resta altro che aspettare l'arrivo dei cacciatori a finirci, disse Stanach. E secondo te, Thane?
Io... io credo che abbia ragione. Da qui, l'unica via d'uscita  la grande sala, non contando la grande porta. Noi non possiamo volare, e siamo soltanto in quattro. Tu sai che Realgar ha gi mandato a chiamare altri guerrieri. Io dico che se i cacciatori ci vogliono, dovranno venirci a prendere. E se lo faranno, che si mettano pure in pace con Reorx.
Dovranno guadagnarsi la preda, quei cacciatori. Anche se noi scarseggiamo nel numero, abbiamo tutte le armi che vogliamo; questo non  soltanto un corpo di guardia...  anche un'armeria.
Stanach annu solennemente.
Aspetta. Hornfel tir un breve respiro, quasi mostrandosi riluttante a fare la domanda. Kyan Red-axe e Piper?
I loro cairn si trovano nelle Terre Esterne. Thane, rispose Stanach. E non ci fu bisogno che dicesse altro. I nani della montagna ben sapevano che non esisteva un modo pi desolante per descrivere una morte.
Vai ad armare quella ragazza con qualcosa di pi adatto di un pugnale, gli disse Hornfel con voce sommessa. Poi la sua voce s'indur. Non ci sono n cotte di maglia n elmi adatti ad Hauk, ma potrebbe essercene qualcuno di adatto per lei. E vedi se riesci a trovar qualcosa anche per noi. Realgar potr anche pensare che siamo pochi, ma ci trover pronti.
Kelye dtha. Colei che vaga. Con addosso un costume da caccia elfico scartato da qualcun altro e una cotta dei nani troppo larga di spalle e troppo corta alla vita, Kelida cambi l'equilibrio da un piede all'altro, cercando una posizione stabile al peso del nuovo metallo.
Il corridoio occidentale del corpo di guardia era suddiviso nei vari alloggi delle guardie. Cuccette scomode, in vani scavati dentro le pareti di fondo, rastrelliere di lance, archi, e spade allineate lungo le pareti laterali. A destra e a sinistra delle porte, cofani pieni di frecce per gli archi.
Pochissima luce proveniente dalla grande porta filtrava dentro la cella dalle pareti di pietra, anche se l'aria era gravida dell'odore fuligginoso del fumo.
Guyll fyr, pens Stanach. Aveva contemplato l'incendio dalla porta, un grande mare di fuoco. Stanach aveva avuto l'impressione di trovarsi sull'orlo del mondo, con soltanto la sottile sporgenza del muro di roccia fra lui e il baratro di mille passi, fin gi, alla valle in fiamme.
Scosse la testa, mentre Hauk infilava l'elmo di lucido acciaio sulla testa di Kelida. La celata l'impacciava, interferendo con la sua visuale. La ragazza fece una smorfia che quasi assomigliava a un sorriso impacciato.
Lyt chwaer, guarda al di l del metallo, cos come guarderesti al di l della tua mano quando ti proteggi gli occhi dal sole. Cerca di non vedere la celata.
Kelida annu, un movimento goffo a causa dell'insolito peso dell'elmo. Mi sento sciocca, Stanach. Come un bambino che gioca a mascherarsi.
Hauk, con una delicatezza che Stanach non aveva mai visto in lui, sistem nel modo migliore l'elmo e accarezz il volto di Kelida, alzandole il mento per un bacio fugace.
Stanach vide tremare le mani della ragazza, guard altrove e disse: Sciocco o no che sia, Kelida, questo  uno di quei momenti in cui il costume  imposto dalle circostanze. Sarei assai pi felice se tu prendessi anche una spada.
Kelida, con gli occhi che le brillavano, tocc l'elsa del suo pugnale. No, non posso usare una spada, Stanach. Posso usare, in qualche modo, il pugnale.
La frase conteneva un'eco delle ambigue parole di Lavim. Suo malgrado, Stanach sorrise.
Si, interloqu Hauk. Anche se questo non dovesse funzionare, ci sono sempre quelli che hanno motivo di rincrescersi per essersi trovati sulla strada dei suoi calci. La sospinse con gentilezza verso la porta. Kelida, prendi qualche spada dalla rastrelliera e portale a Hornfel. Scegli le migliori, perch lui  il Thane degli Hylar. Stanach ed io ci arrangeremo con quello che rimane.
Quando Kelida si fu allontanata, Hauk si lasci cadere sulla dura cuccetta. Qualunque tenerezza ci fosse stata poco prima nella sua espressione, quando aveva parlato con Kelida, adesso era scomparsa come se non fosse mai esistita.
Stanach, finiremo per morire qui.
Non sarei pronto a scommettere su nient'altro.
Hauk ebbe un sorriso. Neppure io. Ho sentito che la chiami lyt chwaer. Cosa significa?
 un termine di noi nani per piccola sorella'.
Bene, se l'intendi davvero.
Allora Stanach si volt a guardarlo. S, pens, mi ha insegnato come intenderlo davvero. Un nano non rivendica con leggerezza una parentela.
Il fantasma di un sorriso illumin il volto di Hauk. Ne sono lieto.  un gioco sporco quello in cui siamo impegnati, amico Stanach. Lei va l fuori dal tuo thane con l'intenzione di un guerriero, ma non con l'abilit di un guerriero. Questo non avr nessuna importanza per coloro contro i quali combatter. Sar uno dei primi a cadere, e tu lo sai. C' un modo che possa permetterle di uscire da qui? Un posto dove fuggire, dove nascondersi?
Stanach scosse la testa. L'unica cosa che pu fare  rintanarsi qua dentro.
Quando l'espressione di Hauk gli disse che lui la considerava una buona idea, il nano si affrett ad aggiungere: Non riuscirai mai ad ottenere il suo consenso. Ti dir questo su di lei, Hauk:  sopravvissuta all'incursione di un drago sulla sua casa, all'occupazione di Lungo Crinale, e a un volo sul dorso di un drago attraverso i Pianori della Morte. Non si lascer facilmente convincere che adesso deve nascondersi qui dentro. E non credo che tu debba provarci.  un rispetto che si merita.
Fuori nel corridoio Hornfel chiam con voce sommessa:  giunta l'ora, Stanach, Sono qui, e sono in molti.


Capitolo ventinovesimo.

Il fumo del grande incendio nella valle, trascinato in alto dal vento, si era incanalato lungo la gola riempiendo i polmoni di Tyorl. Una paura nera, senza speranza, gli riempiva il cuore. Anche se era soltanto il gemito del vento pungente tra le vette, s'immagin che lo stridio che gli giungeva all'orecchio fosse il grido di battaglia di un drago.
Ma non sento il puzzo di un drago, si disse con fermezza. Non potrei mai sentire l'odore di niente in mezzo a questo fetido fumo, salvo quello delle ceneri e dell'incendio.
Tuttavia, non poteva bandire il timore, la sensazione che qualcosa di gigantesco e micidiale, munito di artigli e di denti aguzzi, lo stesse osservando, aspettando pazientemente che lui arrivasse alla sua portata.
Ma la paura del drago pareva simile alle paure ingiustificate che aveva del buio e della notte un bambino, a paragone del terrore che il ranger aveva delle vette sulle quali adesso camminava.
Tyorl lanci una rapida occhiata dietro di s. Lui e Lavim stavano procedendo in avanscoperta per esplorare il terreno. La forza di Lavim era aumentata con il crescere del fascino del luogo, per lui seducente, in cui si trovava. Come accadeva in tutti i kender, il fascino cresceva in proporzione all'aumentare del pericolo. Tyorl era l'unico in grado di frenare in qualche modo la tendenza di Lavim, di precedere di corsa i suoi compagni, sbirciando oltre
l'orlo delle sporgenze, oppure di arrampicarsi un po' pi in alto sulla parete a picco, per guardar gi nella valle in fiamme.
L'elfo, con le gambe deboli e tremanti sia per la paura che per la fatica, premette la schiena contro la pietra rivestita da un fodero di ghiaccio di quella che un tempo doveva essere stata la facciata di Northgate di Thorbardin, aspettando che Finn e Kem si arrampicassero con lenta e dolorosa cautela su una frana di rocce e di ghiaia. I colpi e i rimbalzi delle pietre che cadevano trovavano la loro eco nei battiti del cuore di Tyorl.
Davanti a lui, Lavim si divertiva a scalciare pietre dentro il baratro lacerato dal vento, da una sporgenza non pi ampia di quanto fosse lungo il suo piede.
Tyorl chiuse gli occhi per proteggersi da un'improvvisa ondata di vertigine, ma scopr che l'oscurit era peggiore della vista, e deglut. Poi si costrinse ad aprire di nuovo gli occhi.
Malgrado la possanza degli di, scatenata durante il Cataclisma, avesse troncato via gigantesche porzioni dalla facciata di Northgate, la distruzione era stata capricciosa. In alcuni punti, tra cui quello in cui adesso Tyorl si era incuneato per recuperare l'equilibrio, la pietra viva della montagna si spalancava in tante ferite aperte. In altri punti la curvatura dell'opera muraria della facciata era ancora visibile. La sporgenza era infida al massimo nelle nicchie e nei crepacci, disseminati com'erano dei detriti di tanti secoli.
In certi punti, la sporgenza si restringeva a neppure tre palmi di larghezza. Non c' nessun punto in cui i detriti possano raccogliersi, pens Tyorl, e a stento un appoggio dove possa posarsi un'aquila!
Lavim gli si avvicin con passo furtivo. Aveva gli occhi verdi spalancati e il volto coperto di fuliggine illuminato da un sorriso di totale delizia.
Tyorl, non  meraviglioso? Da qui puoi vedere tutto il mondo! Puoi vedere ogni cosa! Ho visto la palude, e credo di aver visto anche Skullcap. Non brucia pi... la palude, voglio dire. Comunque, Skullcap non poteva bruciare, essendo di pietra.
Scommetto che una persona potrebbe veder dritto fino a Lungo Crinale, se non fosse per tutte quelle montagne in mezzo. Scommetto che potrebbe veder dritto fino al mare e a Enstar, e qualunque cosa ci sia oltre. Sempre che ci sia qualcosa, s'intende. Non so neppure se c'.
Mio padre una volta mi ha detto che ci sono altri posti al di l del mare, ma non ha mai conosciuto nessuno che ci sia davvero
stato. Io... io immagino che, questi altri posti,  molto probabile che ci siano. Forse c' gente che c' andata, e gli sono piaciuti talmente che non si sono neppure preoccupati di tornare indietro.
Il vento ulul attraverso il crinale. Lavim alz allegramente la voce per farsi sentire.
L, fra le colline, quando abbiamo lasciato i pianori, pensavo che avrei rinunciato a questa faccenda di andarmene in giro a visitare posti sempre nuovi. Ma non la penso pi cos, Tyorl. Credo, una volta che avremo salvato questo Hornfel e avremo ritrovato il tuo amico Hauk, e Stanach e Kelida... s, credo proprio che andr a cercare altri posti al di l di Enstar.
Vi fu dell'altro, le felici e garrule congetture di un kender su come dovevano essere quei luoghi immaginati, al di l di Enstar, come doveva essere la gente che viveva laggi, quanto tempo ci sarebbe voluto per arrivarci, se ci sarebbero stati altri kender...
Tyorl sospir e lasci Lavim alle sue divagazioni, ascoltando soltanto in parte il modo in cui giocava con i suoi sogni e intesseva i suoi piani. Non aveva senso cercare di farlo star zitto. Se ci fosse stato un drago appollaiato sulla vetta, come Piper li aveva ammoniti, allora sapeva perfettamente bene che si stavano avvicinando alla porta.
Comunque, sarebbe stato pi facile azzittire una valanga. Il kender non era mai stato cos garrulo da quando avevano lasciato la palude. Adesso Tyorl rimase sorpreso di scoprire che aveva sentito la mancanza dell'incessante chiacchierio di Lavim.
Finn, con il sudore che gli si congelava sulla faccia, le lacrime che gli colavano dagli occhi irritati dal vento, si accost a Tyorl. Dietro al signore dei ranger, Kembal stava aggirando con cautela gli ultimi detriti che bloccavano la sporgenza. Tyorl aspett che i due avessero i piedi ben saldi sulla sporgenza, e si rimise in equilibrio prima di parlare.
Lavim, quanto manca ancora prima di arrivare alla porta?
Il kender scroll le spalle. Subito dietro la prossima curva. L'avevo appena intravista quando mi hai chiamato indietro l'ultima volta. Adesso ci siamo quasi arrivati, sul serio, Tyorl.
E dov' questo presunto drago?
Gli occhi di Lavim divennero vaghi e sfocati. Poi sogghign di nuovo, annuendo come in risposta alle informazioni di Piper. Indic la sommit del dirupo che si ergeva immediatamente sopra di loro.
Proprio lass. Si trova in una grande caverna della montagna, e Piper dice che non  molto felice.  un drago nero, e a questi draghi non piace la luce, dice. In questo momento c' troppa luce che entra nella caverna.
Un nero. C' qualche probabilit che non voli a causa della luce del sole?
Oh, no, rispose Lavim, con quell'allegria tipica di un
kender incalzato da ogni lato da un disastro imminente, che faceva infuriare gli altri. Piper dice che quel drago odia la luce, ma voler lo stesso.  probabile che la luce lo renda ancora pi irascibile. Dice che  per questo che senti la paura del drago: adesso  davvero infelice e sta lanciando tutt'intorno tanti piccoli incantesimi di paura soltanto perch  di cattivo umore. Se fosse davvero furioso e lanciasse sul serio quegli incantesimi, tu non saresti neppure capace di muoverti. E Piper dice che il drago nero sa benissimo che noi siamo qui, per giunta.
Finn dava l'impressione che avrebbe potuto benissimo assassinare il kender, per il tono spensierato con cui aveva comunicato loro quell'informazione. Kembal sguain la spada dal fodero, cercando di farlo il pi silenziosamente possibile, e si appiatt contro il dirupo.
Tyorl si limit a sospirare. D'accordo, Lavim. Dicci il resto.
Il resto di cosa?
Perch mai il drago non ci ha attaccato? Piper lo sa?
Uh, non gliel'ho chiesto.
Chiediglielo!
Bene, io... Oh, capisco. Piper dice che  perch il drago sta aspettando. Sa che siamo qui, e che pu liquidarci in qualunque momento scelga di farlo... Finn ringhi qualcosa e Lavim scroll le spalle, riuscendo ad apparire allo stesso tempo innocente e offeso. Insomma, mi spiace, ma  quello che pensa il drago. Sta aspettando. Il kender fiss Finn, infuriato. E non chiedermi il perch: io non lo so, perch neanche Piper lo sa. Sa soltanto che il drago sta aspettando. Non so, forse star aspettando che succeda qualcosa, oppure...
Lavim inghiott qualunque altra cosa avesse intenzione di dire. Con voce ridotta a un tremulo sussurro, disse invece: Credo che siamo troppo in ritardo.
Il kender era talmente pallido che Tyorl, timoroso che le gambe di Lavim cedessero, agguant il kender per un braccio. Lavim, Cosa... cosa c'?
Arriveremo troppo tardi... oh, Tyorl, arriveremo troppo tardi!
Lavim, di cosa stai parlando?
Lavim si contorse, sottraendosi alla stretta di Tyorl, e si lanci di corsa, arrampicandosi a quattro zampe e zoppicando lungo la sporgenza ostruita dai detriti.
Lavim! No, aspetta! ,
D'istinto, Tyorl si tuff dietro di lui.
E lo manc.
Perdendo l'equilibrio, Tyorl si storse la caviglia e cadde con violenza su un ginocchio. Sent il dolore soltanto molto vagamente, come un dolore lontano che gli trafiggeva il ginocchio e la gamba.
Non fu consapevole di nulla, salvo di quella terribile caduta dentro la valle in fiamme, mille passi pi sotto, non sent nulla, salvo la fredda, vuota certezza della sua morte. Anche se avrebbe voluto farlo, non aveva abbastanza aria dentro i polmoni per urlare.
Kembal lo afferr per il braccio con un rauco grido. Tirando con tutte le sue forze, il ranger riusc a trascinare su Tyorl, finch questi non ebbe la schiena appoggiata alla gelida faccia del dirupo, prima ancora che Finn potesse muoversi.
Maledizione al kender! ringhi Finn. Maledizione a lui!
Pietre e altri frammenti di sporgenza sbriciolata scivolarono gi dall'orlo nel vuoto, precipitando rumorosamente nella valle sottostante. Un vento gelido artigli il volto e i capelli di Tyorl, ma questi quasi non se ne accorse, a causa del ruggire del suo sangue, del tuonare del suo cuore. La nausea gli vorticava nello stomaco, la bile calda e acida gli pungeva la gola. Avrebbe voluto vomitare, ma non ne aveva la forza.
La mano gli tremava talmente che gli ci vollero due tentativi prima che potesse a sua volta stringere il braccio di Kembal. Tyorl rantol, per riuscire a inspirare quel fiato che gli serviva per parlare.
Dimnticati del kender, bisbigli, cercando qualche motivo per ridere, quando ud il sottile gracidio che un tempo era stata la sua voce. La porta  appena oltre questa curva. Dammi una mano per aiutarmi a rimettermi dritto, se puoi.
Finn scosse la testa. No, rimani seduto qui per un momento, cerca di riprendere fiato. Adesso, se cercherai di rimetterti in piedi, le gambe non ti sorreggeranno.
Tyorl, con la schiena sempre premuta contro la parete del dirupo, si spinse lentamente in piedi, scivolando a stretto contatto con la roccia, come se non volesse pi permettere che neanche un dito d'aria lo separasse dalla pietra. Adesso non abbiamo pi tempo, Finn. Sta succedendo qualcosa nella montagna.
L'ha detto il mago morto di quel dannato kender?
Si, ansim Tyorl, l'ha detto Piper. Che tu ci creda o no, Finn. Non puoi negare che Piper, o Lavim, se preferisci, finora ha avuto ragione su tutto.
Finn non lo neg. E neppure lo accett apertamente. Sospir con ostentata pazienza. E trov pi facile guardare gi la valle che bruciava piuttosto che l'insostenibile terrore che leggeva negli occhi dell'elfo. Fece un cenno a Kembal. Vai avanti tu per primo.
Kembal li super, costeggiando con grande cautela la sporgenza. Quando Kem li ebbe superati senza incidenti, Tyorl, il volto bianco come la morte, lo segu. Finn gli tenne dietro, e Tyorl sent gli occhi del signore dei ranger sulla sua schiena.
Mi osserva, pens l'elfo, per assicurarsi che io non scivoli di nuovo, ma giuro che riesco a malapena a sopportare il peso del suo sguardo!
Il sole stava morendo, la sua luce era grigia attraverso il filtro del fumo che si levava dalla valle lontana. Lavim, con la schiena addossata alla pietra e il pugnale in mano, si teneva all'ombra della montagna, mentre si avvicinava all'apertura di Northgate. Quando parl con Piper, lo fece in silenzio.
Dev'essere stata una porta molto grande.
Piper non disse niente.
Ho detto, ripet Lavim, ad alta voce, che dev'essere stata una...
Ti ho sentito, Lavim. Zitto! Adesso non c' tempo per le chiacchiere. Hanno soltanto pochi minuti... farai meglio ad entrare l dentro finch puoi.
Chi ha...
Vuoi stare zitto?
Chi ha pochi minuti?
Hornfel e Stanach e Kelida e...
Stanach! E Kelida! E Hauk?  l anche lui? Ho sentito parlare tanto di lui che sarebbe bello riuscire finalmente a incontrarlo. Piper...
Un rumore di passi, lenti e pesanti, echeggi dall'interno. Lavim sbirci con molta cautela da dietro l'orlo della porta. Socchiuse gli occhi, scrutando l'oscurit, e trattenne il fiato.
Un nano, dalle ampie spalle, la barba castana lunga e folta,
striata d'argento, camminava lentamente lungo lo stretto corridoio. Nella mano destra stringeva una spada, nella sinistra un pugnale. Gli indumenti che indossava erano laceri e macchiati di sangue.
Quello  Hornfel, il thane degli Hylar.
Lui? davvero?  quello l'aspetto di un thane? Avrebbe bisogno di farsi una buona dormita, e...
Il nano si sofferm non lontano da una porta semiaperta e si appoggi alla parete di pietra. Poi, come per rimproverarsi per essersi permesso di riposare, si affrett a raddrizzarsi. Guard la propria spada e ripercorse il corridoio nella direzione dalla quale era venuto. Un momento dopo, apr la porta socchiusa con la punta del piede.
 giunto il momento, Stanach. Sono qui, e sono in molti.
Stanach, bisbigli Lavim.
Fu proprio Stanach a uscir fuori nel corridoio, seguito da un giovane tarchiato dall'ampio torace, il quale dava l'impressione di aver bisogno non soltanto di una buona dormita, ma di parecchi pasti abbondanti.
Abbandonando ogni precauzione, giudicandola un bagaglio inutile, Lavim lanci un grido di gioia ed entr sgambettando nel corpo di guardia.
Ehi, Stanach!
Il giovane si volt, con la spada in pugno, e si scagli addosso al kender.
No! url Stanach. Hauk, no!
Lanciando uno strillo esterrefatto di protesta, Lavim si abbass, riuscendo appena in tempo ad evitare di venir infilzato dalla spada di Hauk. Con gli occhi puntati sulla spada luccicante, Lavim si rialz in piedi molto lentamente, e si addoss alla parete.
Ehi, Stanach, bisbigli, pensi di potergli dire che sono un tuo amico? Lanci un'occhiata ad Hauk e annu con quello che sperava fosse un gesto rassicurante. Lo sono davvero, sai. Una volta, a Lungo Crinale, c'erano venticinque draconici che stavano dandogli la caccia, e lo avrebbero anche preso, se io non gli avessi salvato la vita. Poi, quando i... i comesichiamano lo hanno intrappolato nelle caverne del fiume, io e Tyorl e Kelida lo abbiamo salvato.
E... be',  probabile che Stanach non sappia di questo, ma  vero, baster che lo chieda a Tyorl quando arriver qui! Ho usato il flauto magico di Piper, e adesso noi non saremmo affatto qui se io non avessi trasportato tutti noi dritti fino alla montagna. Vedi, l'incantesimo ti fa sentire un po' di male allo stomaco, e io non volevo comparire nella casa di qualcuno proprio nel mezzo della citt e, ah, fare un pasticcio. Cos, in un certo senso siamo finiti nel mezzo della palude e, per gli di!, quel posto sta davvero bruciando!
Spremuto dall'abbraccio di Stanach che quasi gli mozz il fiato, Lavim non ebbe nessun'altra possibilit di elencare il resto delle sue credenziali.


Capitolo trentesimo.

Gli ampi bovindi nella parete occidentale dello studio di Gneiss davano sui giardini dal semplice disegno disposti a formare dei rettangoli concatenati. L'interno dello studio era decorato in maniera sobria e militaresca. I pochi quadri appesi alle pareti raffiguravano battaglie e leggendarie campagne belliche, in tutti i pi accurati particolari. Le bacheche e le vetrinette ospitavano un gran numero di armi, sia antiche che contemporanee. Lo spartano arredamento di legno e pietra sarebbe parso invitante soltanto per pochi ma vetusti veterani di molte campagne, avvezzi ai duri campi di battaglia.
Eppure il giardino, esteso e non pi ampio di quanto fosse lo studio medesimo, formava un labirinto di fiori, erbe e arbusti, che costituiva una delle segrete delizie del Daewar. Tuttavia, malgrado la creazione di quel giardino bello e lussureggiante fosse stata progettata con cura, non era quella l'attrattiva che induceva Gneiss ad avvicinarsi spesso alla finestra.
Dal punto in cui si trovava, Gneiss poteva sentire le grida dei bambini dei nani che giocavano, e fra questi anche i suoi nipoti. Quelle grida, e la vista dei giochi turbolenti e rauchi dei ragazzini, facevano sospirare e sorridere di contentezza il vecchio guerriero, cosa questa che avrebbe sorpreso perfino il suo vecchio amico Hornfel.
S, Hornfel! Dove sei stato in tutte queste ultime ore? Avresti
dovuto essere di ritorno gi da tempo, amico mio. Il tuo silenzio, si chiese, annuncia forse la rivoluzione per la quale ci stiamo preparando?
Nessuno aveva pi visto Realgar pressa poco per lo stesso periodo di tempo.
Un tintinnare di armature contro la pietra, e Gneiss volt le spalle al giardino per rispondere ai suoni della battaglia. Due umani e il mezzelfo Tanis aspettavano con visibile impazienza davanti al tavolo della mappa. Tanis e il cavaliere Sturm erano fianco a fianco, intenti a studiare la mappa di Thorbardin. Il cavaliere, con gli occhi scuri e intensi, tracciava le strade che conosceva, collegandole attentamente con le vie di accesso e i pozzi con i montacarichi, familiarizzandosi con le infrastrutture della citt.
L'uno un pianificatore, pens Gneiss; l'altro un attento cacciatore.
Il loro compagno, il guerriero con la corazza e l'elmo, che Tanis aveva presentato come Caramon, se ne stava alquanto scompostamente seduto su uno scranno, l accanto. Tutto lunghe gambe e braccia nerborute, era l'umano pi grande e pi grosso che Gneiss avesse mai visto.
I tre apparivano stranamente fuori posto in quel luogo.
Troppo grandi! Pens Gneiss. Sono tutti troppo dannatamente grandi!
Il nano si schiar ruvidamente la gola. Gneiss era, soprattutto, un capo guerriero. Non era mai stato un oratore. And dritto al cuore della questione.
Hornfel  da troppo tempo a Northgate. Accenn con la testa verso Tanis. Sono trascorse tre ore da quando se n' andato. Non mi piace. Le mie staffette e i miei esploratori mi riferiscono che le citt sono troppo tranquille. Tutte, salvo una. Nei loro territori i Theiwar ronzano come tanti calabroni pronti a lanciarsi fuori dal nido. Tese una mano verso la mappa sul tavolo. Al lavoro.
Familiarizz in breve i tre con le sei piccole citt del regno, conosciute collettivamente come Thorbardin, e poi deline il piano di difesa che lui e Tanis avevano escogitato in precedenza.
Non so ancora se Rance si sollever per combattere al fianco dei Theiwar di Realgar, disse Gneiss. Le truppe dei miei Daewar e degli Hylar terranno bloccate le strade settentrionali che escono dalle loro citt. Punt un pollice verso il quadrante di sud-est della mappa e annu rivolto a Caramon. Con questo gigante
e met dei profughi posti a difesa degli accessi fra la citt dei Daergar e le Tane Orientali, e Sturm che tiene la strada meridionale con l'altra met, credo che i guerrieri di Rance passeranno la maggior parte della rivoluzione chiusi in gabbia, eh?
Caramon ridacchi dal fondo della gola. Puoi contarci.
Ci conto, ragazzo, disse il thane, con calma.
Gneiss si rivolse a Tanis. Mi faresti una gentilezza, gli disse con impacciata cortesia, se volessi prendere tu il comando della tua gente e dei profughi. Qualche domanda, finora?
Tanis annu, il suo era un sorriso forzato di apprezzamento. Soltanto una. Tutto questo tiene conto delle possibilit. Fece passare un dito sulla parte nordoccidentale della mappa, scivolando sulle aree contrassegnate come le citt dei Klar e dei Theiwar, per risalire fino alle rovine di Northgate. E le probabilit?
Chiamale certezze.  quello che sono. Gneiss punt il dito sulla citt dei Theiwar. La sua ombra pass come un pugnale attraverso la mappa finemente dettagliata. Qui e qui sono i punti in cui cominceranno i guai. Tufa ha gi disposto i suoi Klar fra i Theiwar e il Mare di Urkhan. Non saranno sufficienti a trattenere quegli infidi bastardi, ma io li rafforzer con i miei guerrieri. A questo punto sollev lo sguardo, con gli occhi duri carichi di ammonimenti. Due campi di battaglia, e fra essi c' il resto dei profughi.
Tu conosci questa gente meglio di chiunque altro, aggiunse Gneiss. Assegnali a quello fra i tuoi due capitani qui presenti che giudichi pi adatto, ma tienli fuori dalle citt quanto pi possibile.
Sei un po' duro con i tuoi alleati, non ti pare? comment Caramon con voce strascicata.
Gneiss non rispose, per un lungo istante, sforzandosi di trovare quella pazienza che in altre circostanze non avrebbe sprecato con un umano. Per la Forgia! Quanto avrebbe desiderato avere forze sufficienti per poter fare quel lavoro da solo!
Siete nostri alleati, disse infine lentamente, scandendo le parole. Ma la mia gente  nervosa, ed  probabile che non siano disposti a collaborare con degli estranei fino a quando non sar troppo tardi. Lo capisci?
Gli occhi di Caramon si accesero di una collera improvvisa. Tanis cal una mano sulla spalla del grande guerriero. Il gesto stesso ammon Caramon a fare silenzio.
Gneiss si era chiesto perch mai il mezzelfo, con ogni probabilit inviso sia agli umani che agli elfi a causa del suo sangue misto, fosse colui che guidava non soltanto quei due umani, ma tutti i nove compagni che avevano da soli liberato ottocento schiavi dalle miniere di Verminaard. Dopotutto, fra loro c'era anche quel giovane e abile cavaliere. Lanci un'occhiata a Sturm. Nel migliore dei casi, avrebbe potuto definire l'espressione nei suoi occhi come d'una fremente impazienza.
Il nano sbuff quando Caramon si lasci andare nuovamente sullo scranno, la mascella irrigidita, ma silenzioso. Quel gigante avventato aveva, quanto meno, un mezzo cervello.
Ci sono altre domande?
Non ce n'era nessuna. Dopo qualche altro minuto alla mappa, i tre se ne andarono, e Gneiss rimase solo. Si avvicin nuovamente alla finestra e si rese conto che le grida e le risate dei bambini si erano azzittite. I giardini erano vuoti. Tese l'orecchio per sentire i rumori nelle strade al di l del muro del giardino. Ma gli rispose soltanto un arcano silenzio.
Il capitano della guardia di Gneiss lo raggiunse un momento pi tardi con la notizia che vi era stato un attentato alla vita del thane dei Klar. Tufa, soltanto leggermente ferito, era andato a unirsi ai combattimenti che erano esplosi all'estremit meridionale dei territori dei Theiwar, fra il Mare di Urkhan e la citt dei Klar.
Thane, disse il capitano, con occhi cupi, serrando il pugno sull'impugnatura della sua ascia da guerra, il Klar dice che i Theiwar hanno diviso le loro forze, e che quasi cinquanta di loro si sono diretti verso Northgate. Lui e la sua compagine possono tener testa ai Theiwar rimasti, ma teme che le squadre dirette a Northgate abbiano agito per qualche ordine ricevuto.
Gneiss si affibbi la cintura della spada e si accert che la lama fosse affilata con cura micidiale. Adesso, finalmente sapeva dove si trovava Hornfel, e sapeva perch Realgar non era pi stato visto da molte ore. A Northgate era scattata una trappola.
Dieci squadre con me, sbott. Quattro di arcieri, le altre di spadaccini. Tu, adesso, sei sotto gli ordini di Tufa. Prendi il resto dei nostri guerrieri e appoggia il Klar dove pensi che sia meglio.
Gneiss non aveva nessuna speranza di arrivare alla porta in rovina in tempo per impedire la morte di Hornfel. Tuttavia, cento Daewar, quaranta arcieri e sessanta spadaccini, avrebbero falciato i Theiwar come il sole taglia la nebbia. Avrebbe per lo meno vendicato la morte del suo amico.
Una stretta da parte di Stanach, da spezzargli le ossa, un bacio caloroso da parte di Kelida, e la riunione fin. Lavim si lisci il vecchio pastrano nero, mentre Stanach lo fissava con una curiosa espressione.
Hai detto che Tyorl si trova qui?
Oh, s. Lavim annu energicamente.  per strada, e dovrebbe arrivare qui tra poco. Si guard intorno, mentre Hauk correva verso l'apertura della porta. Pensi di riuscire ad essere un po' pi accorto, quando lo saluti? Ci sono due ranger con lui, e Tyorl potrebbe essere il primo che vedrai. Ti ricordi del ranger Finn, di cui Tyorl parlava sempre, Stanach?  qui anche lui. E c' anche Kem.
Va tutto bene, disse poi il kender ad Hauk, per rassicurarlo, cos come avrebbe fatto con un cane da guardia troppo frettoloso, intimandogli di non strappar via braccia e gambe ai visitatori che si stavano avvicinando alla porta. Sono amici.
Hauk sogghign. S, vegliardo. So che lo sono.
 dannatamente veloce con quella spada, borbott Lavim, quando Hauk si fu allontanato. Per un attimo, mentre mi trovavo l, ho pensato che c'era una corrente un po' troppo fredda intorno alla mia pancia.
Signore, aggiunse poi, rivolgendosi a Hornfel. Sai che c' della gente che sta cercando di ucciderti?
Hornfel, rimasto silenzioso durante quel ricongiungimento di amici, adesso fiss il kender con espressione dura. Lo so, Lavim. Dimmi, tu, come fai a saperlo?
Lavim prov la sensazione che lo sguardo del nano non fosse truce come si sarebbe potuto pensare. Tuttavia, ritenne che fosse una buona idea rispondergli meglio che poteva. Be', Stanach mi ha raccontato parte della storia. Tutta la parte che si riferiva alla Stormblade e a come fosse stata creata per te, ma che c'era quell'altro thane che la voleva anche lui, e che state tutti lottando per vedere chi diverr il re qualcosa...
Reggente.
S, ecco. Una specie di re... e anche una specie di custode del magazzino, mentre il bottegaio se n' andato a pranzare, non  cos?
Confuso, Hornfel annu.
 proprio quello che pensavo. Piper mi ha raccontato la parte su quell'altro thane... quello che adesso sta cercando di ucciderti. Lui...
Piper? Kelida scosse la testa. Piper, Lavim? ...
Be', s, lo .  morto. Ma me l'ha detto. Baster che tu lo chieda a Tyorl. Lui lo sa.  una specie di strana storia, Kelida. Vedi, tutto  cominciato a Qualinesti, quando Stanach stava costruendo il cairn per Piper, e...
Una confusione di grida, alcune di Hauk e di Tyorl alla porta, e altre all'estremit sud del corpo di guardia, fecero balzare in piedi Stanach.
Cosa c', Stanach?
Stanno arrivando per uccidere il Thane, Lavim. Come stai ad armi?
Ho il pugnale. Ho perso la frombola nella palude, ma...
Troverai un mucchio di armi negli alloggi delle guardie, laggi. Armati meglio che puoi, e poi torna qui da me.
Mentre Lavim gi si precipitava verso gli alloggi delle guardie, Stanach lo tir indietro per il colletto. Aspetta. Cos'hanno Tyorl e questi ranger?
I ranger hanno archi e frecce. Tyorl ha perso l'arco in mezzo alle paludi.
Mostra anche a loro dove sono gli armadietti con le armi, e falli armare subito.
Adesso Stanach stava pensando in fretta. Un aumento di quattro unit tra le file dei difensori di Hornfel avrebbe fatto pochissima differenza se Realgar fosse stato pronto a impiegare parecchie squadre di guerrieri contro di loro. Stanach ebbe un freddo sorriso. Ma adesso noi abbiamo degli arcieri. Questo dovrebbe contare qualcosa.
Tocc il braccio di Kelida con la mano destra che aveva le dita spezzate.
Lyt chwaer, manda qui Tyorl, e... Stanach si ferm, rendendosi conto che stava parlando senza l'autorit per farlo.
Hornfel annu, rivolto a Kelida. Kelye dtha, quando avrai fatto quello che Stanach ti ha chiesto, porgi a Finn il mio benvenuto a Thorbardin. Digli che ho bisogno di buoni arcieri, e che gli sarei grato se vorr mettere i suoi uomini agli ordini del mio giovane capitano qui presente.
Stanach la guard correre via lungo il corridoio con il messaggio di Hornfel.
Stanach, disse Hornfel, rompendo il momentaneo silenzio, se dovr morire, non sar come un topo nella tana.
Qui ogni spada  benvenuta, thane Hornfel, e la tua non ultima.
Quindi Stanach gli si avvicin e, in un bisbiglio, gli espose il piano di difesa dei sei che aspettavano nel corpo di guardia.
All'esterno della grande sala, il mormorio dei Theiwar si azzitt, lo sferragliare delle loro spade contro le cotte e i pettorali cess.
Come la voce dell'inferno, l'ordine di attaccare dato da
Realgar risuon alto e gelido.
Stanach ebbe appena il tempo di recitare un'ultima preghiera, e lo fece alzando la spada e trovando istintivamente il proprio equilibrio.
Ti prego, Reorx, ti prego, difendici, adesso...
I due arcieri, piazzati fuori della portata delle spade, sul grande perno del meccanismo dell'antica porta, mantenevano l'aria densa di frecce. Kelida non faceva distinzione fra il duplice terrore di finir impalata sulla spada di un avversario o di prendersi la freccia di un amico nella schiena.
Ancora pi spaventoso era il fatto che tra le frecce degli arcieri vi erano i dardi scagliati dall'arco di Tyorl. Questi laceravano l'aria con un lamento stridulo, al quale faceva sempre eco l'acuto grido di un nemico morente.
Lascia che della mira si occupino gli arcieri, aveva detto Hauk.  compito loro, Kelida. Il tuo  quello di restare viva. Aveva cominciato a dire qualcos'altro, ma non ce n'era stato il tempo. La battaglia li aveva quasi subito divisi.
Kelida combatteva con la stessa scarsa destrezza che aveva mostrato nella grande sala, ma con altrettanta ferocia, se non di pi. Non ci voleva l'abilit di uno stratega per sapere che adesso erano con le spalle addossate all'ultimo muro. Non c'era niente dietro di loro, soltanto la valle in fiamme laggi nell'abisso.
Una guardia con la livrea nera e argentea le si lanci addosso da destra, una seconda da sinistra. Kelida affond il pugnale nella gola della prima, e sferr un calcio alla seconda, fracassandole un ginocchio. Il sangue zampillava dovunque, sfrigolava sull'acciaio del suo pugnale e le scorreva fra le dita.
Qualcuno, pens che fosse Lavim, le url di abbassarsi, e lei
lo fece, rendendosi conto, quando si lasci cadere sul pavimento reso viscido dal sangue, che l'avvertimento non era rivolto a lei. A poca distanza dal punto in cui si trovava, sulla sinistra, un Theiwar, con la freccia incoccata nell'arco, si era lasciato cadere su un ginocchio e stava prendendo la mira. Il suo bersaglio era Hornfel.
No! grid la ragazza, lanciandosi alle spalle del nano, tenendo alto il pugnale. Affond la lama tra le spalle dell'arciere, e seppe di averlo ucciso quando il suo urlo vibr nell'acciaio della lama.
Prima che Kelida avesse tempo di reagire, Lavim rugg un altro avvertimento. Un pugnale le vol sopra la testa, mancandola soltanto di poche dita. Kelida ud un orribile gemito gorgogliante, e si volt.
Seppe subito che voltarsi era stato un errore. Un grosso peso la colp alle spalle, facendola ruzzolare. Delle mani le inchiodarono le braccia ai fianchi, un ginocchio, piantato con forza nel fondo della schiena, le fece provare una lancinante fitta di dolore per tutto il corpo. La nausea le riboll nello stomaco, la vista le si offusc.
Indebolita e in preda al panico, Kelida sent qualcuno gridare il suo nome.
Non c'era niente che potesse fare per liberarsi. Non poteva neppure tirare un respiro per rispondere. Sent l'aspro raschiare di una lama d'acciaio sull'osso.
Era stata colpita!
Non lo sapeva. Non ci fu dolore... fino a quando la lama non venne estratta. Seppe allora di essere stata pugnalata, e lo seppe soltanto un istante prima di non sapere pi nulla.
Le urla che riempivano il corpo di guardia facevano eco alle urla che laceravano l'anima di Hauk. Come un rapace affamato, si butt sui Theiwar come se fossero soltanto prede. Uccideva in silenzio, una creatura muta che cercava la morte sperando che quelle morti potessero rappresentare una vendetta, e che questa vendetta potesse rappresentare una purificazione. Quelli che morirono sulla sua spada ebbero la sventura di guardare dentro i suoi occhi mentre morivano, portando con s per tutta l'eternit un'immagine di fuoco e di ghiaccio.
Kelida! url qualcuno.
Hauk strapp la propria spada dal ventre di un Theiwar.
Kelida!
Era caduta, giaceva in una pozza di sangue che si stava allargando, con il braccio sinistro proiettato all'infuori, la mano tesa in un ampio gesto, come per chiedere aiuto o piet. Non si muoveva. Un Theiwar giaceva mezzo disteso sopra di lei, fissando la volta scura del soffitto con occhi ciechi. Il suo corpo era irto di frecce, e anche il suo collo era trapassato da un dardo.
Ma non c'era modo di arrivare fino a lei. Le guardie di
Realgar stavano sciamando attraverso il corpo di guardia, e le ondate della battaglia trasportavano Hauk lontano dal tratto di pavimento macchiato di sangue sopra il quale giaceva Kelida, immobile e silenziosa come una morta.
Kelida! Tyorl aveva urlato per avvertirla, ma troppo tardi. Troppo tardi!
Il dardo che aveva scoccato era andato a segno, trapassando la gola della guardia Theiwar. Ma troppo tardi! Contempl il corpo di guardia intorno a s, come impazzito, cercando qualcuno che fosse disimpegnato e vicino a lei. Lavim lo era, ma soltanto per quei pochi istanti che Tyorl impieg per tirare un respiro e chiamarlo. Uno dei nani di Realgar gli piomb alle spalle, trascinando gi il vecchio kender in un groviglio di braccia e di gambe.
Adesso la sua mente lavorava su due livelli: quello in cui cercava qualcuno che potesse aiutare Kelida, e il livello di attacco e difesa. Tyorl scagli un dardo dalla punta d'acciaio attraverso il cuore di un nano che aveva alzato il braccio per affondare un pugnale nella schiena di Lavim, e grid per attirare l'attenzione di Stanach, il quale stava giusto strappando la spada dal ventre di un'altra guardia.
I gemiti dei morenti, le urla degli aggressori e dei difensori gli rintronavano nelle orecchie. Tyorl non pot essere sicuro che Stanach l'avesse udito. Ma non poteva pi dedicare la sua attenzione a Kelida. Quattro Theiwar dai gelidi occhi neri che ardevano d'una feroce bramosia di sangue si precipitarono su di lui.
Adesso era troppo vicino ai suoi assalitori per poter usare l'arco. Tyorl abbandon l'arma, afferrando il pugnale e la spada. Balz in mezzo ai nani con l'acciaio in ciascuna mano, ruggendo il nome di Kelida come se fosse allo stesso tempo un grido di guerra e un talismano.
Stanach teneva la schiena cos vicina a Hornfel che la lama di una spada non sarebbe potuta passare tra loro. Il thane combatteva con micidiale destrezza e gelido furore, e nessun Theiwar avrebbe potuto coglierlo alle spalle, fintanto che Stanach fosse rimasto vivo.
Per quanto breve potesse rivelarsi quell'arco di tempo, pens Stanach, cupo.
Realgar aveva fatto arrivare cinquanta guerrieri. Stanach neppure si era dato la pena di calcolare il vantaggio che il nemico si era assicurato su di loro. Comunque, l'ingresso al corpo di guardia era angusto, e i tre arcieri che si trovavano al suo interno facevano pagare agli avversari un micidiale tributo. Stanach pens che avrebbero potuto difendere il corpo di guardia per un bel pezzo, se tutti e sette avessero potuto combattere con un minimo di abilit. Ma uno di loro era una ragazza inesperta, uno un vecchio kender, e i tre ranger erano gi esausti ancora prima di prendere in mano le armi.
Ed io... io ho una mano sola, e sto perdendo rapidamente le forze...
Stanach barcoll, quando Hornfel, messo alle strette da due avversari, arretr contro di lui.
Rompi, ansim Hornfel, rompi la formazione, Stanach! Posso guardarmi le spalle. C' bisogno di te nel corpo di guardia!
C' bisogno di me qui, ringhi Stanach.
Recise il braccio al suo avversario. L'osso brill biancastro e oscenamente nudo. Il Theiwar non emise alcun suono, ma un rantolo sottile, privo di voce.
Stanach lesse l'urlo nei suoi occhi.
Il sangue sprizz alto, svaporando nell'aria gelida. Stanach si abbass, per evitare d'esserne spruzzato, e tenne saldamente sotto controllo un prorompente conato di vomito.
Quando riprese la sua posizione, fu per affrontare un ennesimo avversario.
Realgar!
La Stormblade, dall'elsa di zaffiro, si lev per sferrare un colpo micidiale. Gli occhi di Realgar ardevano di un odio simile al cuore di un furioso incendio. Stanach vide la propria morte in quegli occhi e nel luccicante brillare venato di rosso dell'acciaio della Stormblade.
Rote in alto la propria spada per controbattere e non seppe se la parata aveva raggiunto il suo scopo fino a quando non senti il clangore dell'acciaio sull'acciaio, e le intorpidenti vibrazioni del colpo della Stormblade contro la propria lama. Stanach si butt dietro la propria spada con tutto il peso del corpo, spingendo con tutte le forze che ancora gli rimanevano.
Ma queste non furono sufficienti. Nella stessa maniera inevitabile in cui le lune cavalcano nel cielo verso occidente, cos Stormblade veniva spinta sempre pi vicina a lui.
Stanach sent il puzzo rugginoso del sangue e vide che dense gocce della vita di qualcun altro scendevano in lente scie lungo il liscio acciaio della Stormblade.
In qualche lontano angolo della sua mente, Stanach pens che uno schema stava trovando il posto giusto, che un cerchio si stava chiudendo. Sarebbe morto sulla lama della spada per la quale aveva rischiato la vita, e la vita di tutti coloro che erano diventati suoi amici.
Realgar sibil, e Stanach, avvertendo i primi tremiti nei muscoli del braccio con cui stringeva la spada, riconobbe in quel sibilo una risata.
Qualcuno lanci un urlo tonante e lo afferr in basso intorno alle ginocchia. L'acciaio della Stormblade tagli l'aria l dove un istante prima si era trovato il suo collo.
Stanach si abbatt sulle piastrelle infrante del pavimento e scivol per la violenza dell'urto sulla superficie resa viscida dal sangue. Ansimando per una boccata d'aria che non voleva venire, Stanach cerc a tentoni la propria spada.
In piedi! url Lavim. In piedi, giovane Stanach! Avanti! Tirati su! Ne stanno arrivando altri! Guarda!
Stanach si rialz in piedi, barcollando, ancora rantolante. Si guard intorno con occhi spiritati. Altri, certo! Scoppi in una fragorosa risata. La maggior parte dei nani che vide indossavano
lo scarlatto e l'argento dei Daewar!
Amici, Lavim! Quelli sono i guerrieri di Gneiss!
Stanach si gonfi i polmoni, e allora si rese conto che il canto cavernoso delle corde degli archi e il sibilo delle frecce erano cessati. Adesso soltanto il cozzare dell'acciaio contro l'acciaio risuonava nella grande sala. Il corpo di guardia alle sue spalle era silenzioso. Fiss intorpidito il vecchio kender che ancora una volta gli aveva salvato la vita. Dove... dov' il thane?
Il sangue tingeva di rosso le mani del kender, arrivandogli fin quasi ai gomiti, e il suo vecchio pastrano nero era tutto tagliato. Un livido imporporava la sua guancia rugosa, e il graffio d'un pugnale gli attraversava la fronte. Ma era ancora in piedi, con gli occhi verdi che scintillavano.
Non ne sono sicuro... fece Lavim. Potrebbe essere nel corpo di guardia. Torn di corsa verso Tyorl. Stanach, quel nano dall'occhio folle che stava per troncarti la testa lo ha seguito! Piper dice che  lui quello che vuole uccidere Hornfel.
Piper dice... Stanach scroll la testa. Piper dice... Ma non c'era tempo per pensare ai maghi morti. Doveva assolutamente trovare Hornfel.
Chi  ancora in piedi? chiese.
Finn ha un taglio di spada alla gamba. Hauk sta bene. Kelida  ferita, ma ho visto Kem, un minuto fa, e ha detto che si rimetter. Lavim si azzitt, tormentandosi la lunga treccia bianca.
Lavim, chiese Stanach, con una strana calma, chi altri  ferito?
Non... non so se Tyorl si rimetter...
Cosa gli  successo? chiese Stanach.
Quel nano con gli occhi da matto, stava inseguendo Hornfel, e Tyorl si  messo in mezzo tra loro... e... Stormblade...
Come se non avesse sentito le parole del vecchio Kender, Stanach fece passare lentamente lo sguardo tutt' intorno alla sala. Ventinove Theiwar giacevano morti o morenti. Realgar non era uno di loro, e Stanach non sapeva dov'era Hornfel.
Lavim non sapeva se Tyorl sarebbe guarito.
Stanach parl con asprezza. La sua gola era impastata di paura e d'incombente dolore. Devo trovare il thane. Devo... devo, Lavim. Hauk  con Kelida?
S.
Vai a chiamarlo. Gli dobbiamo un debito di vendetta. Digli che so dove pu andare a riscuoterlo.
Lavim lo guard allontanarsi, e soltanto troppo tardi si rese conto che, nell'eccitazione di aver ritrovato i suoi amici, nel fervore della battaglia, si era dimenticato di dire a Stanach del drago.


Capitolo trentunesimo

Hornfel non aveva nessuna spada. Non aveva nessun pugnale. Aveva soltanto la sua vita, e questa non l'avrebbe avuta ancora per molto.
Hornfel sollev la testa, e parl con semplice dignit.
Assassinami adesso, Theiwar, e sarai conosciuto come il Re Maledetto. I suoi occhi castani luccicarono. E nessuna maledizione ha un peso peggiore di quella di un uomo assassinato. Accetta la mia sfida. Qui, sopra il regno che vuoi dominare,  dove decideremo la nostra questione. Hai il coraggio di affrontarmi senza i tuoi guerrieri?
Si fronteggiavano sulla sporgenza, come statue scolpite dal vivo marmo della montagna, i thane Hylar e Theiwar. Malgrado il vento tagliente come un rasoio li investisse con tutta la sua forza travolgente, sferzando all'impazzata i loro capelli e facendo sbattere tutt'intorno i loro indumenti, Stanach prov la sensazione che fossero il monumento eretto da uno scultore alla conflittualit.
Ancorate alla pietra della stretta sporgenza, le spade scurite dal sangue che Realgar impugnava riflettevano solo debolmente quell'arcana luce crepuscolare. Anche se certamente avevano sentito l'avvicinarsi di Stanach, e di Hauk un attimo pi tardi, n Realgar n Hornfel si voltarono a guardare.
Stanach sent la propria voce, le proprie parole, prima ancora di essere consapevole che stava parlando. Possiamo prenderlo, Hornfel Thane.
Hornfel non distolse gli occhi da Realgar, mentre accettava l'arma che il Theiwar gli passava. Quando parl, fu a Stanach che si rivolse:
S, potreste farlo. Ma gli ho lanciato una sfida, e lui l'ha accettata.
S, pens Stanach, ma sarai poi tu a sopravvivere? Ci serve un re reggente, e non il folle governo di un mago derro, Hornfel Thane! Non farlo!
Come il bisbiglio di un fantasma, le strane parole di Isarn echeggiarono nel suo cuore: Ho creato la spada per un thane. Realgar l'user per uccidere un Gran Re.
Nelle Tane Profonde, Stanach era stato riluttante a credere alle parole del vecchio maestro, si era rifiutato di ascoltare la profezia che risuonava dietro ad esse. Adesso, in piedi sulla sporgenza che sovrastava di mille passi la valle in fiamme, con il cuore scarlatto nell'acciaio che risplendeva del riflesso della luce della forgia di Reorx, Stanach si chiese se Isarn avesse detto la verit.
La ragione cercava di dissuaderlo. Dov'era il Martello di Kharas? Dov'era la leggenda che avrebbe consacrato un gran re? Nessuno lo sapeva. E non c'era pi neppure qualcuno che cercasse il mitico martello. Eppure Isarn Hammerfell, che aveva forgiato una Spada da Re toccata dal dio, aveva parlato di Hornfel chiamandolo Gran Re, come se, negli ultimi istanti della sua vita, il vecchio maestro avesse visto avverarsi la leggenda.
Alle sue spalle, Hauk si muoveva irrequieto. Stanach ferm il ranger con un gesto.
Possiamo prenderlo, mormor Hauk. Stanach, possiamo metter fine a questa faccenda.
Stanach scosse la testa. Questa  una cosa che riguarda il thane. Noi aspetteremo, Hauk.
Hauk non sent niente, nelle parole di Stanach, se non la sentenza di morte di un guerriero coraggioso. Le sue mani si strinsero sull'elsa della spada. Aspetteremo cosa? domand, aspro. Che Hornfel muoia?
 un buon combattente. Non morir.
Il sorriso di Realgar era gelido come il ghiaccio. Sollev leggermente la testa, come se avesse sentito l'odore della vittoria. Alla grigia luce del crepuscolo, gli occhi del Theiwar erano come quelli di un serpente, le pupille si restrinsero fino a diventare sottilissime fessure, per proteggergli la retina da quello che a lui doveva esser parso un bagliore accecante.
Stanach rabbrivid per l'improvvisa sensazione di paura che sembr impregnare l'aria. I suoi occhi! Nessun Theiwar che odiava la luce avrebbe mai scelto di combattere perfino in quella pallida luce crepuscolare, se avesse potuto evitarlo. Perch mai Realgar si trovava l fuori? Perch mai non aveva manovrato cos da costringere Hornfel a ritornare dentro l'oscurit del corpo di guardia?
Realgar sollev una mano e mosse le labbra, pronunciando una silenziosa parola magica.
La paura, come un'improvvisa malattia, trafisse Stanach e lo riemp di spavento.
Hornfel...!
Ma il suo grido di avvertimento arriv troppo tardi.
La luce del crepuscolo divenne quella di mezzanotte, senza stelle n luna, un'oscurit completa come quella di una tomba. Il grido di battaglia di un drago risuon contro il gelido cielo. Stanach, con tutta la forza e il coraggio risucchiati dal suo corpo, cadde in ginocchio. Stordito dalla paura del drago, accecato dall'incantesimo dell'oscurit, sent solo vagamente il grido di Hauk e quello di collera di Hornfel.
La trionfante risata di Realgar si lev attraverso il buio come sulle ali del drago.
Bastardi! ringhi Stanach. Bastardi traditori!
Il vento provocato dal passaggio del drago lo scagli all'indietro contro la parete di roccia e gli risucchi il respiro dai polmoni. All'improvviso stordito, disorientato e intorpidito dalla paura, Stanach era impotente e del tutto privo della sua volont. Intrappolato in una ragnatela di tenebra, in una palude di orrori, incapace di muoversi. Mille passi pi sotto la valle ardeva ancora, le fiamme, balzando in alto, parevano protendersi verso di lui con l'assoluta certezza di riuscire a raggiungerlo. Il vento delle vette, le raffiche create dal rinnovato passaggio del drago, lo trascinarono talmente vicino all'orlo dello strapiombo, da dargli la certezza che sarebbe inevitabilmente caduto.
Hauk url il suo nome. Una mano si strinse intorno al suo polso destro con l'invincibile forza del panico. Malgrado Stanach non potesse percepire la stretta, si sent tirare per la spalla. Hauk l'aveva ghermito e tirava con forza disperata, trascinandolo indietro dal baratro, dentro il corpo di guardia.
Echi da un incubo, il clangore dell'acciaio che cozzava contro l'acciaio, nel buio.
Il thane! Oh, Reorx, il thane!
Sta combattendo alla cieca! grid Hauk. L'orrore del giovane ranger percorse come un lampo le mani di Stanach e gli fece vibrare le ossa.
Tyorl si tir su, appoggiandosi con tutto il suo peso alla spalla di Lavim. L'aveva visto fare ad altri, li aveva visti alzarsi quando avrebbero dovuto essere incapaci perfino di respirare. Una volta si era chiesto che sensazione si provasse, e adesso lo sapeva. Prosciugandogli lentamente la vita, il sangue gli colava dalla ferita frastagliata che aveva nel ventre.
Era accaduto in fretta, tutto in un attimo. La violenza e il furore della battaglia erano arrivati a un culmine forsennato quando i Daewar in uniforme rossa e argento si erano riversati dentro la grande sala e nel corpo di guardia. Tyorl, tornato alla sua posizione strategica sopra il meccanismo della porta, aveva visto Realgar, con Stormblade spianata e pronta ad affondarsi nella schiena indifesa dell'Hylar. Non c'era pi tempo d'incoccare una freccia all'arco. L'elfo si era precipitato gi senza pensare.
Tyorl si era posto fra Realgar e Hornfel. Stormblade l'aveva lacerato come uno spuntone di ghiaccio, eppure ardente come il fuoco, quando Realgar gli aveva, l'istante successivo, strappato l'acciaio dal corpo. Adesso non sentiva nessun dolore. Da questo, ancora pi che dal gelo senza vita, l'elfo seppe che stava morendo.
E cos'era mai la paura del drago, per qualcuno che stava morendo?
L'... l'arco, bisbigli.
Lavim deglut a fatica. Tyorl, io non credo che tu...
Per favore. Aiutami adesso, Lavim.
No, Tyorl! Devi rimanere qui, ad aspettare che arrivi Kem. La speranza dettata dalla disperazione rendeva stridula la voce del kender. Ti far star meglio, vedrai... Vedrai, Tyorl...
Tyorl appoggi il volto alla parete di pietra e fece appello a tutte le forze che ancora gli rimanevano nelle gambe. Quei piccoli movimenti, quel suo tentativo di parlare, servirono soltanto a fargli provare una sensazione di gelo ancora maggiore. Fece scivolare il palmo della mano lungo il flauto di Piper che ancora gli pendeva dalla cintura.
Una volta, Lavim aveva sostenuto che Piper poteva leggere i suoi pensieri. Tyorl strinse il flauto.
Piper, pens, aiutalo ad aiutarmi. Potrei uccidere quel drago se soltanto mi aiutasse. Piper...
Fai come ti chiede, Lavim. Fai come ti chiede.
Quando sent le convulse obiezioni di Lavim, le dita di Tyorl si strinsero, le nocche sbiancate, sulla spalla del kender. Per favore.
Lavim protest di nuovo, anche mentre metteva l'arco in mano a Tyorl. Tyorl, devi rimanere qui. Devi aspettare Kem. Adesso  con Kelida...
Kelida! bisbigli Tyorl. Lavim, sta bene?
Lavim annu energicamente. Si rimetter.  Kem che lo dice. Per favore, Tyorl, lascia che ti aiuti a sederti, fino a quando Kem non potr venire qui.
Tyorl cambi la presa sulla spalla di Lavim.
Aiutami a salire sulla sporgenza.
No, Tyorl!
Il dolore che avrebbe dovuto sentire ringhi dentro di lui, non ancora avvertito, ma guatandolo come un lupo impaziente.
Piper, diglielo.
Tyorl guard il kender che drizzava la testa e ascoltava, mentre Piper pronunciava quelle parole silenziose.
Lavim,  come quando hai dovuto aiutare Kelida a sistemare le dita di Stanach. So che non vuoi farlo, ma devi farlo. Non c' tempo per discutere. Fai come ti chiede.
Ma come faremo? Lui deve rimanere qui! Deve aspettare Kem! Piper...
La voce del kender si affievol e scomparve nell'ululato del vento. Adesso la pietra contro la quale Tyorl appoggiava la schiena era la parete della montagna, e non sapeva come aveva fatto ad uscire dal corpo di guardia. Lavim, con le sue mani nodose, gentili e tremanti, lo reggeva ancora. Il gelo sulla sporgenza pareva quasi caldo, a paragone del vuoto che lo riempiva.
L vicino, eppure in apparenza lontanissimo, l'acciaio strideva sull'acciaio. L'oscurit avvolgeva la sporgenza. In lontananza, come un vecchio, vecchissimo ricordo, la paura delle vette bisbigli nel cuore di Tyorl. Ma era soltanto un bisbiglio. Cos come non sentiva la paura del drago, non sentiva neppure la morsa travolgente della paura delle vette.
Lavim, incocca la freccia.
Sent Lavim che appoggiava a terra l'arco e grugniva per lo sforzo di tirare la corda. Stridendo pi forte del vento, il drago nero vol in alto e poi vir per passare di nuovo sopra la sporgenza.
La voce di Hauk, aspra e impastata di paura, grid: Stanach! Sta combattendo alla cieca!
L'acciaio cant, gli stivali raschiarono la pietra.
Tyorl apr gli occhi quando sent che l'arco gli veniva premuto di nuovo nella mano.
Non riesco a vedere con questo buio!
Piper pu, bisbigli Lavim. Va tutto bene.
Guidami!
Lui ti...
Hai incoccato bene la freccia?
Certo che l'ho fatto, Tyorl!
Tyorl esal un sottile sospiro, e s'irrigid quando il dolore alla fine lo trov. Una raffica di vento, simile a un tuono, riemp l'oscurit. Il drago si tuff, urlando con gioia selvaggia e terribile. Prima, le braccia del ranger erano state cos pesanti... Adesso erano leggere. Senza quasi sapere di aver sollevato l'arco, Tyorl si affid alle indicazioni di Piper, pronto a colpire il drago che non poteva vedere.
L'incantesimo della paura di Darknight gravava come un peso micidiale sul cuore di Stanach. Hornfel era cieco in quella oscurit magica e tuttavia trovava il coraggio di combattere sia la paura del drago che lo spietato nemico. Cieco contro Stormblade e l'assassino che la impugnava. Cieco, e sull'orlo dello strapiombo che precipitava per mille passi!
Prima di riuscire a pensare, prima di riuscire a ricordare che non avrebbe dovuto essere in grado di muoversi sotto la paralizzante coercizione della paura del drago, Stanach spezz la morsa di Hauk.
Stordito e disorientato, con la testa che gli faceva male per gli sforzi dei suoi occhi di vedere l dove nessuna vista poteva funzionare, Stanach si costrinse a fermarsi. Lui, che poteva vedere in luoghi dove non c'era luce che potesse arrivare, adesso era cieco.
Trascinando l'aria gelida dentro i polmoni, Stanach riusc a dominare la sensazione di vertigine che lo faceva barcollare. Si sforz di sentire, e scopr subito di essere in grado di localizzare i duellanti dal loro rauco respiro, dal cozzare dell'acciaio contro l'acciaio.
In qualche punto di quel cielo di ghiaccio, il drago volava ancora. Ondate di paura, simili al movimento incessante di un mare orribile, facevano ribollire l'aria intorno alla sporgenza. Concentrandosi soltanto sui suoni generati da quel corpo in volo, Stanach si spinse lentamente in avanti, di poche dita per volta, pregando
che qualche indizio gli rivelasse quale dei combattenti era Hornfel, e quale Realgar.
L'acuto lamento di una lama che scivolava contro l'altra risuon nell'oscurit. Alcune pietre slittarono via, e Stanach ud uno stivale raschiare la pietra, un respiro tirato a fatica.
Poi Stanach ud il ronzio profondo e vibrante della freccia in volo.
L'elfo e il kender, l sulla sporgenza, non erano nulla. Non erano buoni neppure a stuzzicare l'appetito. Certamente non avrebbero soddisfatto in nessun modo la fame di Darknight, se non quella di crudelt. Quella crudelt divenne semplice rabbia quando il drago vide l'arco nelle mani dell'elfo.
Quell'infinitesimale creatura pensava davvero di fargli del male con quel giocattolo?
Darknight ripieg le ali e s'inalber protendendo le zampe anteriori verso l'elfo sulla sporgenza rocciosa, lanciando una risata urlante mentre si tuffava.
Sent il ronzio della corda dell'arco come se fosse stato un altro agitarsi dell'aria. Il dardo dalla punta d'acciaio gli penetr come un lampo d'argento attraverso l'occhio sinistro, e il grido di gioia del drago nero divenne un urlo stridulo di agonia. Non vi fu spazio per altro, nella sua mente, se non la sorpresa e il panico, mentre il dibattersi delle sue ali fu ostacolato da una corrente ascensionale e il fuoco gli correva lungo la spina dorsale. Il drago aveva appena riconosciuto il dolore, quando le sensazioni e ogni altra cosa svanirono dal suo gigantesco corpo.
Non gli era rimasto niente, se non una piccola parte della sua mente, e quella parte, per l'istante che gli restava ancora da vivere, fu piena di stupore.
Darknight precipit insieme agli echi del suo urlo di morte nella valle in fiamme.
L'urlo del drago, come fuoco nella tenebra, lacer la cecit di Stanach, rimbombando in interminabili echi gementi dal fianco della montagna.
Lentamente, come il ghiaccio che si scioglie al sole, il terrore causato dal drago si dissip, e l'oscurit creata dal suo incantesimo si dissolse come fumo soffiato via dal vento. Darknight era morto!
Ansimando per riprender fiato, Stanach si guard freneticamente intorno, alla ricerca di Hornfel.
Hauk gli url un avvertimento. L'acciaio cozz contro la pietra. Stanach si volt e vide Hornfel, senz'armi e con la schiena rivolta alla valle in fiamme. Realgar, il derro folle, con il mantello nero che sbatteva al vento dietro alle sue spalle, gli occhi in fiamme, impugnava Stormblade con gelida destrezza.
Il fuoco... bisbigli. O la spada? La caduta o l'acciaio?
L'espressione di Hornfel, d'una fermezza gelida e micidiale, ammon Stanach di star lontano. Trafiggimi, disse, rivolto a Realgar, e pieg un dito nel gesto canzonatorio dell'invito a farlo. Fammi vedere se ne sei capace.
Realgar consolid la presa sulla Spada da Re dal cuore rosso, e punt Stormblade in avanti. Fingendo di cambiare posizione, tent un affondo alla gola di Hornfel.
Stanach si tuff addosso a Realgar nell'istante in cui Hornfel si abbassava di scatto colpendo il Theiwar con la spalla sotto la guardia. L'attacco fu simultaneo, Stanach in alto, cercando di ghermirgli il polso con la mano sinistra; Hornfel in basso, scagliandolo con violenza a terra, sulla sporgenza.
Stanach fu colpito con forza da un gomito sotto la mascella, e cadde all'indietro. Cerc di rialzarsi, ma non ci riusc. Il Theiwar, con Stormblade ancora in pugno, lott per liberarsi dalla presa di Hornfel sferrandogli un calcio. Il colpo raggiunse anche Stanach, che sent il tacco dello stivale colpirlo come una folgore alla tempia, e gli parve che la botta fosse un tuono rimbombante. Ma nel medesimo istante due mani grandi e forti lo afferrarono, sollevandolo in piedi. Stanach, le ginocchia deboli come l'acqua, cerc ancora una volta di liberarsi dalla presa di Hauk.
Non c' tempo, disse Hauk, inchiodandogli le braccia dietro la schiena. Non c' tempo.
Realgar si era liberato da Hornfel. Brandendo Stormblade in alto sopra la testa, si lanci addosso al thane degli Hylar, facendo roteare la Spada da Re come se fosse un'ascia. Hornfel rotol all'indietro contro la montagna e si butt sulla sinistra. L'acciaio url sulla roccia, uno stridio acuto e raggelante. Realgar, barcollando sotto l'urto, colp, manc il bersaglio e vacill verso l'orlo del dirupo. Hornfel ringhi sordamente e poi rugg una furiosa imprecazione. Si era gi rimesso in piedi prima che cominciassero a risuonare gli echi dell'imprecazione.
Realgar barcoll sull'orlo del precipizio, stringendo Stormblade nel pugno destro. Stanach vide il panico e lo stupore urlare negli occhi del mago derro nell'istante in cui il suo piede manc la pietra che si stava sgretolando sotto di lui.
Hornfel, con un ansito affannoso, si tuff verso il braccio di Realgar e lo afferr fra entrambe le braccia. Cadde sulle ginocchia, trascinato sulla pietra dal peso del mago che si dibatteva.
Lascialo andare! url Hauk.
Hornfel, con tutto il peso di Realgar che l'attirava in basso, digrign i denti, e lo tir indietro.
Lascialo andare... bisbigli Stanach.
La stretta di Hornfel cominci a slittare, le sue mani scivolarono lungo il braccio di Realgar fino al suo polso, le sue dita toccarono l'elsa della Spada da Re proprio mentre Realgar buttava indietro la testa e urlava. Il mago precipit, e Hornfel si lanci verso Stormblade.
L'acciaio balen, il suo cuore di fuoco colse l'ultima luce grigiastra, mentre Hornfel la riafferrava, ghermendola dal vuoto.
Stanach chiuse gli occhi. Lacrime pungenti lo artigliavano alla gola. Per un lungo istante di stordimento, non seppe se il suo cuore si stringeva per il rincrescimento o per la gioia.
Adesso, non erano le mani di Hauk quelle che si erano strette intorno alle braccia di Stanach, ma di Lavim. Hauk era corso accanto a Hornfel. Ancora vacillante per il calcio sferratogli dal Theiwar, Stanach, in preda alla confusione, si volt a guardare il kender. Lavim stava dicendo qualcosa, ma Stanach non riusciva a distinguere le parole.
Piano, bisbigli il nano con voce rauca. Lavim, pi piano.
Lavim tir Stanach per la mano sinistra. Vieni con me adesso, Stanach, lo sollecit. Adesso devi venire con me.
Il nano non gli diede risposta. Non era in grado di mettersi a discutere con Lavim, e si lasci condurre dove l'altro lo stava tirando.
Sent la voce di Kelida, bassa e stanca. Si guard intorno per cercarla. La sua vista era un po' distorta.
Il nano la vide accanto alla grande apertura di Northgate, inginocchiata e intenta a sorreggere Tyorl. La sua giubba da cacciatore era lacerata l dov'era stata colpita, il cuoio grigio era reciso di netto l dove Kembal l'aveva tagliato via per pulirsi e fasciarsi la ferita. Disse una parola a Lavim e il kender, il volto rugoso improvvisamente sbiancato, si lanci di corsa verso la porta per chiamare Kem.
Dal punto in cui si trovava Stanach pot vedere l'espressione carica di dolore di Kelida, il tremito della sua mano mentre appoggiava le dita sulla gola di Tyorl per cercarvi una pulsazione vitale che, se ancora esisteva, doveva essere estremamente fievole. Troppo sangue macchiava il cuoio da caccia dell'elfo.
Sent la voce di Hauk alle sue spalle. Stanach si volt. Hauk abbass lo sguardo sulla Stormblade, stretta nella mano di Hornfel.
Hornfel depose lentamente la spada accanto a Tyorl. Il lampo di odio che balen negli occhi di Hornfel nei confronti della Spada da Re, intravisto per un istante e subito nascosto, raggel il cuore di Stanach. L'elsa costellata di zaffiri della Stormblade colse la luce del giorno morente. Il fuoco della forgia di Reorx pulsava nel piatto della spada.
Senza dire una parola, Hauk prese il posto di Lavim. Appoggi le dita tremanti sul braccio di Tyorl. Le sue labbra si mossero senza produrre alcun suono, ripetendo il nome dell'amico che aveva fatto cos tanta strada per salvarlo dai tormenti di Realgar. Quelli di Hauk erano gli occhi pi desolati che Stanach avesse mai visto in vita sua.
Stanach tocc con delicatezza la spada di Kelida. Lyt chwaer. Si accovacci sui calcagni, accanto a lei.
Ho mandato Lavim a cercare Kembal. Il dolore aveva ridotto la sua voce a un mormorio sussultante. Ma non servir. Tyorl sta morendo, Stanach.
Il nano avvolse le braccia intorno a lei, sorreggendola mentre lei sorreggeva Tyorl. Mi spiace, bisbigli.
Kelida si appoggi contro la spalla di Stanach e nascose il viso nella sua folta barba nera.
Stanach le accarezz lievemente la spalla, alz lo sguardo e incontr gli occhi di Hauk. L'incredulit del ranger, e la sua lotta per capire che l'amico stava morendo, lo facevano apparire d'un tratto molto giovane.
Tyorl si mosse. Le sue labbra si agitarono in un tentativo di parlare. Quando la sua mano si mosse in quella di Kelida, lei si gir, con gli occhi verdi che luccicavano pieni di lacrime. Con delicatezza, cos da non scuoterlo troppo, Kelida si chin e lo baci.
Ah, bisbigli Tyorl, mi hai baciato per augurarmi buona fortuna e buon viaggio, un'altra volta... a Lungo Crinale. Alz la mano toccandole il viso, i capelli. Kelida.
Stanach la sent muoversi, quando prese la mano di Tyorl che cadeva. Kelida singhiozz, e il cuore di Stanach sanguin di stupefatto dolore.
Tyorl era morto, ucciso dall'acciaio della Stormblade.


Capitolo trentaduesimo.

Stormblade.
Una Spada da Re fatta di frammenti di crepuscolo e di una stella di mezzanotte.
Malgrado fosse sua, Hornfel non si era allacciato la spada, n aveva sentito il suo peso al fianco durante tutti e tre i giorni trascorsi dalla battaglia di Northgate. Malgrado i nani di Thorbardin l'avessero riconosciuto come re reggente, alcuni con gioia, altri invece con rincrescimento, la sua investitura ufficiale non avrebbe avuto luogo prima di altre sette notti. Non sarebbe stato appropriato, per lui, portare la Spada da Re prima di allora.
Hornfel sollev il coperchio del cofano che conteneva Stormblade. Rivestito di velluto del colore del fumo, di seta del colore dell'acciaio rovente, quel cofano aveva contenuto la Spada da Re di Generazioni di Grandi Re.
Adesso custodisce la spada di un re reggente, pens Hornfel, e la custodisce nella Corte dei Thane, ben sorvegliata, ma visibile a tutti, perch possano guardarla con meraviglia e lanciare esclamazioni di stupore.
Erano venuti come un popolo che cercasse la benedizione di una reliquia. La Corte dei Thane non era mai stata cos ben sorvegliata quanto in quei due ultimi giorni. Le guardie delle casate di ciascuno dei sei thanedati si spartivano i turni di guardia per tutte le ore del giorno e della notte.
Hornfel si allontan di qualche passo dal cofano, lontano
dalla lunga bacheca che pareva sempre pi simile ad una bara, tutte le volte che la vedeva. Si chiese se mai una Spada da Re fosse costata cos cara, quanto lo era costata la Stormblade.
Quando i Theiwar che combattevano nella citt dei Klar avevano ricevuto la notizia che il loro Thane era morto, erano piombati nella confusione e nello scompiglio, ed erano fuggiti per ritornare nella loro tenebrosa citt.
Adesso, Hornfel pens, era una confusione che non avrebbe trovato soluzione fino a quando i Theiwar non avessero trovato il tempo di ritirarsi dalle acque insanguinate della loro politica interna, per scegliersi un nuovo capo fra quelli ancora in vita.
Anche se Rance non era disposto ad accettare di contare i morti, i suoi Daergar avevano attaccato con rapidit e selvaggia violenza i profughi nelle loro Tane Agricole. Sturm li aveva inchiodati per bene all'ingresso meridionale delle tane e Caramon li aveva intrappolati da nord. Tanis e i suoi capitani avevano mantenuto i patti.
Era la fine della rivoluzione. Rance aveva sostenuto tenacemente la sua affermazione di aver voluto difendere il suo territorio, quando aveva pensato che gli stranieri l'avessero circondato per approfittare della sollevazione dei Theiwar, devastando e saccheggiando la sua citt. Nessuno poteva dimostrare che fosse alleato di Realgar.
Hornfel rabbrivid e scopr che i suoi occhi erano attirati dalla spada, l'elsa d'oro con la scanalatura d'argento, gli zaffiri perfetti, e una lama dal cuore di fiamma del pi puro acciaio: era il prezzo di cos tante vite!
La sua stanchezza era qualcosa che affondava le radici fin nella sua anima e non sapeva come avrebbe potuto fare in modo che la sua reggenza valesse la vita di tanti suoi consanguinei, amici e stranieri che erano morti per essa.
Sent un rumore di passi alle sue spalle. Hornfel si volt, pensando, all'improvviso, a Piper. Fu quasi sul punto di chiamare a voce alta il nome del mago, ma si ferm quando il kender, Lavim, comparve, aggirando una larga colonna.
Hornfel fiss il kender. Aveva superato ventiquattro guerrieri armati, e nessuno di loro si era minimamente accorto del passaggio della sua ombra.
Il kender, allegramente indifferente, salut Hornfel con disinvolta cordialit. Sai, signore, ti hanno cercato dappertutto. Adesso  quasi il tramonto. Ti stanno aspettando nella Valle dei Thane. Io... ho pensato che ti avrei trovato qui, perci sono venuto
a prenderti. Inoltre, volevo dare un'altra occhiata alla Stormblade, in un certo qual senso. Indic la Spada da Re puntando un pollice. Ormai sono un paio di settimane che guardo quell'affare. E devo dirti che, qua dentro, non sembra affatto se stessa.
Hornfel sorrise. Cosa sembra?
Be', pi grande, credo.
Lavim si avvicin ancora di pi al cofano per vedere meglio. Hornfel gli rimase vicino. Per quanto fosse divertente e sincero, Lavim era pur sempre un kender.
No, disse Lavim, correggendo la sua opinione. Non pi grande. Soltanto... non so, non come la spada di Kelida. O di Hauk. O di chiunque sia. Il kender scroll le spalle e poi guard un angolo lontano del soffitto immerso in ombre profonde, socchiudendo gli occhi. Giusto. Sua.
Un brivido di qualcosa che era in parte paura e in parte aspettativa, percorse le braccia di Hornfel. Lavim, disse, scandendo attentamente le parole, con chi stai parlando?
Il volto di Lavim, una massa rugosa corrosa dalle intemperie, s'illumin. Piper, naturalmente.
Piper. Hornfel aveva sentito la storia, l nel corpo di guardia. La spiegazione che Lavim aveva dato, parlando a tutta velocit, sul modo in cui era riuscito ad entrare in Northgate percorrendo una sporgenza larga cinque palmi e sovrastante una valle in fiamme. Il kender sosteneva di parlare con il fantasma di Piper. A suo credito bisognava ammettere che, seppure di malavoglia, Finn aveva confermato le sue parole. Hornfel non sapeva cosa credere.
Lavim, con gli occhi colmi d'intenzioni briccone, drizz di nuovo la testa, ascoltando una voce che Hornfel non poteva sentire.
Oh, disse, come se gli fosse stato ricordato qualcosa. S, giusto. Me n'ero dimenticato. Le sue mani, con la velocit tipica di un kender, affondarono in una profonda tasca del suo vecchio pastrano nero, frugando soltanto per un po'. Ci che tir fuori da quella tasca fece sorridere Hornfel. Legno di ciliegio, lucido e levigato come il raso, e a lui cos familiare, il kender stringeva in mano il flauto di Jordy.
Lo conosci, vero? Il flauto di Piper.  magico. Lo so perch l'ho usato due volte. La prima volta per salvare il giovane Stanach dai... come li chiami...
Theiwar.
Giusto. E la seconda, per trasportare me e Finn e Kem e... Lavim esit soltanto un po', i suoi occhi si oscurarono, ... e Tyorl fuori dalla Collina del Sangue. Stanach aveva intenzione di riportartelo perch tu e Piper eravate particolarmente amici, cos ha detto.
Particolarmente amici, eh?  stato Stanach a dirlo?
Be', no, l'ho detto io. Ma Stanach l'avrebbe detto, se ci avesse pensato.
Hornfel allung una mano e fece scorrere un dito per tutta la lunghezza del flauto. Parla davvero con te, Piper?
Lavim annu vigorosamente, facendo sobbalzare la treccia bianca. S, certamente lo fa. Mi ha raccontato tutto, su come lo hai tenuto fuori dalle segrete e su come la luce entra nelle citt dall'esterno e mi ha descritto i giardini e le fattorie. Gli occhi di Lavim scintillarono. E mi ha detto anche qualcos'altro. Mi ha detto... oh, be', questo non posso dirtelo. Scroll le spalle. Ma non importa, Saprai tutto molto presto, comunque. C' una cosa che posso dirti.
Divertito, Hornfel sorrise con indulgenza. Cos'?
Lavim, d'un tratto tutto solenne, si ricacci il flauto in tasca. Ha detto che dovresti portare Stormblade nella Valle dei Thane quando verrai per... quando verrai.
Per il funerale di Tyorl. C'erano stati fin troppi funerali negli ultimi pochi giorni. Hornfel aveva partecipato a tutti quelli che aveva potuto. Questo, piccolo e privato, sarebbe stato diverso. Il funerale di Tyorl sarebbe stato, almeno per Hornfel, anche il funerale di Piper. E di Kyan. L'elfo, il nano, il mago umano, erano morti per Stormblade. E per lui.
Anche se sarebbe stato consono che la Spada da Re fosse presente, Hornfel non sarebbe stato in grado di portarla fino alla sua investitura. Neppure per quella occasione.
Il nano scosse la testa. Non posso farlo, Lavim. Ancora non posso portarla.
Mmmm. Davvero non puoi? Sarebbe una scortesia, oppure c' una specie di legge o qualcosa del genere?
Tutte e due le cose.
Lavim pens, o ascolt per un momento. S. Allora, non mettertela alla cintura. Portala e basta.
Lavim, non penso...
Capisci, adesso, disse Lavim, zelante, avvicinandosi ancora di pi al cofano mentre parlava,  proprio il problema che sembrano avere tutti. Dicono non penso', e in realt vogliono dire
che stanno pensando. Non va bene, pensare. Serve soltanto a cacciarti nei guai.
Veloce come una trota, Lavim prese su la spada e la gett a Hornfel, il quale l'afferr. Ecco! Adesso l'hai. Se hai violato qualche legge o sei stato scortese, anche se certamente sei stato pi che cortese per tutto il tempo, allora tanto vale che tu lo faccia per un'ora o gi di l, cos come l'hai fatto per dieci secondi, giusto?
Stormblade si trovava in perfetto equilibrio nella mano di Hornfel. Era stata fatta proprio per la sua mano, e vi si adattava benissimo.
Piper dice di portarla? chiese Hornfel.
Lavim annu con solennit.
D'accordo, allora, la porter. E il flauto?
Oh, quello, Lavim si batt una mano sulla tasca. Tu hai gi quella spada pesante da portare. Non preoccuparti per il flauto. Lo terr io per te, temporaneamente, proprio qui, dentro la mia tasca.


Capitolo trentatreesimo.

A casa, pens Stanach, sono tornato a casa!
Usando la mano sinistra e la sua spalla, fece rotolare un'altra pietra per il cairn accanto al mucchio che stava crescendo. Aveva continuato a ricordare sin dall'alba, a se stesso, che era davvero a casa. Adesso, con la luce del tramonto che rosseggiava sulle pareti della Valle dei Thane, aveva ancora bisogno di ricordarselo. Non che Thorbardin fosse cambiata. Pietra e acciaio, il luogo era sempre lo stesso. Lui era cambiato.
Stanach evit il ricordo dell'incontro con i suoi genitori, i suoi amici. Non gli piaceva ricordare lo strazio che era stato per loro la vista della sua mano rovinata... e neppure il modo in cui l'avevano guardato, quando si erano resi conto che lui non era pi il tranquillo e pacifico uomo della forgia che avevano conosciuto fino a poche settimane prima.
Era stato nelle Terre Esterne, ed era tornato a casa cambiato. La differenza non aveva a che fare con la sua ferita. Aveva molto pi a che fare con l'estraneo che vedevano nei suoi occhi. Infatti, i suoi occhi erano cupi, ed era coperto dalle cicatrici lasciate dai colpi di pugnale... Ma soprattutto, il suo sguardo era in qualche modo cambiato guardando orizzonti pi lontani di quelli che la maggior parte dei nani avevano mai visto.
Il vento che lo sferzava era freddo, tagliente, l nella Valle dei Thane. La valle era l'unica parte di Thorbardin aperta al cielo. In epoca remota era stata una caverna. Adesso il soffitto della caverna
era crollato da molto tempo, e la dolina era diventata una valle, con un piccolo lago e dei giardini sui bordi dell'acqua, mantenuti con gran cura. Le tane del popolino erano disposte lungo i bordi della valle. Nei giardini si ergevano i cairn dei Tha- ne e dei Grandi Re.
Qui era sepolto Duncan, l'ultimo Gran Re dei nani. Nessuno aveva pi regnato a Thorbardin durante tutti i trecento anni trascorsi dalla sua morte. Malgrado le vite andate perdute per riconquistare la Spada da Re, Stormblade, nessuno avrebbe regnato di nuovo su Thorbardin. Kharas, l'amico e campione di Duncan, aveva nascosto il suo martello da guerra con l'aiuto della magia e del dio che l'aveva creato. Da allora, pi nessuno l'aveva trovato.
Isarn aveva detto che Hornfel sarebbe stato un Gran Re.
Stanach scosse la testa. No, Hornfel non si sarebbe seduto sul trono del gran re. Era un re reggente, anche se sapeva che Reorx avrebbe protetto il regno come se lui fosse stato Gran Re. Questo avrebbe dovuto bastare.
Stanach si appoggi alla pila di pietre e si pass un braccio sulla faccia. Il sudore e lo sporco imbrattavano la bianca tunica floscia da forgiatore che indossava. Lui non avrebbe potuto lavorare mai pi davanti a una forgia, ma non conosceva nessun indumento pi comodo di quella vecchia camicia e delle brache di cuoio marrone che un tempo usava indossare per lavorare. C'era gente che avrebbe costruito per lui quel cairn, muratori e sterratori ai quali sarebbe toccato quel lavoro, ma Stanach non avrebbe consentito a nessun altro di erigere il cairn di Tyorl.
Del cairn di Piper, eretto sul solitario confine con Qualinesti, Tyorl aveva detto: Tu sei abile quel che basta per farlo. I tuoi amici non vivono molto a lungo, Stanach. Quanti cairn hai costruito da quando hai lasciato Thorbardin?
Allora Kelida, di guardia sulla cima della collina, era uscita in un mormorio di protesta per quella che percepiva come una crudelt da parte dell'elfo. Ma in quel momento Stanach non aveva giudicato crudeli le sue parole, e non le giudicava crudeli neppure adesso. Soltanto veritiere.
Le labbra del nano si contrassero in un sorriso sbilenco, privo di brio. Quello di Piper era il primo cairn che avesse mai costruito. Quello di Tyorl sarebbe stato il secondo.
E l'ultimo, bisbigli. S, l'ultimo, Tyorl. Anche se non avrei mai pensato di costruire il tuo, e meno ancora qui, nella Valle dei Thane, all'ombra della tomba di un Gran Re.
Il vento sibil in alto e poi scese gi avvolgendo le pareti della valle, e la sua voce divenne una nenia triste e lenta. Stanach pens al flauto di Piper. Erano in lutto a Thorbardin, e il giovane mago Jordy, che i bambini avevano chiamato Piper, non veniva certo per ultimo.
Lavim, perverso e adamantino, insisteva sempre a dire che, malgrado Piper fosse morto, il mago gli parlava, bisbigliandogli dentro la testa. Per la maggior parte del tempo gli teneva lezioni e lo rimproverava, stando a quello che diceva il kender.
Stanach si rimise di nuovo al lavoro. Non aveva il coraggio di credere ai fantasmi. Piper era morto. Lui stesso l'aveva seppellito, proprio come adesso si preparava a seppellire Tyorl.
Si erano raccolti in sette sotto l'ombra della tomba di
Duncan, e al fievole chiarore della luce del crepuscolo, per onorare Tyorl.
Era una misura della gratitudine di Hornfel nei confronti
dell'elfo che era morto per salvargli la vita, l'aver dato ordine che il cairn di Tyorl venisse eretto nei giardini che erano stati, fino a quel momento, inviolabili recinti dei thane e dei re. Era una misura del suo rispetto il fatto che sarebbe stato lui a pronunciare la eulogia di Tyorl.
Perch mai, si chiese Stanach, Hornfel portava con s
Stormblade nella Valle dei Thane?
Ancora sporco e sudato, Stanach osserv Kelida che, affiancata da Hauk, prendeva il suo posto accanto alla tomba. Il nano sorrise, e per la prima volta il suo era un sorriso genuino. I due erano insieme soltanto da pochi giorni. Ma adesso si muovevano di concerto come se si conoscessero gi da anni.
Kembal e Finn trasportarono il corpo di Tyorl nella valle e lo adagiarono dentro la tomba che Stanach aveva costruito. Le pile di pietre assomigliavano a tenebre ammucchiate accanto all'impalcatura del cairn di Tyorl. I ranger si affiancarono ad Hauk. Erano gli ultimi della Compagnia dell'Incubo, venuti a dire addio a un confratello.
Hornfel, con silenzioso riguardo per gli amici riuniti l intorno, piant nel terreno la punta della Stormblade a mo' di saluto, appoggiando la Spada da Re contro la pila di pietre, prima di prender posto ai piedi del cairn. Lavim, con gli occhi verdi calmi e solenni, venne a fermarsi accanto a Stanach. Il nano si augur che non si mettesse a parlare di fantasmi proprio adesso.
Lavim sollev una mano e la batt delicatamente sulla spalla di Stanach. Hai fatto tutto da solo?
Stanach annu, cupo.
 molto bello, bisbigli Lavim. Punt un dito verso la Tomba di Duncan. L, l'ombra di quel grosso affare fluttuante interferisce, in un certo senso, non credi? Piper dice che  la tomba di Duncan, e...
Stanach strinse gli occhi. Zitto, Lavim. Non adesso.
Il vento, freddo e sottile, risuon come un flauto attraverso la Valle dei Thane. Il suo canto non turb il silenzio di coloro che si erano raccolti intorno al cairn, ma piuttosto lo racchiuse in una cornice.
Quando parl, Hornfel cit la saggezza del proverbio che gli aveva folgorato la mente, l, sulla parete rocciosa di Northgate, con la rivoluzione che ribolliva alle sue spalle e il guyll fyr che infuriava ai suoi piedi, nella valle.
Il lupo alla porta, disse con voce sommessa, rende fratelli gli estranei. Il lupo ha continuato a ululare e a digrignare i denti all'esterno di Thorbardin, e per troppo tempo abbiamo tenuto sbarrate le nostre porte contro di lui, convinti che non ci sarebbe stato nessun lupo, se non l'avessimo udito.
Adesso, noi che l'abbiamo ignorato troppo a lungo, sentiamo il suo ululato. Lo sentiamo nel pianto di coloro che hanno perduto i loro cari, nelle grida di coloro che sono morti sotto gli artigli e le zanne della guerra.
Sentiamo l'ululato del lupo nel vento generato dalle ali dei draghi. Tyorl l'ha azzittito per un attimo, ma noi lo sentiremo di nuovo.
A questo punto Hornfel alz gli occhi e guard ad uno ad uno tutti quelli che si erano raccolti intorno al cairn.
Ma siamo anche in grado di vedere. Vediamo dei fratelli dove un tempo credevamo ci fossero degli estranei. Vediamo degli affini, se non degli appartenenti alla stessa razza. E affini ai quali per troppo tempo abbiamo voltato le spalle, affini che hanno tentato di azzittire l'ululato grondante sangue del lupo, mentre noi aspettavamo che se ne andasse a cacciare da qualche altra parte.
Il lupo non se ne andr; Verminaard scorrazza ancora per le nostre terre, e la guerra non scomparir fino a quando non avr rubato tutto e tutti. Come ha rubato Tyorl.
Piango con voi la morte di un amico.
Smarrito nel suo dolore per la morte di Tyorl e gli echi delle passate doglianze, Stanach non si rese conto che Hornfel aveva finito fino a quando non percep, e poi ud, un cambiamento nel vento. Alz lo sguardo su Kelida, che si trovava sull'altro lato del cairn. A testa ritta, con l'ultimo bagliore del sole che si rifletteva sui suoi capelli rossi, anche Kelida pareva aver notato il cambiamento.
Hauk lanci un'occhiata a Kembal; Finn inclin la testa
all'indietro per fissare l'orlo scuro della valle, sopra di loro.
Lavim riemp i polmoni, poi esal un sommesso sospiro di meraviglia. Stanach si gir in tempo per vedere il kender che tirava fuori un vecchio flauto dalla tasca. Il flauto di Piper. Ascoltando solo per un momento, come per assicurarsi che la melodia fosse quella e, il suo, il luogo giusto dove intonarla, il kender port il flauto alle labbra e cominci. Le massicce pareti della Valle dei Thane parvero farsi fragili e grigie come antichi ricordi.
La luce del sole danzava sopra un fiume d'argento, e Stanach non soltanto vide gli arabeschi ingioiellati della luce, ma sent l'odore del fango ricco e scuro sulle rive dell'acqua, e il dolce sapore del fiume stesso.
Alberi d'inverno rivestiti di ghiaccio e simili a cascate di diamanti, che si fondevano al tocco di una mano e scivolavano via formando nuovi gioielli scintillanti. Kelida sollev la mano, si tocc il labbro con un dito, e Stanach sent il gelo sulle proprie labbra.
La rugiada che risaliva al cielo accompagnata dal sole d'estate luccicava sul volto di Hauk, come lacrime, strisciava dentro la sua barba scura. Come un folletto, o soltanto come la rugiada che era, scompariva sotto la luce del sole. Ci volle soltanto un attimo ancora perch le lacrime si asciugassero anche sulla faccia di Stanach.
Nei giorni successivi, avrebbe cercato di ricatturare la melodia di quel canto. Tuttavia, anche se avrebbe sempre ricordato e rivisto le immagini della foresta che aveva occhieggiato alla luminosit senz'ombre dell'imbrunire, la canzone l'avrebbe sempre eluso, salvo per la trillante risata del vento fra gli alberi.
Lavim si lasci cadere sui calcagni, e segu con lo sguardo Hauk, Kembal e Finn che sistemavano le ultime pietre del cairn sopra Tyorl. I rumori di quella triste edificazione echeggiarono cavernosi per tutta la valle.
Non avevo intenzione di farli piangere, bisbigli il kender.
Ah, s, lanciatore d'incantesimi? La voce di Piper suon estremamente gentile. E allora, cos' che intendevi fare?
Volevo comporre per loro una canzone che facesse ricordare Tyorl, nient'altro. Sospir e scosse la testa, ascoltando il vento che adesso era soltanto vento. E... so che Stanach ha costruito
questo cairn tutto da solo e che Hornfel ha detto che Tyorl poteva venir seppellito insieme ai re e ai thane. Ma mi  parso in un certo qual modo triste che Tyorl non potesse pi vagare per i suoi boschi. Volevo che ricordassero Qualinesti per lui.
E la ricorderanno. Hai composto una bella canzone, Lavim.
Allora Lavim corrug la fronte. Davvero? Tutto da solo? Non sei stato tu o il flauto?
Di chi era l'intenzione?
Mia.
Allora era tua la canzone, no?
Aveva fatto una magia tutta da solo! Lavim si alz in piedi, spalancando gli occhi. Piper! Ho...
Zitto adesso, Lavim! Non  ancora finita. Osserva, in silenzio!, ancora per un momento. E poi fai esattamente quello che ti dico.
Stormblade cant la canzone dell'acciaio quando Hornfel estrasse la Spada da Re dal suo fodero. Malgrado l'ultima luce avesse lasciato la Valle dei Thane, il cuore rosso della lama risplendeva ugualmente. La luce della forgia di Reorx pulsava delicatamente, riversando il suo rosso bagliore sui volti di coloro che si erano raccolti intorno al cairn finalmente completato.
Come ombre insanguinate, pens Stanach.
Poi, colto dal bagliore, colto dalla luce della Spada da Re che aveva contribuito a forgiare, e ricordando all'improvviso la gioia provata nel creare Stormblade, la promessa del suo cuore d'acciaio e la speranza che rappresentava, Stanach s'immerse di nuovo nei suoi pensieri.
Non erano affatto ombre insanguinate, anche se lo stesso Reorx sapeva fin troppo bene che gi fin troppo sangue era stato versato per Stormblade. Ombre di sangue sarebbero state gelide come la morte. La luce della Spada da Re sfavillava nell'oscurit di quel luogo di sepoltura.
Come una lanterna nella mano di un uomo coraggioso. S, proprio cos.
Hornfel alz in alto la Stormblade, e neppure l'ombra della tomba di Duncan pot oscurare la sua luce.
Il vento tacque. Tutti, l intorno al cairn di Tyorl, mossero lievemente la testa come se, nell'identico istante, avessero colto qualcosa nel silenzio.
Stanach sent che Lavim tratteneva il fiato, e poi... un'esclamazione di deliziata sorpresa.
Hornfel appoggi la lama luccicante sulla pietra pi grande del cairn, l'addio di un soldato. Quando la punta della lama tocc la pietra, la luce di Stormblade divenne per un attimo pi luminosa, infrangendo il silenzio.
Certo! Certo! grid il kender.
Kelida rantol. Stanach si gir di scatto, allungando la mano verso il kender per afferrarlo e azzittirlo. Lavim, con un agile guizzo, si sottrasse alla morsa di Stanach e aggir di corsa il cairn di Tyorl, raggiungendo Hornfel.
So dov'! So dov'! Me l'ha detto Piper! In qualche modo
lo sospettava da sempre, sin da quando hai riavuto la spada. Io volevo prenderlo subito, ma lui ha detto di no, che non ne era ancora sicuro. Ha detto che  stato come un prurito nella sua testa. Ma doveva aspettare. Una volta venuto qui, l'ha saputo. Ha detto che era stato nella valle altre volte, ma che allora era ancora vivo e non poteva vedere le cose come adesso che  morto.
Non ci crederai mai! Hornfel, signore! So dov'!
Finn afferr il vecchio kender per le spalle, sollevandolo di peso da terra. Dannato kender! Adesso cosa c'? Non puoi darci un momento di pace neppure adesso?
Hornfel, con gli occhi ancora sulla Spada da Re, la cui luce si stava affievolendo mentre guardava, fece segno al signore dei ranger di lasciar libero Lavim. Cosa, Lavim? Sai dov'... cosa?
Lavim si affrett a scostarsi da Finn. Alz lo sguardo su Hornfel. Il sorriso minacciava di spaccargli in due la faccia. Me l'ha detto Piper. So dov'. Te l'avrei gi detto prima, ma non sapevo proprio di cosa stesse parlando. Ha detto che questa faccenda del re reggente non era per te. Io gli ho risposto che non avevo nessuna idea in proposito, ma che tu non avevi proprio l'aria del tizio che sorveglia il negozio mentre il proprietario sta pranzando. Mi ha detto di portare la Stormblade qui, stanotte, e che lui mi avrebbe fatto vedere, poich la Spada da Re avrebbe saputo dove si trova. E io ho detto, sicuro, lo far...
Lieve come le zampe d'un ragno, l'anticipazione di quanto stava per venir detto strisci lungo la spina dorsale di Stanach. Le ultime parole di Isarn gli bisbigliarono nella memoria. Lavim! url. Dicci cos'!
Lavim fece un salto per la sorpresa, e si volt a guardare Stanach con gli occhi sgranati. Adesso sto cercando di dire a Hornfel qualcosa di veramente importante, giovane Stanach. Una volta tanto vorrei poter comunicare qualcosa senza venir interrotto.
Ora, torn a voltarsi verso Hornfel, dov'ero rimasto? Oh, giusto. Io so dov' il martello di Kharas.
Hornfel, con la mano ancora sull'impugnatura della Stormblade,
fiss il kender in un misto dolorante d'incredulit e speranza.
Dove? bisbigli.
Oh, niente affatto lontano da qui. Lavim scoppi a ridere. Niente affatto lontano.
Naturalmente dovrai mandare qualcuno a prenderlo. Il minor numero possibile. Perch, sai, Kharas l'ha nascosto davvero bene. L'ha reso invisibile e protetto con ogni genere di trappole e di magie perch non voleva che venisse trovato da chicchessia. Voleva che un vero Gran Re lo trovasse. Qualcuno come Duncan, capisci... Qualcuno come te.
Lavim sorrise e punt un dito dritto in alto.
Hornfel alz lo sguardo al cielo. Stanach, seguendo lo sguardo di Hornfel, fiss le prime stelle che scintillavano fioche nel cielo, e vide la stella rossa che i nani chiamavano un tizzone della Forgia.
No, pens. Oh, Lavim, di cosa stai parlando, adesso?
Kelida, seguendo con precisione il dito di Lavim, rantol e tocc il braccio di Stanach. Hauk sogghign e annu.
No, non il cielo, Stanach, disse Kelida, con la voce che le tremava per la meraviglia e l'improvvisa comprensione. La tomba.
Lavim annu. S, proprio cos. La Tomba di Duncan. Dove altrimenti avrebbe potuto essere?
Stanach guard Hornfel, a testa china sopra la Spada da Re con il cuore rosso, che stringeva in mano. E vide il Gran Re dei nani.
Hornfel Re, bisbigli.
Hornfel sollev la testa, e Stanach appoggi un ginocchio al suolo, spinto d'un tratto a quel raro gesto di omaggio. Parl ancora prima di pensare, ma tuttavia le parole gli venivano dal cuore.
Hornfel Re, il Martello  tuo. Io lo trover. Io te lo riporter.
Oh, s! grid Lavim, portandosi subito al fianco di Stanach. Non sar affatto difficile. C' soltanto qualche piccola trappola, qualche piccola magia e altre cose del genere. Piper sa tutto di queste cose, e noi riusciremo a entrare e a uscire prima ancora che tu te ne accorga.
Stanach si volt. Noi?
Tu ed io e Piper e... Lavim guard i ranger e Kelida. E chiunque altro voglia accompagnarci. Ho pensato che tutti avrebbero voluto, perch... insomma, che altro potrebbero fare, soli, qui a Thorbardin, mentre tu ed io e Piper andremo a prendere il Martello?
Tu sai come vanno queste cose, Stanach. Potrebbe volerci un giorno o due.
La notte piena scese sulla Valle dei Thane. Le ombre divennero tenebra. Stanach, seduto al suolo accanto al cairn di Tyorl, alz lo sguardo su Kelida.
"Un giorno o due", dice lui. Un sorriso sarcastico e truffaldino. Oppure di che Piper dice.
Stanach, tu ci credi?
Il nano scroll le spalle. Non si pu negare che Finn abbia confermato la sua storia... che Piper li abbia guidati lungo la gola. Lavim dice che Piper ha guidato l'arco di Tyorl, quando ha ucciso il drago. Stanach rimase silenzioso per un lungo momento. Era un bravo arciere, Tyorl, ma...
Kelida annu. Faceva buio. Nessuno avrebbe potuto vedere attraverso quella tenebra per centrare in maniera cos perfetta l'unico punto vulnerabile del drago. Sarebbe bello pensare che...
Stanach sospir. Sarebbe stato bello pensare che Piper fosse, in qualche maniera, ancora con lui. Sarebbe stato bello pensare... Stanach si ritrasse, corrugando la fronte. Devo forse dare la caccia al Martello di Kharas basandomi sulle parole di un kender infestato da un fantasma?
Noi andremo a cercare il Martello.
Noi, eh?
Kelida si lasci cadere seduta al suo fianco e non rispose alla domanda. Pass distrattamente l'indice lungo una pietra del cairn. Un istante dopo, disse: Sentir la sua mancanza.
S, anch'io.
Kelida si gir all'improvviso, le sue guance si erano imporporate. Stanach, l'ho detto nelle Tane profonde, e lo ripeto adesso: vado dove va Hauk. Vado dove vai tu. Ti aiuter a trovare il Martello di Kharas.
Stanach alz lo sguardo sulla tomba sospesa sopra il lago. Le acque calme e gelide s'incresparono come una piuma a una leggera brezza. La luce delle stelle si addolc sulla superficie nera dell'acqua per ingrigire quando lamb delicatamente la sponda.
Kelida copr gentilmente la mano distrutta di Stanach con la propria.
Il nano si alz e l'aiut a rizzarsi in piedi. Faremo meglio a tornare. Non ricordo che Lavim abbia mai dato a Hornfel il flauto di Piper. Ho sentito abbastanza di ci che ha fatto con esso, e non riuscir a dormire fino a quando non sar al sicuro in mano a Hornfel.
Kelida cammin in silenzio accanto a lui quando lasciarono la Valle dei Thane. Quando si ferm un attimo accanto alla porta che dava accesso all'interno della montagna, Stanach vide l'ombra della Tomba di Duncan, illuminata dalla luce di Solinari, che avvolgeva il cairn di Tyorl.
La brezza divenne un vento che cantava sommesso, e Stanach entr a Thorbardin pensando alle foreste.

Canto di Tyorl.

L'ampio fiume scorre attraverso la foresta.
La luce del sole brilla senza limiti, nella luce delle stelle, incastonata, un'immagine dell'Autunno.
Ingioiellati da disegni di ghiaccio intessuti, gli alberi spogli assumono una nuova bellezza sotto un freddo crepuscolo d'inverno.
Diamanti? Semplici vetri in una simile notte.
Vibrante di sussurrate promesse, la nuova vita si nasconde tra le antiche macchie.
E i giovani si agitano nei loro nidi, volgendo un tenero occhio alla primavera.
Levandosi con la rugiada che arde tra le foglie, camminando in mezzo al calore del sole di mezzogiorno, una brezza danza attraverso la radura in una calda notte d'estate.
Coro:
Stagioni di bellezza, una tranquilla terra di pace appartata sotto gli alberi trova la bellezza ai tuoi piedi.
MARK VARIAN.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.

Per quanto possa sembrare che sia sempre cos, noi scrittori non lavoriamo mai da soli. Dopo che  stata scritta l'ultima parola della vicenda, prima che il computer venga predisposto per trasformare tutti quegli uni e quegli zeri in una storia, ci si rende conto che c' della gente che va ringraziata. Quando si scrive un libro,  questa la parte pi piacevole.
In particolar modo ringrazio Bruce, mio marito e il mio miglior amico, per avermi insegnato come leggere le mappe e le quote, per la sua comprensione e la sua pazienza tutti i giorni e tutte le notti, quando di sicuro deve aver pensato che di sua moglie fossero rimaste soltanto le dieci dita che danzavano come impazzite sulla tastiera. Sono tornata, Bruce! Mio fratello, Mark Varian, mi ha fatto dono del "Canto di Tyorl". Grazie, Mark,  stato davvero delizioso lavorare con te.
Per l'aiuto e il conforto offertomi, via interurbana, pressoch ad ogni singola frase della Stormblade, ringrazio Doug Clark. Come potrebbe dire Lavim Springtoe, non devi vedere un amico per sapere che si trova l. ( probabile che gli azionisti della compagnia dei telefoni del New Jersey e del New Mexico ci ringrazino tutti e due!)
Vorrei inoltre ringraziare il tenente Bill Wiggins della Morris Police Academy a Morristown, New Jersey, per avermi fornito delle pubblicazioni molto utili sui fuochi fatui.
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FINE.
